lunedì 22 giugno 2015

Il mito di Maradona a Napoli



IL mito di Maradona

Altarino inneggiante Diego Armando Maradona a Napoli










 Inno di benvenuto  al calciatore " Diego Armando Maradona  a Napoli



Fu il luglio del 84′ e tutto Napoli si produsse in un delirio generale: i quotidiani locali stamparono delle edizioni straordinarie, i giornalisti della  testata "Napolinotte" regalavano l'edizionwe serale del giornale alle auto in coda sul Corso Vittorio Emanuele, mentre si accingevano ad andare far festa a Mergellina. Poi la famosa incoronazione al San Paolo, che si riempì come mai era accaduto. Bambini e vecchi a guardare con gli occhi spalancati Diego, che regalò qualche palleggio,  qualche sorriso, una punizione meravigliosamente bella e poche parole urlate al cielo: “Grazie Napoli!”.
Poi è accaduto l’incredibile, e anche di più. Per Napoli Maradona è stato tutto, il più bel romanzo d’amore fra una città e un giocatore, senza paragoni. Diego è stato una sorta di figlio adottivo fatto a perfetta immagine dei genitori acquisiti: più napoletano della genialità partenopea, più napoletano delle miserie umane di Napoli.
Maradona è preso dall’amore folle della gente di Napoli, continua a fare vita a sé, ma sente anche il dovere di ricambiare quella passione travolgente di chi, pur in mezzo a mille difficoltà, trovava con lui una gioia mai provata prima. Napoli apparteneva a Lui e si raccontava con un malinconico brivido quel che succedeva alla fine di ogni allenamento, sul piccolo campo di Soccavo, al Centro Paradiso, sede sportiva azzurra, dove gli scugnizzi si mettevano buoni, per una volta.
Il Napoli in quel fantastico periodo vince praticamente con Lui solo due Scudetti (’87 e ’89) , una Coppa Uefa (’89) ed una Coppa Italia .
Maradona è osannato come un Dio vivente , una santo protettore, e la città pare come se LUi la portasse in braccio. Napoli impazzisce di gioia rivelandosi nel suo lato più bello. fu la più bella poesia mai scritta sul calcio,ed ogni napoletano riuscì ad esprimere versi che nascevano nel cuore , nell'animo come quello con striscioni indimenticabili, come quello raccontato da Ciro Ferrara dopo il primo Scudetto, lasciato sventolare affianco al tipico bucato appeso nei quartieri poveri: “Me pensavo ca murevo e ‘stu juorno nunn’o vedevo”.
Lo striscione più sensazionale che fu posto all'ingresso del cimitero di Poggereale di napoli: " Guagliù:  E' ca ve site Perze ". dopo la conquista del primo scudetto, nel 1987.





 :


Dopo una settimana , ci fu la risposta dall'aldilà:
" Ma chi ve l'ha ditte, pure nuje aimme festeggiate"!


L’abbraccio dei napoletani è così forte da divenire fin da subito asfissiante. Diego non può praticamente uscire di casa, ed è anche per questo che aspetta la notte. In mezzo a tutti i successi, i trionfi, troviamo ovviamente anche il marcio. Il Maradona dei night, delle frequentazioni imbarazzanti 
Si disse anche in quel periodo di tutto e di più, furono accuse sacrosante e i pettegolezzi più infami non mancarono, come l'accusa, di essere tossicomane,tale da sprofondare terribilmente negli inferi di Napoli e del suo vuoto esistenziale.


Può sembrare strano, ma per almeno cinque anni Maradona è stato un drogato e anche il miglior calciatore della storia. L’apice della sua carriera furono i Mondiali ’86, senza dubbio. Il famoso Mondiale vinto da solo, grazie anche alla famosa “mano di Dio”, il gol degli undici tocchi partendo dalla propria area scartandosi mezza Inghilterra, i passaggi perfetti, il repertorio imbarazzante. Quel Campionato del Mondo mandò in delirio non solo il popolo argentino, ma soprattutto quello napoletano. Non è mai esistita persona che abbia portato tanta allegria in realtà povere come ha fatto Maradona. In questo, almeno in questo, è stato il più straordinario portabandiera del calcio, e nessuno può negarlo.
Tanti sono gli episodi della sua vita dietro ai quali si nasconde un intero mondo; le battaglie, le relazioni, il famoso “hijos de puta!” urlato in faccia alla telecamera ai tifosi romani che  fischiavaro l’inno argentino. Maradona ha avuto tanti torti, tantissimi,  non sempre aveva ragione, ma negli attacchi dei potenti del calcio uscì con le ossa rotte perdendo tutte le sue battaglie. La conseguenza della sua generosità diciamo autodistruttiva è stata quella più che naturale: andare a fondo senza trascinare nessun altro nel baratro, ma continuando ad essere adorato da tutti i suoi compagni. Ha venduto l’anima al diavolo ma non ha mai commesso infamie contro qualcuno; ne ha invece subite molte.
 
Nel ’91 arrivò una squalifica grave dopo una partita col Bari per doping (la coca ovviamente): 15 mesi fuori. 
Nel tabernacolo sta un'ampolla, dove sono conservate "Le lacrime amare dei Napoletani" dopo la sua finenella sua permanenza a Napoli.
L’Inizio della fine, la fuga da Napoli, gli arresti, la guida pericolosa, la dipendenza dalla droga arrivata a livelli disperati. Si racconta che abbia lasciato malamente Napoli, ma non fu così.
 A Montecalvario come alla Sanità, a Posillipo come ai Quartieri Spagnoli, è sempre tuttora presente, come se giocasse ancora. Si vendono ancora le sue maglie, è citato nella simpatia finta e autocompiaciuta di certi ambienti (la scritta “Per noi Maradona è un poeta” alla Feltrinelli della stazione) così come nell’anima vera di Napoli: il famoso “altarino di Maradona” con le sue foto, i santini e un suo presunto capello tenuto sotto teca. 
La carriera del calciatore Diego Maradona è praticamente finita a Napoli, ma la storia d’amore tra lui e la città va avanti ancora.
Maradona fece in tempo a segnare un ultimo gol a un Mondiale, quello del ’94, e fu bellissimo. Era ormai un ex calciatore, ma sottoponendosi ad una dieta ferrea era tornato in condizioni accettabili. La sua presenza era stata fortemente voluta per scopi commerciali, probabilmente accompagnata da garanzie (poi tradite) di non sorteggiarlo al controllo antidoping. Era cocainomane confesso e aveva assunto anche dell’efedrina, sostanza usata per sopportare la fame durante le diete estreme. Fu sorteggiato dopo quel gol meraviglioso, seguito dall’urlo liberatorio, e il suo Mondiale finì subito. Oltre al danno, la beffa: si sentì usato, aveva ragione.
Cosa c’è altro da dire. E’ stato più volte sul punto di morte, si è gonfiato a dismisura riuscendo poi a rientrare nel peso forma, ha avuto problemi col fisco italiano , ha allenato l’Argentina in un Mondiale.
 Se l’è sempre cavata, è uscito dal tunnel della droga e ha trovato una maggiore stabilità emotiva. Speriamo che riesca a risorgere ancora meglio col passare degli anni.
Non ci sarà più un giocatore in grado di incarnare un mito come Diego. E’ stato un paradigma di bellezza, la fantasia al potere, il genio che supera naturalmente la regola. Chi lo adora osserva il suo lato oscuro senza giudicare, talvolta considerando i suoi difetti come pregi visti di spalle. Non a caso fu coniato lo slogan " la classe nun è acqua" pensando a Diego Maradona.

Tutto questo amore per un calciatore , come Diego Armando Maradona. si può definire vera "passione"



mercoledì 17 giugno 2015

le lettere straniere minuscole dell'alfabeto italiano

Soluzione del quiz di sasà del 15 giugno 2015



Premesso che la lingua italiana è composta da lettere singole, le quali, messe assieme, compongono tutte le parole di senso compiuto di un linguaggio. Le lettere dell’alfabeto italiano sono ventuno più l'aggiunta di 5 speciali lettere straniere e possono essere scritte con caratteri minuscoli o maiuscoli.
Eccole  come si presentano in un elenco, ciascuna con il proprio segno  distintivo e caratteriale.

Alfabeto italiano completo con aggiunta delle 5 lettere straniere






Ecco come si scrive la " K " in minuscolo corsivo




Ecco come si scrive la " W " in minuscolo corsivo


Ecco come si scrive la " J " in minuscolo corsivo

Ecco come si scrive la " Y " in minuscolo corsivo



Ecco come si scrive la " X " in minuscolo corsivo


 

venerdì 12 giugno 2015

la nuova zelanda ed il Kakapo.

Ecco lo stivale rovesciato della Nuova Zelanda





La Nuova Zelanda (ing. New Zealand, māori Aotearoa) è uno stato insulare dell'Oceania, posto nell'oceano Pacifico meridionale, formato da due isole principali, l'Isola del Nord e l'Isola del Sud, e da numerose isole minori come l'isola di Stewart e le isole Chatham. Il mar di Tasman la separa dall'Australia, situata circa 2 000 km a nord-ovest.
Il nome Nieuw Zeeland (dalla Zeeland, provincia dei Paesi Bassi, il cui nome significa "terra di mare"), fu coniato da un ignoto cartografo olandese. Tale nome venne in seguito anglicizzato da James Cook in New Zealand mentre Aotearoa è l'antico nome dato dal popolo Māori all'odierna terra della Nuova Zelanda. Ci sono varie traduzioni del nome originale, ma quello più comunemente usato è "Land of Long White Cloud", che significa "Terra dalla lunga nuvola bianca" (Ao: nuvola; Tea: bianca; Roa: lunga).
Conta 4 414 100[6] abitanti, distribuiti su 267 710 k[7] (comprese le isole Antipodi, Auckland, Bounty, Campbell, Chatham e Kermadec). La capitale, che è anche la città a svolgere questo ruolo più a sud del mondo, è Wellington mentre la città più popolosa è Auckland. La sua vetta più alta è il Monte Cook.


Il pappagallo, che non vola, è il simbolo della Nuova Zelanda

Esiste un pappagallo che non vola? Può sembrare strano ma esiste. È il kakapo, il pappagallo notturno tanto caro ai Maori della Nuova Zelanda.
Il kakapo è un pappagallo originario delle terre neozelandesi che, grazie al loro isolamento geografico, sono riuscite a mantenere nel tempo una flora e una fauna caratteristica. Questo particolare esemplare non riesce a volare a causa del suo peso che può raggiungere anche i 4 chili. Questa caratteristica fa del kakapo il pappagallo più grande del mondo.
Il kakapo è l’unico pappagallo con abitudini notturne; vive nascosto tra la vegetazione più fitta dove si mimetizza perfettamente grazie al colore verde muschio del suo piumaggio. Ha un olfatto sviluppatissimo e si nutre di tuberi e vegetali che raccoglie con il becco. Anche il kakapo è un pappagallo molto longevo che può vivere anche fino a 60 anni e che raggiunge l’età fertile piuttosto tardi: questa è una delle principali motivazioni per cui il kakapo è in via d’estinzione e in Nuova Zelanda ne restano soltanto 130 esemplari.


 
il pappagallo che non vola " il Kakapo "


lunedì 8 giugno 2015

Lo sciopero delle lettere dell'albabeto

 


L’Alfabeto della lingua Italiana lo conosci ! -  Sei sicuro?


Premesso che la lingua italiana è composta da lettere singole, le quali, messe assieme, compongono tutte le parole di senso compiuto di un linguaggio. Le lettere dell’alfabeto italiano sono ventuno più l'aggiunta di 5 speciali lettere straniere e possono essere scritte con caratteri minuscoli o maiuscoli.

Eccole  come si presentano in un elenco, ciascuna con il proprio segno  distintivo e caratteriale.

L'intero Alfabeto completo della Lingua Italiana
 






A queste ventuno lettere se ne aggiungono altre cinque che la lingua italiana usa per scrivere parole straniere prese in prestito:

Minus/ stampatello       Maiusc/ stampatello   Nome
       j                     J          i lunga
       k                    K         Cappa
       w                   W         doppia vu
       y                    Y          ipsilon o i greca
       x                    X          ics






Come si scrivono le lettere in corsivo dell'alfabeto italiano








    
 
     










   UNA STORIELLA SULLE LETTERE  
          DEL NOSTRO ALFABETO ITALIANO

 Lo sciopero delle vocali, delle consonanti sia nostrane che straniere usate nel’alfabeto nella lingua italiana.

Le lettere dell'alfabeto lavorano tutti i giorni dell'anno. Qual è il loro lavoro? Costruire delle parole: quelle che noi uomini, donne e bambini usiamo tutti i giorni per scriversi e parlare tra di loro.

 Un giorno, però, accadde che le vocali scendessero in piazza a protestare. “Non è giusto che noi vocali siamo pagate come le consonanti”.
 “Perché?”, chiese una S (una delle consonanti presenti).
 Le vocali risposero: “Ma perché noi lavoriamo molto di più di voi; infatti, non esiste parola che non abbia almeno una, due, tre o quattro vocali;  Per non parlare della parola aiuole, che le  utilizza tutte le cinque”.
Visto che nessuno le ascoltava, le vocali si organizzarono e decisero così di scioperare per un giorno intero, per dimostrare la giustezza della loro protesta e quindi si astennero a  non andare a lavorare, non partecipando  a costruire nessuna parola compiuta con le consonanti.

Fu una giornata piena di disagi e di incomprensioni, senza il lavoro fattivo delle vocali, peggio di quando scioperano i benzinai, i camionisti, i taxisti, i ferrovieri o gli aviatori.
“ Bn grn”, diceva la gente invece di dire: (Buon giorno);
“ C “, dicevano i bambini ai loro amici invece di dire: ( Ciao. Bmbn);
“Vt ftt cmpt?”, dicevano le maestre ai loro alunni invece di dire: (avete fatto i compiti, bambini?)
 “T m!”, diceva all'innamorata l'innamorato invece di dirle: (Ti amo!)

Si riunì immediatamente, dopo le gravi conseguenze verificatesi con lo sciopero delle vocali, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) dipartimento “Scienze umane e sociali, patrimonio culturale” interpellando l’Accademia della Crusca, consulente in materia della Lingua Italiana, e per scongiurare il ripetersi di altre astensioni, dopo il caos procurato da quello improvviso sciopero di non utilizzare ed impiegare delle vocali ,
Dopo aver ascoltato la consulenza dell’Accademia della Crusca, Il CNR decise di acconsentire alle rivendicazioni delle scioperanti e da quel momento fu aumentato con effetto immediato lo stipendio alle vocali, per il maggior utilizzo e fu istituita un’ulteriore commissione per esaminare le altre loro richieste. Una delle tante richieste accolte dalla commissione fu di apostrofare sempre gli articoli ( la, lo, una) davanti alle parole che cominciano per vocale.
Così il Presidente del CNR (Dipartimento Patrimonio Culturale, con il consenso di tutta la sua assemblea  decise di accontentare le vocali e di accogliere le loro richieste e valutarne la fattibilità  nello stesso tempo diede, poi, mandato agli organi competenti di procedere all’aumento immediato dello stipendio alle vocali.
 Fu una grande vittoria per le vocali scioperanti, ma le consonanti, venute a conoscenza del successo delle vocali, ci rimasero male.

Ci fu, dopo quell’insolito avvenimento rivendicativo, solo per un po’ una certa tranquillità e ogni cosa trascorreva secondo i consueti criteri della normalità; ripresero regolarmente discorsi, le comunicazioni, scambi di informazioni in lingua  comprensibile dell’italico idioma.
Non trascorse, però, neppure una settimana dopo quella calma apparente, che ecco che le consonanti si riunirono in assemblea e decisero di scendere in piazza anche loro a protestare e schiamazzare. 
Il loro slogan di protesta fu “Non è giusto che noi, consonati, siamo tacciate di approfittatrici e lavoratrici scansafatiche e per questo dobbiamo essere pagate meno delle vocali: vogliamo essere pagate in egual misura e come tutte le parti che compongono il discorso “ .
Era un coro animoso di consonanti, che come avevano fatto le vocali protestavano.
Capitanate dalla consonante “ B “, che ripeteva in modo assordante. alle vocali : “siamo tutti uguali, vocali, consonanti. perchè siamo importanti tanto quanto voi”.
“Ma noi lavoriamo molto di più: Replicò con un altoparlante la vocale  “E” .: Forse vi sfugge che non esiste parola che non abbia almeno una, due, tre o quattro vocali".  "Questo è il motivo che ci è stato accordato di guadagnare più di voi”,
Controreplicò subito la consonante “ T “ : Questo ragionamento non sta in piedi”, “E' vero, Voi  vocali lavorate di più  di noi consonanti, ma ogni giorno viene pagato un maggior numero di vocali che di consonanti, è questo, non deve mai più accadere, perché lo stipendio deve essere pagato in qual misura, sia tanto alle vocali che a noi consonanti e non di più! “Tutte le lettere dell'alfabeto (Vocali, Consonanti) sono importanti!"
 " Non esistono lettere più importanti delle altre!”
  “Questo lo dite voi!”, disse allora un' O. “Qualsiasi persona di buon senso sa che noi vocali siamo più importanti di voi consonanti!”
Questa è la vostra tesi: fu dibattuto dalle consonanti ed allora ascoltate: “ è così che la pensate?" "Allora provate a fare senza di noi”.
In quel momento le consonanti indispettite decisero per un giorno intero, per protesta, qnch'esse  di non andare a lavorare.

Fu una giornata infernale e fu  più  disagevole di quella dello sciopero delle vocali (immaginate una giornata, quando in contemporanea scioperano gli operai, gli agricoltori, le guardie notturne, i bancari, i vigili urbani e le maestre elementari.
Erano pronunciate frase come : “ E oe oo”, ed erano le persone, che chiedevano per essere giunte in ritardo: Che ore sono?
i Bambini, cantavano alle feste di compleanno “ Ai auui a e, ai auui a e”  invece di cantare Tanti auguri a te, tanti auguri a te..
.I gatti e i cani e i non riuscivano più ad abbaiare e a miagolare, dicevano solo “ M! “e  “B!” .
L'innamorata chiedeva all'innamorato invece di : “Vuoi sposarmi?” Profferiva : uoi oai ?.
 Insomma, ancora una volta nessuno ci capiva più niente. Così ancora una volta si dovette riunire il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale,per mettere fine a questo sconcio inusitato e si decise di accontentare anche le consonanti e così fu concesso anche a loro l'aumento dello stipendio.


Dopo la pur breve stagione della storia degli scioperi, sembrò a tutti che le cose si fossero sistemate nel modo migliore possibile, dopo aver soddisfatte le rivendicazioni economiche richieste ed ottenute, sia delle vocali, che delle consonanti e nello stesso momento aver insediato la commissione per rendere il discorrere, sia parlato che scritto, più semplice e forbito.

Purtroppo non fu esattamente così !

Nacque un ennesimo problema da risolvere, quello delle lettere  straniere, che  pur essendo nate in altri paesi del mondo,  spesso,venivano utilizzate per meglio specificare le parole straniere importate, intraducibili nella nostra lingua e perciò  erano adottate per farsi capire.

 Quando sembrava che sia le consonanti, sia le vocali avevano lo stesso stipendio da non pregiudicare o, esattamente come prima che iniziasse questa storia degli scioperi, finalmente sembrò a tutti che le cose si fossero sistemate nel modo migliore possibile, ma non fu così. C'era ora da risolvere il problema delle lettere straniere.

Qualcuno si domandava: “ Ma quali sono le lettere straniere?”

Lo sanno tutti: "Su, non fate finta di non conoscerci !" Proruppe nella discussione una K con voce autoritaria.

Lo sapete siamo quelle che non sono nate in Italia, ma in altri paesi del mondo. Quali siamo? Ma si che ci conoscete tutte e siamo solo cinque.

Siamo la J, la Y, la X, la K e la W. Il nostro problema è questo: visto che nessuno sapeva se trattarci come vocali o consonanti, non veniamo considerate, perciò, per questo siamo pagate meno di tutte le altre lettere che sono nate in Italia.

Vista la pessima considerazione ricevuta dalle lettere italiane (sia vocali che consonanti) qualcuno si permise di affermare pure che bisognerebbe evitare di usarle in modo da non inquinare la bellezza della nostra lingua.

L’affermazione non piacque alle lettere straniere,  e le cose presero una brutta piega, tanto che andò molto peggio di quanto tutti si immaginavano, perché anche le lettere straniere  decisero di scioperare.

Lo sciopero procurò tanti disagi, peggio  come avviene Come se scioperassero tutti insieme i dottori, gli idraulici, i manovali, i falegnami, i ragionieri, le ballerine, i gondolieri, i pescatori, gli infermieri, i teatranti, i portalettere, i musicisti, le badanti, i fornai, i commercianti, i maggiordomi, i calciatori, i muratori, i fioristi, i poliziotti e gli elettricisti.

"Questo tai è libero?", chiedevano le persone che uscivano dalla stazione invece di chiedere questo taxi è libero?

“Nel eeend sono andato sullo silif", raccontava un alunno alla maestra invece di dirle. Nel weekend sono andato sullo skilift.

“Ti sento o o ti senti o?", chiedeva la mamma al papà invece di chiedergli Ti senti ok o ti senti ko?

“ Per favore, mi sbucci un ii ?", chiedeva l'innamorato all'innamorata invece di chiedergli Per favore, mi sbucci un kiwi?

 Insomma, ancora una volta nessuno ci capiva più niente. Così le cosiddette lettere straniere furono anch’esse accontentate: a tutte le cinque e ai loro figli fu finalmente concessa la cittadinanza italiana ed anche a loro fu dato lo stipendio, che percepivano tutte le altre lettere. dell'alfabeto.

Non solo, il presidente del CNR (Dipartimento Patrimonio Culturale) della Repubblica Italiana, in ottemperanza della costituzione, di suo pugno, propose e fece approvare una nuova legge, che così recitava: Tutte le lettere sono ugualmente importanti, perché anche se  sono diverse, concorrono a far compremdere un discorso compiuto e per questa sono riconosciute uguali e valide:  insomma, non esistono lettere più importanti delle altre.




Non è vero quindi che chi ottiene qualcosa a danni di altri strillando e protestando ha sempre ragione, è importante invece che sia riconosciuto il proprio ruolo come ugualmente importante nella comunità in cui vive.

Quindi il presidente del CNR ha agito bene, rendendo giustizia a tutte le lettere dell’alfabeto, affermando il principio: siamo tutti necessari se utili

Secondo me l’uguaglianza dello stipendio per tutte le lettere fu un fatto giusto e bene. Perché tutte le lettere, anche quelle che si usano meno delle altre, sono veramente tutte ugualmente importanti. Se non ci fossero, infatti, la nostra lingua, oggi, sarebbe molto meno bella e divertente di quello che è. E insomma, secondo me, per tutti noi sarebbe ancor più difficile parlare e capirsi di quello che già è.




venerdì 29 maggio 2015

Playano articolo sulla sua storia



Vogliamo parlare un po’ della nostra Chiaiano?
Molti non sanno che Chiaiano, prima, fu territorio Cumano, poi Sannita e rimase tale fino a che sconfitti i Sanniti, nel 326 a.c., divenne come tutta la Campania, territorio Romano.
Tracce archeologiche di tutto ciò non sono più visibili nel suo perimetro territoriale, ma sono state invece riscontrate in alcuni siti della confinante Città di Marano e nel quartiere viciniore di Marianella Piscinola, quando si sono sterrati i terreni per nuove costruzioni, (sia nel Comune di Marano nelle contrade di S. Rocco, del cimitero), sia nel Quartiere di Piscinola, quando è stato costruito negli anni sessanta (1960), il rione della cosiddetta 167, ora nota come Scampia.
 .
I primi abitanti di Chiaiano costruirono le proprie abitazioni sfruttando Il metodo dei primi Colonizzatori greci, ossia perforando il sottosuolo ricco della pietra tufacea (sottostante il luogo da edificare) ed estraevano blocchi grandi per le mura e meno grandi per le pareti delle loro case. Il nucleo abitativo più antico di Chiaiano si regge per lo più su un territorio bucherellato con caverne, vasche sotterranee, pozzi artesiani per captare le sorgenti d’acqua. Testimonianze di queste affermazioni si possono ammirare scendendo attraverso i pozzi ancora esistenti nel palazzo della Paratina nella contrada di Polvica.
Villa Paratina,  a Polvica in via Barone
(un tempo ospitava l'attività produttiva
dello stilista, Livio De Simone) ora
in completo stato di abbandono.



 fino agli anni 1950 nel Palazzo del Barone al civico 19, ed in quasi tutte le vecchie abitazioni ubicate nel territorio. Tali vestigia attualmente sono andate perdute per distruzione per motivi di sicurezza e per cattiva opportunità abitativa abusiva (spesso giustificata da ingegnieri sprovveduti e senza cultura di amor patrio) eliminando spesso i pozzi e tutto ciò, che era antico con la scusante di vecchio ed inutile per la modernità.
Chiaiano, il suo toponimo deriva dal Latino ?
Varie ipotesi sono state elaborate per definire il nome di Chiaiano, la più attendibile e la più logica deriva sicuramente dai Romani.
I Romani, infatti, denominavano i primi insediamenti stabili in Oppidum o Castrum e per meglio identificarli anteponevano il nome del suo Primo insediatore, la qualità orografica della zona e spesso la distanza dal centro dell’Urbe (della Città).              Col tempo Castrum e Oppidum si apocoparono in Anum e divenne il suffisso da aggiungere al nome del primo colonizzatore.  Quindi l’insediamento di Mario divenne per i Romani Marano (ossia Marius + anum), Giugliano (Giulius + anum), Calvizzano (Calvitius + anum) Antignano (Antinus+ anum), Chiaiano (Caius + Anum = Caiano e poi volgarizzato foneticamente in Chiaianum) o come detto dal tipo orografico della zona dell’insediamento, (Chiana - Plaja – Ghiaja + anum = Chiananum- Plajanum- Chioanum). I molti cedolari dei vari Duchi di Durazzo e dei Vicerè spagnoli nelle mappe antiche Chiaiano è indicata Plajanun- Chiaianun- Chiaiana.                         Oltre al nome, come detto alcuni siti invece come Miano, Secondigliano, Milano, il loro toponimo deriva dalla loro distanza dal centro dell’urbe; così Miano, poiché dista circa un miglio dal Centro (Milia + anum = Milianum), finché apocopato in Mianum ed infine Miano, lo stesso vale per Secondigliano (secondo miglio dal centro) o Milano (Mediolanum), ossia in medio, (in mezzo) della città , dell’accampamento).
Gli altri nomi delle contrade del territorio dI Chiaiano sono: Polvica, Tirone, Camaldoli, S, Croce, Cappella Cangiani, Ponte Caracciolo, Nazareth, la Vialletta, Terravicina e Campodisola, che hanno avuto una denominazione del tutto singolare, forse per soddisfare particolari situazioni economiche o religiose, che andremo la prossima volta a descrivere per appagare la curiosità.




martedì 21 aprile 2015

Le contrade di Chiaiano - Polvica

Le Contrade di Chiaiano




Polvica 

Uno dei più antichi villaggi del Quartiere di Chiaiano è sicuramente Polvica, forse perchè fu il primo insediamento di contadini che vi si stabilirono nei  fertili terreni sottostanti la collina dei Camaldoli a ridosso del  famoso  Bosco, noto come la Selva di Parco delle colline (in dialetto era nota   come "  'Ncopp' 'a Severa ".

Il documento che certifica la sua antichità è l'epigrafe di Pomponia Saturnina, che si trova  nella Chiesa di San Nicola di Bari a Polvica ,




Polvica - Chiaiano  Chiesa di San Nicola di Bari
epigrafe di Pomponia Saturnina




Iscrizione scoperta nel !960, durante i lavori di ristrutturazione, voluta dal Parroco dell'epoca, don Angelo Ferrillo, e si capì che tutta la zona della chiesa  sorgeva su un antico colombaio romano, del primo secolo, di proprietà della famiglia Pomponia.
Tale epigrafe su un marmo salmastro, fu murata ed attualmente si può  ammirare  nell'accesso alle scale, che portano al campanile, e si legge a malapena  quanto segue:






D M
POMPONIAE L F
SATVRNINAE ET
BLAESIANO F EIVS
ET PLOCAMO MARITO
LIBERTIS LIBERTABVSQ
ET [E]IS QVOS A PLOCAMO
MANUMITTI
VOLVIT


«(Sacrum) D(is) M(anibus) Pomponiae L(iciniae) f(iliae) Saturninae et Blaesiano f(ilio) eius et Plocamo marito libertis libertasbusq[ue] et [e]is quos a Plocamo manumitti volvit»


La traduzione interpretativa dal latino di



(G. D’ISANTO, Scheda n. 8 in G. CAMODECA (a cura di), in «Puteoli Studi di Storia antica» VI (1982), pp. 153-156, fig. 7.)


«(Sacro) agli dei Mani di Pomponia Saturnina, figlia di Licinia. E a Plocamo suo marito e a suo figlio Blesiano, ai liberti e alle liberte la cui mano­missione ella concede a Plocamo»






Polvica, Quindi, è uno dei più vecchi casali, che sono situati nel territorio di Chiaiano.




 Il campanile della chiesa di San Nicola di Bari 
a Polvica-Chiaiano



 Il suo toponimo deriva da Pelvi, (bacino idrografico), zona di terreno, le cui acque scorrono lungo l’alveo di un canale torrentizio, sottostante ad un altopiano o montagnola, nel nostro caso, l’alveo dell’ altopiano dei Camaldoli.
Da Pelvi si è passato a Pelvica, poi a Publica come è citata nel proclama di Belisario, il famoso Generale di Costantinopoli, nel reclutamento obbligatorio (la nascita della Coscrizione - la chiamata alle armi obbligatoria) di uomini validi dell’entroterra Napoletano, dai casali di Piscinola, Plajano e Publica, nel 536 d.c. per ripopolare l’esercito imperiale, decimato da una pestilenza.
Su un diploma del Re Roberto Guiscardo, Polvica fu trascritta come Plubica (nel 1076), mentre Pulvica fu indicata sui diplomi dei Re Angioini. Infine fu riportata come Polvica e con tale toponimo è giunta fino a noi, da quando fu data in feudo dal Viceré Conte di Monterrey a Giovan Battista Salernitano nel 1631.




Facevano parte del territorio di Polvica prima dell'unificazione con gli altri casali di Chiaiano, alcune masserie, immerse nel verde con tutte le caratteristiche delle case rurali divenute nel tempo residenze estive, di nobili che amavano ritemprarsi lontano dalla città.
 Tra le più note masserie del casale di Polvica, giunte fino a noi, spesso anche come ruderi, si ricordano: 
La masseria del Mastino, della Duchessa Minervino;
La masseria dei Padri Teresiani, nota come " la Paratina",ubicata in via Barone;,
 Quella imponente nota di " 'abbasce 'a Massaria", dove era ubicato il palazzo del principe Salernitano, (primo Signore di Polvica) 
La masseria di Arco di Polvica, dove durante le vittorie della Repubblica partenopea del 1799 il conte Carlo Mauri, feudatario all'epoca del casale, fece piantare l'albero della libertà e con tutto il popolo locale festeggiò l'avvenimento nella famosa Taverna del Portone, ubicata lungo la strada di confine di accesso alla città Napoli, località Furlone dove poi è sorta la stazione di rifornimento carburanti. 




sabato 18 aprile 2015

i carciofi violetti di Castellammare



 Il prodotto ortofrutticolo della Agricoltura vesuviana non è altro che:
 I Carciofi Violetti di Castellammare,
noti come “ I Carciofi  do’ Pignatiello  ( piccolo cappuccio  o coppettina di terracotta, che si mette sul frutto durante la crescita  per proteggerlo dai raggi solari e dalle piogge incessanti ).
In mancanza del pignatiello in questi ultimi tempi sono protetti da una scatola di latta.
I carciofi violetti di Castellammare hanno la caratteristica di essere coltivati a pieno campo (senza alcuna serra o telone) e di essere poi protetti uno ad uno da un pignatiello di terracotta.
I carciofi della famiglia dei “Violetti di Castellammare” sono raccolti  e consumati in tre modi : i più grandi, dette “ ‘e mamme” , (da non confonderle dai loro cugini romaneschi  >’e mammarelle<) e poi tradizionalmente cucinate alla brace, ripiene di prezzemolo, aglio e a volte un pezzettino di formaggio; sono quelle che si vedono “fumare” in questi periodi per le strade della zona tra Castellammare, Sant’Antonio Abate e paesi limitrofi e che non possono mancare nei pic-nic del lunedì di pasquetta, mangiati rigorosamente con le mani, foglia a foglia;
 i carciofi più piccoli, detti  ‘e figli “sono utilizzati  per fare una gustosissima parmigiana;  gli ultimi  carciofi che si raccolgono sono  i cosiddetti “ ‘e nipoti “, che essendo gli ultimi raccolti, sono i più piccoli e per lo più sono conservati sott’olio.

 I Carciofi Violetti di Castellammare






Coppetta che copre il carciofo durante la crescita
detto  "Pignatiello"






                    “ I Carciofi  do’ Pignatiello”  
          ( piccolo cappuccio  o coppettina di terracotta,
              che si mette sul frutto durante la crescita 
 per proteggerlo dai raggi solari e dalle piogge incessanti)