L'origine della ciliegia Arecca e la storia della sua produttrice.
La ciliegia della Arecca
la produttrice "Caterina Manriquez"
La leggenda, poi, finita per diventare la vera storia del
meraviglioso frutto, prodotto nelle
collinose campagne della città di Marano di Napoli, la famosa ciliegia dell’Arecca, vuoi per la bravura dei coloni
della zona, i Bayano, e vuoi per la competenza della nobile famiglia spagnola,
padrone del rigoglioso possedimento,” I Manriquez ".
Tutto iniziò, quindi, nel periodo del Vice-Regno spagnolo di Napoli, esattamente durante il periodo, in cui era Re di Spagna e del Regno di Napoli, Filippo IV d’Asburgo ( dal 1621- al 1665) e suo rappresentante nel regno di Napoli , in qualità di Vicerè, il Conte Monterrey.
I Manriquez ottennero il territorio di Marano, quando faceva parte
del demanio reale del Regno di Napoli e fu messo in vendita dal Vicerè- il
Conte di Monterrey, Manuel de Acevedo y Zuniga, (marito di Leonora Maria de
Guzman) che nel 1631 ( per inviare cospicui tributi e personale da utilizzare
come soldati), richiesti dal potere imperiale della Spagna, per sostenere le guerre di successione nei
vari stati europei - di quel periodo storico, (come la famosa guerra del 30
anni tra la Francia
e la Spagna),
come ci è stato tramandato e come è stato riportato dettagliatamente da scritti,
pubblicati da eminenti storici locali . come il Barleri Peppe, Giacomo
Chianese, Domenico De luca, Pasquale Orlando, curiosando tra le memorie di
solerti sacerdoti succedutisi nelle sacrestie delle
parrocchie della zona Nord di Napoli..
Tutto iniziò, quindi, nel periodo del Vice-Regno spagnolo di Napoli, esattamente durante il periodo, in cui era Re di Spagna e del Regno di Napoli, Filippo IV d’Asburgo ( dal 1621- al 1665) e suo rappresentante nel regno di Napoli , in qualità di Vicerè, il Conte Monterrey.
![]() |
Re Filippo IV di Spagna ( re di Napoli) ( dal 1621al 1665) |
![]() |
Manuel de acevedo y Zuniga, Conte di Monterrey (marito di Leonora Maria de Guzman) Vicerè di Napoli nel 1631 |
Per far fronte all’evenienze espansionistiche belliche spagnole,
il vicerè dell’epoca ,il conte di Monterrey decise di concerto con i Nobili
locali, (per soddisfare le pressanti richieste del Reame Spagnolo) di vendere alcune
città del Regno Napoletano e le
consistenti Terre demaniali dei Casali della città di Napoli per poter
accrescere le supreme Regalie.
La città di Taverna
in provincia di Catanzaro, infatti, fu
venduta al nobile Ettore Ravaschieri, Principe di Satriano, quella dell'Amantea
in provincia di Cosenza al Principe di Belmonte, il Casale di Fratta(maggiore)
al Medico Bruno, i casali di Miano e Mianello alla Contessa di Gambatesa, la
città di Marano al Marchese di Cirella, Don Antonio Manriquez, e così si procedette per altri luoghi ed
altre persone: e tutto ciò cagionò
disordini grandissimi.
I
cittadini delle terre del Demanio Regale Napoletano, spesso, non accettarono di essere soprastati e sottoposti
a facoltosi acquirenti, che imponevano senza alcuna limite dazi e si davano ad eccessi
autoritari, tanto che i Cittadini di tali territori, chiusero o sbarrarono le Porte di Accesso ai compratori, (erano per
lo più nobili), rifiutando di dar loro il possesso comprato, e facendo valere
così i loro antichi privilegi feudali, inerenti
alle terre cosiddette del Demanio Regale, con liti legali, che producevano alla
fine che loro stessi potessero pagare il prezzo di vendita fissato per la loro
terra e rimanessero così territori liberi, per termini di giustizia, senza
padrone, rimanendo solo come Demanio
Regale.Entriamo nel merito della storia, cosa centra Marano e la storia della ciliegia dell'Arecca con tutto questo: è presto detto- dunque -
La città di Marano, quindi, con la venuta a Napoli degli Spagnoli si trasformò in un territorio immenso agricolo cambiando il proprio volto, da zona prettamente collinare, inglobando nel 1630 il casale di Quarto ed il territorio dell'attuale Monteruscello, in una zona estesa agricola oltre ad essere solo collinare , diventa anche pianeggiante e fu compresa interamente tra i Casali Demaniali del Regno di Napoli.
A seguito di ciò, nel 1630 quando si decise di alienare i casali, quello di Marano fu venduto a don Antonio Manriquez, marchese di Cirella, che ne divenne il proprietario con tutta la sua famiglia ed alla sua morte successe nel 1631 il figlio Diego.
A Diego
successe, poi, la sorella Caterina (nel 1637), che fu la prima produttrice della
famosa ciliegia Arecca , (narrazione che racconteremo poi in seguito ) ed alla sua morte, nel 1690,
successe Eufrasia Serbellone (figlia di Caterina Manriquez).
Il casale di Marano, alla morte di
Eufrasia Manriquez Serbellone, (Figlia di Caterina Manriquez, ultima principessa di Marano), avendo sposato
Giovangeronimo Del Negro, conte di Quaranta e proprietario di vari casali e
terre calabrese, come quelle di Motta Bovalino, oltre a Cirella, acquisì anche tali dominii.
La proprietà di tutti questi beni acquisti
a seguito di intrecci successori passò, poi,
alla figlia Francesca Del Negro.
Francesca del Negro, a sua volta, sposando Ferrante
Spinelli della famiglia dei principi di Tarsia, gli trasmise anche le sue proprietà
ereditate, tra cui il casale di Marano e quale, Contessa di Quaranta, anche la terra di Motta-Bovalino ed i vari casali
dopo la morte del padre Giovan Geronimo
Del Negro.
Alla morte di Francesca Del Negro,
maritata Spinelli avvenuta il 1687), subentrò, per
effetto della feudalibus, sua figlia Caterina Spinelli, principessa di Tarsia.
Da CATERINA SPINELLI dei principi di
Tarsia, rappresentante del predetto Ferrante Spinelli, suo padre e legittimo amministratore, il 5
maggio 1689 anche della terra di Motta Bovalino e quella di Marano, come figlia
primogenita ed erede in feudalibus della fu Francesca Del Negro predetta,
deceduta a settembre 1687 (Reg. Sign. 82, f. 141 t.), sposò il 16 gennaio 1700, Aniello
Ettore Caracciolo, 3° Marchese di Barisciano , e da quel momento, Marano divenne dominio della famiglia
Caracciolo.
Alla morte di Caterina Spinelli,
maritata Caracciolo, il feudo del casale di Marano il 24 maggio 1704 fu ereditato dal figlio Nicola
Berardino Caracciolo che poté fregiarsi del titolo nobiliare di Principe di
Marano e tale dominio della Famiglia Caracciolo finì, quando furono abolite
le Universitas territoriali e nacquero i
Comuni.
Marano, quindi, dal 1704 fu un feudo dei nobili Caracciolo. Nel 1806, però, a seguito della riforma amministrativa operata sotto il Regno napoletano di Giuseppe Bonaparte, il feudo fu abolito per fare spazio alla nascente amministrazione comunale maranese. In seguito Marano seguirà le sorti dapprima del Regno delle Due Sicilie e poi dell'Italia ed infine recentemente è diventata " Città di Marano di Napoli con il suo Stemma.
Marano, quindi, dal 1704 fu un feudo dei nobili Caracciolo. Nel 1806, però, a seguito della riforma amministrativa operata sotto il Regno napoletano di Giuseppe Bonaparte, il feudo fu abolito per fare spazio alla nascente amministrazione comunale maranese. In seguito Marano seguirà le sorti dapprima del Regno delle Due Sicilie e poi dell'Italia ed infine recentemente è diventata " Città di Marano di Napoli con il suo Stemma.
Dopo l'edotta successione del dominio delle terre del Casale o meglio del Comune Di Marano interessiamoci e della Famosa ciliegia "Arecca" e della sua prima produttrice.Caterina Manriquez.
Ma chi era esattamente Caterina Manriquez, la prima
produttrice della famosa Ciliegia Arecca
coltivata sulle collina dei Camaldoli nei versanti di
Marano e di Chiaiano. .
Caterina Manriquez, denominata la Reginella di Marano,
ufficialmente poteva fregiarsi del titolo
di principessa, poiché l’era stato conferito dal re spagnolo dell’epoca
, Filippo IV d’Asburgo, dopo che la fece allontanare dalla corte di Madrid, per
volontà della Regina, la sua prima moglie, Elisabetta di Francia, che aveva
scoperto la tresca amorosa che intratteneva con lui.
Re Filippo IV di Spagna, per non contrariare sua moglie, la regina
Elisabetta, fu dunque costretto a spedire la bella Caterina presso la famiglia di lei a Marano, proveniente da Salerno dove
risiedeva nel feudo di Cirella,
inizialmente assegnato. Il padre di Caterina, Don Antonio Manriquez, nominato marchese di Cirella , accolse la
figlia a ben volere, perchè pensava
di usarla per imparentarsi con altri
nobili feudatari, e, cosi poteva, come
era in uso a quel tempo, espandersi
territorialmente e contare di più nel nuovo mondo nobiliare del Regno
Napoletano.
Il buon Don Antonio Manriquez, partecipava ad accaparrare quanti più città o casali del regno di Napoli, messi in vendita dal
Vicerè, il conte di Monterrey per
ringraziarsi il potere insaziabile del Regno spagnolo .
Caterina raggiunse via mare Salerno e dopo un breve
soggiorno, conobbe Il barone Serbellone e venne a vivere con lui nel casale di
Marano , che il padre, Don Antonio Manriquez le aveva acquistato nel 1630 tra i vari casali del demanio reale di Napoli,
messi in vendita.
Caterina a Marano, si
stabili con il marito nel castello di Scilla nei pressi di via recca e da li governava
tutte le zone di campagna e le masserie
annesse e da perfetta padrona dava disposizioni ai coloni che erano alle sue dipendenze, come piantare nuovi alberi da frutta e ortaggi vari, che aveva portato
con se dalla Spagna.
La bella Caterina portava, infatti, nel cuore, coi sogni
giovanili, anche il ricordo delle albe e
dei tramonti di fuoco che l'avevano incantata, fin da bambina, nel lontano
territorio collinoso madrileno, con i profumi intensi dei mirti, ed il sapore
inconfondibile dei deliziosi frutti assaggiati,
come le fragranti ed inconfondibili ciliegie rosa-pallide.
Si racconta che si
era portato o aveva importato al suo seguito, quando lasciò la terra spagnola,
alcuni alberelli di ciliegio che fece piantare nelle campagne della Collina di Marano,
la sua nuova residenza.
Nella nuova dimora la
sposina volle dopo aver fatto piantare gli alberelli di quei frutto prelibato,
la ciliegia , che aveva portato dalla terra natia spagnola e lo nomò ricca con il nome della famiglia del colono,
Gaspare Ricca, che aveva prodotto per
primo tale eccellenza di frutto o come dice lo storico locale ( ciliegia regale, da cui deriva recale ed infine recca)
Per deformazione fonetica e labiale la qualità di tale
ciliegia è divenuta, poi : la ciliegia Arecca.
Il prodotto, la ciliegia Arecca, incrementò a Marano anche
il mestiere dei cestari, i quali per dividerlo per qualità,
lo sistemavano dopo la raccolta nelle
"Varriate", ceste rettangolari che potevano contenere fino a venti
chili di ciliegie (le sporte). Poi vennero altre ceste più pratiche, chiamate
"Cerasare", anch'esse rettangolari e da quindici chili netti. Le più
pregiate erano messe nel "cestino", che era usato per regalare le ciliegie primizie
alla propria fidanzata
Altro mestiere fu impegnato per le ciliegie è fu quello degli scalari, che crearono e si dettero da fare per fornire una scala pratica
funzionale per raccogliere tale specialità le ciliegie senza sciuparle e lasciare sui rami i germogli futuri fino alla cima dell'albero.
La scala inventata, che permetteva di salire sull'albero di ciliegio, che può raggiungere anche i venti metri di altezza in sicurezza, era "lo Scalillo", che allora si usava ed ancora oggi si usa. Lo scalillo, è prodotto da sempre a Marano, è un scala lunga e stretta, formata da un minimo di dieci ed un massimo di trenta scalini, distanti tra loro cinquanta centimetri. Ogni piolo dello scalillo è largo trenta centimetri e presenta al centro un'intaccatura nella quale il raccoglitore, appoggiando il ginocchio, resta libero di usare entrambe le mani senza perdere l'equilibrio.
La scala inventata, che permetteva di salire sull'albero di ciliegio, che può raggiungere anche i venti metri di altezza in sicurezza, era "lo Scalillo", che allora si usava ed ancora oggi si usa. Lo scalillo, è prodotto da sempre a Marano, è un scala lunga e stretta, formata da un minimo di dieci ed un massimo di trenta scalini, distanti tra loro cinquanta centimetri. Ogni piolo dello scalillo è largo trenta centimetri e presenta al centro un'intaccatura nella quale il raccoglitore, appoggiando il ginocchio, resta libero di usare entrambe le mani senza perdere l'equilibrio.
Commenti
Posta un commento