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'O Mellunare

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‘O Mullunare è il cocomeraio, il melonario. Mellunaro Venditore di angurie e meloni, anticamente ambulante, che andava girando per le vie di Napoli con una carretta tirata da un bellu ciucce sardagnuolo (un bel asino sardo) offrendo la sua merce al grido di: “Tenghe ‘e mellune chiene ‘e fuoche, Me pare ca ‘nce sta’ ‘ o Diavele ‘a dinte!, te pare ‘e vedè ‘o fuoche ‘e ll’inferne. Tante do’ russe, ca pare ca s’è appicciate ‘o ciucce cu tutte ‘a carretta (traduzione = Ho cocomeri pieni del color del fuoco, mi sembra che in essi ci sia il diavolo, e sono cosi rossi che pare il fuoco dell’inferno. Tanto sono rossi che sembra che si è incendiato l’asino con tutto il carretto). Attualmente i Cocomerai sono per lo più stanziali e li puoi incontrare (dall’inizio dell’estate, 22 giugno fino a settembre inoltrato), cioè quando i cocomeri ( le angurie ), giungono alla loro maturazione).,la sera, durante la calura estiva nelle piazze ed il pomeriggio lungo le vie, dove c’è maggior...

'O Gnoccolare

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gnocchi cotti al sugo    ‘O Gnoccolare era il venditore di Gnocchi , ambulante, che girava per le strade e vicoli della città solitamente la  domenica mattina con la sua cesta ricolma di gnocchi appena fatti, vestito tutto di bianco con il classico copricapo da cuoco. 'O Gnocco , meglio se diciamo " ‘o strangulaprievete " ( strozza preti ) si può fare sia con la sola farina , che con le patate, a Roma con il semolino, mentre al Nord anche con il riso. Ormai questa tradizione viene rinverdita dai negozi, che vendono la pasta fresca, ma i migliori gnocchi erano quelli fatti in casa dalle nostre mamme con l’impasto fatto   ‘ncopp’ ‘a tavulella e cu ‘o Laganature (il matterello). E’ Gnocche” si facevano partendo dalle patate prima lessate, poi sbucciate ed infine, schiacciate con un bicchiere ed unite alla farina, quanto bastava, per asciugare l’impasto. L’impasto così ottenuto, veniva ridotto in salsicciotti allungati e tagliati poi a p...

'O Pasturare

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Via san Gregorio Armeno ( la via dei Pastori)   ‘O Pasturare è l'artigiano, che riproduce con stampi di gesso, dove è stata per la prima volta modellata, figurine di creta da riprodurre di un personaggio rappresentativo del classico mondo fantastico del presepe. 'O pastore (così è detta la statuina di creta) è una vera e propria scultura in miniatura, che una volta uscita dallo stampo viene cotta in una fornace adatta per circa 18 ore a circa 900/1000 gradi. Uscito dalla cottura e dopo un breve raffreddamento e l’aggiunta a freddo delle mani con argilla molle ’o pastore viene dipinto, tenendo presente il colore della pelle, quello degli indumenti ed altri capi di abbigliamento con il quale è rappresentato, come cappello, scarpe, utensili. 'O presepie   fu inventato da San Francesco per rappresentare la natività di Gesù a Greccio in provincia di Rieti nel 1225. ' L’uso, però, di allestire i presepi divenne popolare nella seconda metà d...

'O Gliuommerare

‘ O Gliuommerare è il compositore di piccoli componimenti poetici, senza senso compiuto, che si snodavano con la stessa scorrevole facilità di un gomitolo di filo. “ ‘E.Gliuommere“ non erano che Filastrocche, che “ ‘E Gliummerare “ improvvisavano durante le feste o per omaggiare qualche personalità. Si potrebbero definire dei giullari con licenza poetica molto in voga nei secoli XIV e XV ( uno dei più famosi Gliummerare fu il nostro poeta insigne Jacopo Sannazaro Negli anni del dopoguerra fino agli anni settanta ‘Nu Gliummerare , o meglio un cantastorie d’altri tempi fu “GEGE’ ‘E GIUGLIANE ” al secolo Eugenio Pragliola , nativo di Giugliano, che, senza saperlo, componeva e cantava “Monorimi “ (ossia componimenti di tipo giullaresco di carattere satirico, che erano composti da versi eterometrici , con i quali si ripeteva una medesima rima) accompagnato dalla fisarmonica, che portava sempre con sé, che, emettendo una musichetta a mo' di sfottò, per dire che era...

'O Giurnaliste

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‘O Giurnaliste Nel dialetto napoletano cosa abbastanza stramba ‘O Giurnaliste sta per giornalaio, l’edicolante, che in un chiosco vende giornali, riviste, fumetti ed, in questi ultimi tempi, libri anche a fascicoli, biglietti per il trasporto urbano, libri e vari gatges, che incentivano l’acquisto da parte degli avventori.  edicola odierna Gli edicolanti napoletani un tempo erano soliti per incrementare la vendita dei quotidiani, sia quelli della mattina, che quelli serali, fare gli strilloni, gridando la notizia principale con tale clamore da far interessare gli astanti, che, incuriositi, acquistavano i giornali per saperne di più.   Giornalaio strillone Si ricorda che nell’anni cinquanta il caso Montesi, “ 'nu Giurnaliste dell’epoca ”, per vendere il Corriere di Napoli, che riportava la notizia, descriveva il fatto strillando : ”Maria Munnezze, pe se fa ‘nu bagne doppe magnate l’hanne truvate morta ‘ncopp’ ‘a spiaggia ”. (Traduz. Maria Mont...

'O Gavottista

‘O Gavottista era il musicista a pagamento per qualsiasi occasione per poter far ascoltare musica di dolci melodie o per far ballare. "’E Gavottisti “ erano musicisti o meglio musicanti, che offrivano la loro opera per allietare festicciole in occasioni speciali, come un lieto evento (fidanzamento, matrimonio o battesimo). "’E Gavottisti "divennero insostituibili, quando nel primo Novecento e sul finire dell’ Ottocento . erano richiesti per portare serenate ai domicili delle amanti per conto  di timidi innamorati. La loro nascita risale all’introduzione della “ Gavotta “ , (sorta di danza, originaria della Provenza , del tipo minuetto ballata a coppia), quando giunse a Napoli, fu danzata e suonata soprattutto nelle feste popolari, e nelle festicciole occasionali familiari, per cui necessitavano suonatori per allietare  le serate ed anche per far ballare gli invitati. Prima dell’avvento delle canzoni ascoltate dalle radio, e ancora dai dischi e infine dagli Jube ...

'O Furnare

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Il fornaio moderno ‘ O Furnare = Il Fornaio. Mestiere antichissimo svolto, durante la notte per finire alle prime ore del mattino, da famiglie per generazioni, che si tramandavano i segreti per la riuscita di un buon pezzo di pane. Per fare un buon pane occorreva una madia ( ‘a martura ), un buon lievito ( ’o Criscite ), sale e tanta forza,( uoglie ‘e puze = olio di polso) perché l’impasto, di farina con lievito, acqua e sale, doveva essere lavorato prendendolo a pugni e girandolo continuamente per far avvenire al meglio l’amalgama. Dopo una buona lievitazione l’impasto veniva fatto poi a pezzi, generalmente pani da un chilogrammo ed infornato in un forno a legna riscaldato a circa 300 gradi, dove rimaneva per circa un paio d’ore, finché non cuoceva ed appariva ben cotto con una crosta dorata. Attualmente per fare l’impasto, ci sono le impastatrici elettriche ad eliche, e per la cottura  il forno elettrico, facendo divenire l’arte del fornaio una comune ...