sabato 28 febbraio 2015

San Gioacchino


SAN  GIOACCHINO 




Il vestito da processione di San Gioacchino



In realtà, le vesti che indossava San gioccahino durante la  processione che  si svolgeva per tutto il 1700 e i primi trent’anni del 1800, allorquando venne sospesa perché ritenuta antiborbonica e quindi sovversiva. Il sospetto sorse per il grande entusiasmo che la popolazione riversava nei confronti di San Gioacchino durante la processione, e si pensava volesse significare un tributo alla risorgimentale, nascente bandiera Italiana, dal momento che San Gioacchino vestiva (e veste tuttora) il mantello Rosso, il camice Verde, e la cintura Bianca: i colori della Bandiera Italiana!


venerdì 20 febbraio 2015

Tresibonda



. Trebisonda, tuttavia, è qualcosa che realmente esiste: si tratta infatti di una città dell’odierna Turchia affacciata sul Mar Nero, di grande importanza poiché sicuro punto di riferimento per tutte le imbarcazioni che attraversavano le acque del mare antistanti.
Nell’antichità era estremamente importante avere dei riferimenti non solo geografici, ma anche visivi, poiché il rischio di naufragare o di collidere con altre navi era davvero alto e la città di Trebisonda era situata in un punto visibile e facilmente riconoscibile.
Perdere la trebisonda è come dire perdere la bussola o la tramontana. Tua nonna magari lo diceva quando non trovava una cosa o non si ricordava il filo di un discorso... Ma, in origine, perdere la trebisonda significava per la precisione perdere l'orientamento mentre si percorreva una rotta per mare, il che allora poteva anche avere effetti devastanti che, come puoi immaginare, potevano condurre anche alla morte!

Ecco dove si trova:
 
Tresibonda ( Trabzon in lingua turca) porto del Mar Nero

giovedì 12 febbraio 2015

strumenti tradizionali popolari


Strumenti popolari
 del folklore partenopeo

Tammorra
La Tammorra è un tamburo detto a cornice costituito da una membrana di pelle d'animale (quasi sempre capra o pecora) tesa su telaio circolare di legno in genere quello dei setacci per la farina, al quale sono fissati, a coppie, dischetti di latta detti cicere oppure cimbale ricavati dai barattoli usati per le conserve. Il suo diametro è in genere compreso tra i 35 e i 65 centimetri.


   Tammorra fatta da una membrana di pelle d'animale 
(quasi sempre capra o pecora) tesa su telaio circolare di legno
 come quello dei setacci per la farina,









 Tammora classica per tarantella



Scetavajasse
Lo Scetavajasse è uno strumento musicale , che consiste in un asse di legno che si appoggia alla spalla come un violino, e in una canna dentata, munita di dischetti di latta che, percorrendo l'asse come un archetto, emette un suono composito provocato dall'urto della dentellatura sul legno e dal tintinnìo dei dischetti.




Scetavajasse


Triccheballacche
Il  Triccheballacche  è uno strumento musicale  della tradizione popolare napoletana caratteristico), consistente in un telaio di legno nel quale scorrono due martelli anch’essi di legno, che il suonatore fa battere contro un terzo martello centrale e fissato al telaio: sulle facce esterne dei martelli sono inoltre fissati alcuni dischetti di latta che tintinnano a ogni colpo. 


 
Triccheballacche


"Caccavella", che per onomatopèa, assume  nei popolani il nome di "Putipù".
la "Caccavella",per onomatopèa, assume  nei popolani il nome di "Putipù".
  Questo strumento, è considerato un  tamburo a frizione e viene detto anche "Pernacchiatore", "Puti-puti", "Pignato", "Cute-cute", "Cupellone", =

ommità veniva legato un fiocco o altro abbellimento) v
Caccavella  detto pure " Putipù "

e e  si issava il tutto sul bordo superiore della cassa  acustica.







Caccavella o Putipù da sprttacolo bandistico


Uno dei più originali strumenti creati dall’inventiva folkloristica, meridionale in generale e napoletana in modo particolare, è la "Caccavella", che per onomatopèa, assume nei popolani il nome di "Putipù".
La "Caccavella" (o "Putipù") è costituita da:
  1. una cassa acustica;
  2. una membrana di pelle;
  3. una canna di bambù.
La cassa acustica, ornata sul bordo con nastrini colorati, poteva essere:
un tegame di terraglia, come nella "caccavella" e nel "pan-bomba" (la terraglia è una creta di superiore qualità che viene usata nel meridione d’Italia per la costruzione di vasi, piatti e pentole);
un mastello di legno (piccolo nel "putipù", di maggiori dimensioni nel "cupellone");
un cilindro di latta (spesso tratto dai grossi barattoli di pomodoro).
In mancanza di pelli animali, la membrana di pelle (che era generalmente di pecora, capra o coniglio, più raramente d’asino o di ruminanti quali il vitello) veniva sostituita con una di tela grossa.
L’estremità inferiore della canna di bambù (alla cui sommità veniva legato un fiocco o altro abbellimento) veniva inserita in un foro praticato al centro della membrana; si legavano strettamente le due cose e si fissava il tutto sul bordo superiore della cassa acustica.
Sfregando la canna di bambù dall’alto in basso (con la mano inumidita, una pezzuola bagnata o una spugnetta intrisa d’acqua e poi leggermente strizzata), si inducono vibrazioni nella pelle che, amplificate dall’aria contenuta nella cassa armonica (tegame, mastello di legno o cilindro di latta), producono il caratteristico, umoristico, suono di note basse



Lo zirri - Zirri
Lo Zirri-Zirri






U Zirri zirru, meglio conosciuto come  raganella o tric trac, è costituito da una scatoletta di legno a forma di parallelepipedo di cui una faccia viene trasformata in una lamina di legno fatta vibrare da una ruota dentata che gira attorno a un perno che funge anche da impugnatura dello strumento. In tal modo si produce un suono secco e prolungato udibile anche da notevole distanza. La tradizione ne attribuisce l’invenzione ad Archita di Taranto, filosofo, matematico e scienziato vissuto tra i V e il IV secolo avanti Cristo.




sabato 7 febbraio 2015

Marcoffe int' 'a luna.


Marcoffe, è’ il classico nomignolo creato dall’immaginario collettivo napoletano  nel dare un volto umano alla luna, l’astro a noi familiare.

Nel dire “ pare Marcoffe dint’a luna “ .
( Cioè l’immagine ravvisata nel guardare i rilievi della superficie della luna piena o meglio l’appellativo attribuito  ad una persona dal viso tondo, come il monaco astrologo Malcolfo dell’abbazia di St. Denis del seicento, che formulò personaggi  e fatti  misteriosi del Medioevo).



Immagini della luna piena
come appare ai napoletani
Un viso rotondo di un personaggio misterioso.
" me pare Marcoffe int' 'a Luna"




Marcoffe per i napoletani è pure il Tre di Bastoni , carta da gioco delle 40 carte da gioco Napoletane.



Carta da gioco napoòletane
"  Tre di Bastone "



La carta da gioco che rappresenta il simbolo della bruttezza è :
Il tre di Bastone . come si dice nel detto: “Si’ brutte comme e Marcoffe” – ”Marcoffe” in dialetto è il tre bastoni del tipico mazzo di carte napoletane.
La stessa carta , il tre di bastone è detto pure “ il gatto mammone “ ricorda la maschera impressa sui bastoni,( uno dei 4 semi delle carte da gioco napoletane) che fa venire in mente il gatto, per via dei suoi baffoni
Il tre di bastoni era pure detto (o mascarone ‘e funtana), perché era la stessa immagine impressa sulle colonnine dei fontanili pubblici stradali,  esistenti nel dopoguerra per erogare l’acqua potabile.
 

venerdì 6 febbraio 2015

tortino di mele


 Tortino di mele con cannella





Ingredientes para 4 personas. 500 gr. 00 de harina, 375 gr. mantequilla, 250 gr. azúcar, 3 yemas de huevo, 6 manzanas, 6 cucharadas de crema pastelera, 100 gr. almendras, mermelada de albaricoque al gusto, 300 gr. de crema pastelera con una pizca de canela.
PROCEDIMIENTO
Con la harina, la mantequilla, el azúcar y las yemas de huevo para preparar la masa y dejar reposar en la nevera durante 6 horas. La grasa y la harina de 12 moldes de 4 cm. diam. Estirar la masa y el abrigo no muy finamente los moldes, se extendió en la parte inferior de una cucharada de crema de almendras, manzanas distribuir uniformemente en cubos y colocar en la parte superior de una cucharada de mermelada de albaricoque, cerrar la empanada con un disco de masa de 4 cm. de diámetro. Hornear en horno precalentado a 180 grados hasta que estén ligeramente doradas. Coloque el pastel en un plato con salsa de Inglés perfumado con canela.

venerdì 16 gennaio 2015

Il mito di Cadmo ed Armonia



Il mito di Cadmo ed Armonia






Il mito di Cadmo ed Armonia e la loro trasformazione in serpenti




 Iniziamo a dire che Cadmo è una figura della mitologia greca, figlio di Agenore re di Tiro e di Telefassa e fratello di Europa ed è considerato il fondatore della città greca di Tebe.
Armonia: anch'ella è una figura della mitologia greca, figlia di Ares, (per i romani, il Dio Marte) e di  Afrodite,( venerata a Roma come Venere).
 Le nozze dei due personaggi mitici, (Cadmo e Arianna) furono volute da. Zeus (Giove, il padre di tutti gli dei olimpici) ed la cerimonia ufficiale si svolse sulla Cadmea (la cittadella di Tebe); e fu tanto importante, in quanto furono ricordate come le prime nozze di mortali cui assistettero gli Dei olimpi. 


Le nozze di Cadmo ed Armonia




 La leggenda prende spunto, dopo il rapimento di Europa (sorella di Cadmo) da parte  di Zeus, ed il padre Agenore, che inviò sia Cadmo, che i suoi fratelli, Fenice e Cilice,  e la moglie Telefassa alla sua ricerca, ordinando di non tornare prima d'averla trovata.

Cadmo iniziò la ricerca, ma dopo la morte della madre (Telefassa), si recò presso l'oracolo di Delfi per avere informazioni e consigli. L'oracolo interpellato, gli suggerì di interrompere la ricerca della sorella, poiché era stato destinato a fondare  una nuova città, nella località indicata nel seguire una vacca, fino a quando questa non si fosse accasciata a terra, perché stanca  e prostrata dalla fatica  dopo il molto peregrinare.

Di lì a poco Cadmo e i suoi compagni incrociarono una vacca diretta a oriente, che portava su entrambi i fianchi il segno della luna (un disco bianco, che ricordava la luna piena) e la seguirono. L'animale si fermò solo al centro della Beozia: qui Cadmo decise di edificare la nuova città. Nel frattempo volle sacrificare la vacca alla dea Atena (Minerva), ma nel mentre i suoi compagni stavano per attingere l'acqua presso una fonte sorgiva lì vicina, chiamata “Sorgente di Ares (Marte)”. La sorgente era custodita da un drago, sacro ad Ares (Marte), che uccideva chiunque  si avvicinasse per approvvigionarsi dell’acqua divina.


Cadmo mentre uccide il drago della fonte di Ares ( Marte)





Nell’attingere la sacra acqua i compagni di Cadmo furono uccisi da un grande serpente, il drago di Ares, che custodiva la fonte.

 Cadmo, allora protetto da Atena, affrontò  l'orrida bestia
con le sue tre teste e l’uccise affondandogli la spada in una delle tre gole, inchiodandola  al tronco di una delle querce situata nei pressi.
 Seguendo, poi, le indicazioni della stessa Atena, che gli fece seminare i denti del serpente/drago, da cui nacquero degli uomini armati, che vennero chiamati gli Sparti (cioè gli uomini seminati)  che, combattendosi senza alcuna ragione data la loro ferocia, si uccisero tra di loro. Di questi uomini armati, i cosiddetti Sparti, ne sopravvissero solo cinque, che furono identificati, come gli abitanti della nuova città.






Dopo l’uccisione del Drago , sacro ad Ares (il dio Marte) e dopo aver espiato il sacrilego misfatto con una pena di ben otto anni di schiavitù al servizio dello stesso Dio e dell’intero Olimpo, Cadmo  per volere divino e della sua diretta protettrice la dea Atena   divenne infine  re di Tebe.

Assurto a tale dignità regale Cadmo, ricevette da Zeus (Giove), (il potente re di tutti gli dei olimpici),  come sposa, Armonia, che  era la figlia di Ares ( Marte) e di Afrodite ( Venere),  quale suffragio per il rapimento di Europa , sorella di Cadmo, da lui operato sulla spiaggia  di Sidone nella regione Siria .



Alla cerimonia nuziale di Cadmo ed Armonia parteciparono tutti gli dèi dell’Olimpo, che vi  presero parte su un cocchio trainato da fiere e guidato dal Dio  Apollo.la festa , poi, fu allietata dall'intervento canoro delle Muse.

Ciascun dio olimpico portò doni preziosi, tra cui una veste meraviglliosa con uno sfarzoso  mantello, un peplo celestiale, tessuti dalle Cariti;  e soprattutto una collana d'oro, che Afrodite (Venere), madre della sposa aveva consegnato a Cadmo (lo sposo) e che lo stesso appuntò al collo della sposa, che era stata realizzata dalle mani di Efesto (Vulcano), il dio fabbro.

 Da Cadmo e Armonia nacquero quattro figlie, tutte destinate ad un tragico destino (Semele, Agave, Autonoe e Ino) e un solo figlio maschio, Polidoro, da cui sarebbe discesa la dinastia di Edipo, anch’essa destinata a una sorte fatale e tragica.

Verso la fine della loro vita  Cadmo e Armonia, abbandonarono  Tebe e lasciarono il trono al nipote, Penteo, figlio di Agave, che aveva sposato a sua volta  Echione, uno dei cinque sopravvissuti degli Sparti ( i fondatori della città).

Cadmo,infine, chiese di poter espiare tutte le sue colpe e di essere trasformato in serpente; per non essere divisa dal marito, Armonia chiese di poter subire la stessa sorte. Di nuovo uniti, i due si rifugiarono poi in un bosco.

 Secondo il poeta latino, Ovidio, Cadmo e Armonia, ormai vecchi, furono trasformati dagli dèi in serpenti per completare la loro espiazione della morte del mostro serpente  e, secondo una tradizione mitica, trasportati da Zeus nell’isola dei Beati.



Trasformazione di Cadmo ed Armonia in serpenti

venerdì 2 gennaio 2015

La Stele di Rosetta

La Stele di Rosetta


La scrittura geroglifica fu decifrata e compresa appieno, quando venne ritrovato quello che si può definire il primo dizionario o il primo traduttore dell’antichità: La Stele di Rosetta.
Il ritrovamento della Stele è attribuito al capitano francese Pierre-François Bouchard, l'ufficiale che dirigeva le opere di fortificazione nella città portuale di Rosetta (l'odierna Rashid), nel delta del Nilo il 15 luglio del 1799.
 Bouchard trovò la lastra mentre seguiva i lavori di costruzione di Fort de Rachid, detto già allora Fort Julien, vicino alla città e, anziché gettarla via, la tenne da parte per vedere se poteva essere di un qualche interesse.

Attualmente. la Stele di Rosetta si può ammirare al British Museum. e come tutti i capolavori dell'antichità a prima vista si rimane un po’ delusi, perché è piuttosto piccola e scura; ciò dimostra una volta di più che occorre essere quello che è colossale è importante;  spesso  l
segreti importanti e  le grandi scoperte sono racchiusi nelle piccole cose e negli oggetti più impensati.
La Stele di Rosetta è una lastra in basalto di 114 x 72 cm, che pesa circa 760 kg e riporta un'iscrizione con tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco (dall'alto in basso).
  Precisiamo  che sia il demotico, che geroglifico  sono  semplicemente  due differenti grafie dell'idioma egizio
La grafia detta,  Geroglifico, era usato per testi monumentali o di particolare importanza, mentre il Demotico, più semplificato, era usato per documenti ordinari. La terza grafia, il Greco, poiche anchessa era molto usata e conosciuta ripeteva il suo significato.infatti, la Stele offrì una chiave decisiva per poter procedere alla comprensione dei geroglifici, e ciò avvenne nel 1822 ad opera di Jean-François Champollion, archeologo ed egittologo che diceva di sé: 
«Sono tutto dell'Egitto e l'Egitto è tutto per me».