mercoledì 21 settembre 2016

VIA Santa Maria a Cubito -TRATTO CHIAIANO

VIA SANTA MARIA A CUBITO 
- Tratto di Chiaiano




Masseria di Campodisola a chiaiano 


Masseria di Campodisola

 A proposito della contrada nota come Campodisola a Chiaiano:.




 Attraversando la Purchiera (la parte agricola della Masseria di S. Gaudioso dopo aver passato il Ponte di Castagneto attiguo al palazzo dei Principi Caracciolo), dove si allevavano porci (Maiali) si accedeva al Fondo rustico, noto come Masseria Campodisola, chiamata dai locali in dialetto (Campuriseme).


La Purchiera (casa colonica dove si allevavano 'e Puorche ( porci)




La Masseria Campodisola, più che un Borgo, era nata un tempo non molto lontano come rifugio provvisorio dei braccianti impegnati nella coltivazione degli estesi campi a cui facevano capo territorialmente ed infeudati ad un unico Signore (come lo erano tutte le masserie della zona).

La Masseria una volta era collegata direttamente al Comune di Chiaiano da un viottolo di campagna, che attraversando la Purchiera, zona agricola adibita all’allevamento dei porci (maiali) , si raggiungeva via Ponte del Castagneto (ora Via Aldo Cocchia) e da lì via chiesa di Chiaiano, via Tiglio e piazza Margherita.

Originariamente pare fosse appartenuta al “Conte Lucina”, che l’aveva avuta assegnata dal Tribunale a seguito di una controversa nel lontano 1649, che  l’aveva tolta così alla famiglia dei Caracciolo, già proprietari di diversi fondi e palazzi nel casale demaniale di Chiaiano.

Nel 700 passò, poi, alla famiglia dei Conti Desiderio, i quali imparentatesi con la famiglia D’amore ne ereditarono la proprietà e la detengono ancora attualmente. Del rapporto di parentela dei Desiderio e dei D’amore è testimonianza e prova la cappella gentilizia, che si erge nel cimitero di Chiaiano, che reca l’intestazione appunto di Desiderio-D’amore, dove riposano i defunti appartenenti alle due famiglie fin dall’edificazione del Cimitero avvenuto completamente nel 1855.

La Masseria di Campodisola (‘o meglio nota come Campuriseme), fin dall’unificazione del regno d’Italia, fu anche sede di una prima forma di Scuola elementare pubblica, che terminò la sua funzione dopo la 1° Guerra Mondiale, anche perché dopo la costruzione della Nuova Casa Comunale (avvenuta esattamente nel 1889 e completata nel 1926) l’attività scolastica fu trasferita nell’intero piano inferiore a livello di strada della stessa, sia come scuola Maschile e Femminile elementare, mentre il piano superiore fu adibito esclusivamente alla sola amministrazione Municipale.

(Nota storica) Dopo l’ultimo conflitto mondiale  nella nostra circoscrizione non v’era un vero e proprio edificio scolastico, come detto precedentemente, erano adibite ad aule scolastiche, in quegli anni del dopoguerra, stanze ed appartamenti, reperite in case sfitte della proprietà Marotta, ubicate alcune nel palazzo all’ex Corso Umberto I° (ora Corso Chiaiano) e nell’omonimo viale nel palazzo al primo piano, che dava su Via Arco di Polvica, visto che le poche aule, che esistevano al piano terra del Municipio, non bastavano alla grande platea di fanciulli, nati in ossequio all’incentivazione alla natalità, che era stata oggetto di premiazione alle famiglie numerose, (voluta dal governo fascista, - il cosiddetto premio di natalità) che erano divenuti ragazzi e s’apprestavano ad iniziare la conoscenza del sapere.

 La masseria di Campodisola è situata nell'area più a nord del quartiere Chiaiano delimitata dalla via S. Maria a Cubito e dalla via Antica di Chiaiano.  Oggi conserva solo in parte quel carattere di residenza immersa nel verde, raggiunta ahimè, dalle propaggini del recente abusivismo.  In prossimità della masseria vi è la piccola cappella angioina, in stile gotico, detta appunto di Santa Maria di Campo d'isola. La struttura non è visitabile in quanto l'ingresso fu murato in seguito al trafugamento di un affresco bizantino, datato intorno all'anno mille, raffigurante una madonna con bambino.


Interno della cappella di s.Maria di campodisola murata













Esterno della Cappella di S. Maria di Campodisola murata











giovedì 18 agosto 2016

il Burkini, il burka, il Naqab, Hiijab

Il Bikini
Il Burkini,  Il Hijab, Il Naqab, Il Burkal





BIKINI ultima moda di costume da bagno) (due pezzi)

ll termine  bikini, come lo è attualmente, è stato inventato dal sarto francese Louis Réard a Parigi Il 5 luglio 1946 . Il nome richiama l'atollo di Bikini nelle Isole Marshall, nel quale negli stessi anni gli Stati Uniti conducevano test nucleari.

L'introduzione del nuovo tipo di costume da bagno, il Bikini, avrebbe avuto effetti esplosivi e dirompenti, come lo era stato l’esperimento nucleare, difatti. In particolare il temine è poco usato  e coloro che si oppongono alla proliferazione nucleare  utilizzano per indicarlo- Il termine “ due pezzi “è talvolta considerato più appropriato.


Burkini (costume da bagno mussulmano)


Il Burkini è un costume da bagno disegnato e creato dalla stilista australiana di madre libanese, Aheda Zanetti,
 ed è specificamente disegnato per le donne di religione musulmana.
 Il costume copre tutto il corpo, ad eccezione del viso, delle mani e dei piedi, secondo i pretesi dettami dell'islamismo, ma è sufficientemente leggero da permettere di nuotare.
La parola "burkini" è un'unione dei termini Burka e Bikini, ed è un marchio registrato

I costumi utilizzati generalmente dalle donne di religione mussulmana
ed indossati sono : il Hijab,  il Niqab,  IL Burka.









b
Hijab

Il Hijab = il termine Hijab è un capo di abbigliamento femminile, noto come " il velo islamico ", è in particolare quella foggia di velo che adempie almeno alle norme minime di velatura delle donne, così come sono sancite dalla giurispudenza islamica;




Niqab


Il Niqab =  il termine Niqab è un capo di abbigliamento femminile, noto come " il velo islamico ", è in particolare quella foggia di velo che lascia scoperto  solo gli occhi della donna adempiendo almeno alle norme minime di velatura;



Burka


Il Burka = il termine Burka è un capo di abbigliamento femminile, noto come  il più integrale, in quanto  copre tutto il corpo e che comprende anche una retina davanti agli occhi. E' diffuso principalmente negli stati di  Afghanistan, Pakistan  e presso alcune comunità mussulmane dell' India .












domenica 14 agosto 2016

Statua di santu Raffaele Arcangelo e Tobiolo


Statua di San Raffaele Arcangelo a Chiaiano


L’icona è la statua di San Raffaele Arcangelo. San Raffaele è rappresentato nelle più grandi statue che si incontrano nelle chiese in cui è venerato, mentre conduce a braccetto Tobiolo.
L'angelo non si rivelò all’inizio della leggenda al giovane Tobiolo, ma divenne la sua guida e il suo difensore, facendolo riuscire a riscuotere un credito di dieci Talenti d'argento contratto dieci anni prima dal padre Tobia nel lontano Medio Oriente, a Rages, che gli servì per procurare la dote a Sara , che poi sposò, e fu un felice matrimonio.
L’Angelo San Raffaele , gli fece, durante il viaggio per il recupero del credito, catturare anche un grosso pesce, mentre attraversava il fiume Tigri salvandolo dal morso, che l'animale stava per dargli al piede. Con la bile del pesce il ragazzo guarirà infine la cecità del padre.
IL pesce di san Raffaele è il simbolo per giovani donne di chiedere al santo la grazia di convolare felicemente a nozze, accarezzandolo.





Statua di santu Raffaele Arcangelo e Tobiolo





martedì 9 agosto 2016

Borgo di Santa Croce.








Il Borgo di Santa Croce ( 1^ parte)
Santa Croce è una contrada di Chiaiano, o meglio è un borgo collinare facente parte del vasto territorio dell'ex Circoscrizione Chiaiano , che ora insieme ai quartieri di Piscinola e Scampia costituisce la VIII^ Municipalità di Napoli.
S.Croce, quindi, è il borgo a nord - Est di Chiaiano, ed è forse la più recente località. L’unica fonte della sua formazione  è data dagli archivi ecclesiastici, in cui si parla di un'antica cappella di S.Croce ad Orsolona, quando dipendeva dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie di Capodimonte.
 Un ritrovamento archeologico, come riferì lo storico, Capaccio, fu un'antica lapide sepolcrale, trovata nel casale di S.Croce, nel 1893 a seguito di un restauro dopo un incendio della sacrestia della chiesa di S. Croce ad Orsolone,  riportante la seguente dicitura:
 "ET CORNELIAE FELICULAE UXORI"
Nel periodo longobardo o poi durante il Ducato napoletano, molte delle proprietà terriere erano donate ai monasteri, e finirono col determinare i cosiddetti  casali, per cui nacque così, anche il casale  S.Croce.
Avvalora tutto ciò un atto rogato, dove è riportato che il 10 ottobre 1130, che  le figlie di Cesario Calli, detto "Bacchettone",  permutarono con Gianbattista Salernitano, signore delle terre della collina a nord di Capodimonte, un terreno nel luogo detto "Publicati et Lamme Claulanum" cioè di PoIvica e lave di Chiaiano vicino al Cavone di Pesaturo.
 Si argomenta, quindi, che la Chiesa di Santa Croce possedeva un fondo che dalla Via Croce di Polvica si estendeva fin sopra ed oltre l'attuale cimitero di Chiaiano verso i "Calori" per cui luogo che ci interessa venne a trovarsi sopra il detto fondo di S. Croce o nel fondo stesso (R.N.A.M. -131 e 132 D.C. ) 
La stessa Chiesa possedeva altre masserie in varie altre  pendici dei Camaldoli, per cui la cappella a "Ianula", poi Orsolone, per distinguerla  da altre recanti la stessa denominazione.
Nel 1688 fu costruita l’attuale Chiesa, avente la stessa denominazione “ chiesa di Santa Croce” sullo stesso terreno (noto come Orsolona) della vecchia cappella. Il territorio della nuova parrocchia fu ampliato, comprendendo altre cappelle (Cappella dei Cangiani e quella della Reginae Paradisi ai Guantai) nonché tutta la zona di Nazareth.
Fino al 1805 la parrocchia  in questi borghi oltre a luogo di preghiera, aveva anche funzione di cimitero, di municipio, sia come ufficio anagrafico che di stato civile, ma in essa, si riunivano il sindaco e gli eletti.
Con la Rivoluzione Francese, ed a seguito della Repubblica Partenopea nel 1799 e poi nel decennio dell'occupazione militare francese, sotto il regno di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, il popolo cominciò ad allontanarsi  dalla chiesa ed ad esercitare la vita organizzativa civile fuori dalle mura ecclesiastiche, creando edifici come il municipio, il cimitero e spazi per le feste, e nacque così il cosiddetto periodo civile. Nel 1926, infine, durante il periodo fascista divenne insieme al quartiere di Chiaiano, facente parte della Grande Napoli.
Orsolone potrebbe derivare dalla zona  che va dalla Porta Donnorso esistente fuori le mura della città,  fino allo Scudillo, che era  di proprietà della famiglia  Orsi. Tale fondo confinava con i terreni di proprietà degli eredi di Maio. che fino a pochi anni fa possedevano e dove attualmente è stato costruito il Nuovo Policlinico.

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Edificio all'interno del 2* Policlinico si Napoli




lunedì 18 luglio 2016

'O VAMPIETTO



 'O vampietto

 ( carrettino per la vendita di noci , nocelle e varie)
 'O vampietto (Do Pere  e 'O Musse)
 

 ( carrettino per la vendita di trippa,centopelle )



 dipinto da Pittura, quale sfondo sul Vampietto



venerdì 17 giugno 2016

monete metalliche in lire in Bronzital

Monete metalliche in lire in Bronzital


Nella storia delle monete italiane sono stati usati diversi metalli, dette leghe, dei quali magari conosciamo il nome, ma non la composizione

In Italia, infatti dopo la Costituzione ( anno 1948 )  sono state  utilizzate diverse leghe per la coniazione delle monete 












 

la Lega più usata  per la coniazione di monete fu :ACMONITAL
L’acmonital (abbreviazione di ACciaio MONetario ITALiano) è un tipo di acciaio inox composto essenzialmente da ferro (82%), cromo (18%) e nichel (10%) ed è la lega più usata in Italia.
 La Repubblica Italiana utilizzò l’acmonital per le monete da 50 e 100 lire e per la parte esterna delle monete bimetalliche da 500 lire, dal 1953 fino al 2001.













Le monete coniate  non con la lega ACMONITAL durante la Repubblica Italiana, furono due : la 20 e 200 lire
Tali monete furono coniate nella lega :BRONZITAL
Il Bronzital è una particolare lega di bronzo composta da rame (82%), alluminio (16%) e, dal 1968 per renderla più splendente, Nichelio (2%). In Italia è stato utilizzato per le monete da le 20 e 200 lire.
Il pezzo da 20 lire in bronzital, battuto per la prima volta nel 1955 e nel 1956 a titolo di  ‘’prova‘’, e messo ufficialmente in circolazione dal 1957, aveva diametro di 21,3 mm ed il peso è di 3,6 grammi
La 20 Lire in bronzital aveva sul dritto il volto femminile dell'Italia con le due spighe sulla testa e che fu l’immagine di quasi tutte le prime monete fatte nei primi anni della Repubblica, mentre sul rovescio tale moneta era rappresentato da un ramo di quercia.

Il pezzo da 200 lire in bronzital, battuto per la prima volta nel 1977, e messo ufficialmente in circolazione dal 1977, aveva diametro di 24 mm ed il peso è di 5 grammi
La 200 Lire in bronzital aveva sul dritto il volto femminile dell'Italia con solo la capigliatura raccolta sulla testa, mentre sul rovescio tale moneta era rappresentato da un ingranaggio dentato, simboleggiante il lavoro, al centro un grande 200 lire e in basso al centro l’anno della coniazione.

 





giovedì 9 giugno 2016

Il Borgo di Santa Croce - Chiaiano


Il Borgo di Santa Croce




Panorama del borgo di Santa Croce - Chiaiano



Il borgo di Santa Croce



Piazzetta Santa Croce


Santa Croce è una contrada di Chiaiano, o meglio è un borgo collinare facente parte del vasto territorio della ex Circoscrizione di Chiaiano , che ora insieme ai quartieri di Piscinola e Scampia costituisce la VIII^ Municipalità di Napoli.

Santa Croce, quindi , è il borgo a nord - Est di Chiaiano, e la sua nascita, rispetto alle altre contrade di Chiaiano, è forse la più recente. L’unica fonte della sua formazione ci è data dagli archivi ecclesiastici, in cui si parla di un'antica cappella di S.Croce ad Orsolona, quando dipendeva giurisdizionalmente dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie di Capodimonte.

È probabile, pertanto, che i primi insediamenti di famiglie sorti a Santa Croce fossero a carattere silvo-pastorale, sulla piana dell'Orsolone, cioè, si siano avuti nel periodo romano con l'assegnazione di terre ai coloni, o meglio a contadini terziatori o parzionari ai quali i monasteri affidavano i loro terreni,

La conferma ci viene da un ritrovamento archeologico cui un'antica lapide sepolcrale che, come riferisce lo storico, Capaccio, fu trovata nel casale di Santa Croce,  quando nel 1893 a seguito di un restauro dopo un incendio della sacrestia della chiesa di S. Croce ad Orsolone,  riportante la seguente dicitura:                "ET CORNELIAE FELICULAE UXORI"

Nel periodo longobardo o poi durante il Ducato napoletano, le donazioni e lasciti fatte alle chiese e ai monasteri e pertanto molte delle proprietà terriere finirono col determinare i cosiddetti  casali, per cui con lo stesso criterio nacque così, pure  S.Croce.

Avvalora tutto ciò un atto rogato, dove è vergato che il 10 ottobre 1130, che Sica e Drosa, figlie di Cesario Calli, detto "Bacchettone",  permutarono con Gianbattista Salernitano, signore delle terre della collina a nord di Capodimonte, un terreno nel luogo detto "Publicati et Lamme Claulanum" cioè di PoIvica e lave di Chiaiano vicino al Cavone di Pesaturo.


 
Mappa della zona da via croce  ed il cavone di pesaturo







 L'appezzamento del terreno confinava, tra l'altro, ad oriente con la terra della Chiesa di S. Croce della regione "Forurn" cioè al Mercato Vecchio. da cui aveva ingresso.  Si argomenta, quindi, che la Chiesa di Santa Croce possedeva un fondo che dalla via Croce di Polvica si estendeva fin sopra ed oltre l'attuale cimitero di Chiaiano verso i "Calori" per cui luogo che ci interessa venne a trovarsi sopra il detto fondo di S. Croce o nel fondo stesso (R.N.A.M. -131 e 132 D.C. ) 
La stessa Chiesa possedeva altra masseria a Marianella e chissà quante altre doveva possederne sulle pendici dei Camaldoli, verso l'Arenella ed altrove, per cui la cappella a "Ianula", poi Orsolone, per distinguerla  da altre recanti la stessa denominazione.

Nel 1688 fu costruita l’attuale Chiesa anch’essa recante la stessa denominazione “ chiesa di Santa Croce” sullo stesso terreno (noto come Orsolona) della vecchia cappella. Il territorio della nuova parrocchia fu ampliato, comprendendo altre cappelle (Cappella dei Cangiani e quella della Reginae Paradisi ai Guantai) nonché tutta la zona di Nazareth.

Il borgo di S, Croce si chiama così, per I'antica cappella, esistente sul posto già prima del 1688, epoca in cui fu eretta l’attuale Parrocchia.

In tali borghi o contrade, fino al 1805, la parrocchia  rappresentava oltre a luogo di preghiera, di festa, era anche funzione di cimitero, di municipio, sia come ufficio anagrafico che di stato civile, ma in essa, e successivamente nelle Arciconfraternite contigue, si riunivano il sindaco e gli eletti.

 Tutto ciò quindi avveniva nelle chiese e negli spazi antistanti ad esse, finché con la Rivoluzione Francese, ed a seguito della Repubblica Partenopea nel 1799 e poi il decennio deIIa occupazione militare francese, sotto il regno di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, il popolo cominciò ad allontanarsi  dalla chiesa ed  ad esercitare la vita organizzativa civile fuori dalle mura ecclesiastiche, creando edifici come il municipio, il cimitero e spazi per le feste, e nacque così il cosiddetto periodo civile.

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Con la fine del feudalesimo e la nascita dei Comuni, il borgo di S.Croce entra a far parte (nel 1807) del territorio dei Comuni Riuniti di Chiaiano, Polvica e S.Croce.

Subì così tutte le vicende politiche e amministrative dei Comuni Riuniti facendo parte del Circondario di Marano, mentre come giurisdizione ecclesiastica apparteneva alla Diocesi di Pozzuoli.

 Nel 1926, infine, durante il periodo fascista divenne insieme a tutti i Comuni riuniti quartiere di Chiaiano e Uniti, facente parte della Grande Napoli.

 E' stato facile conoscere il toponimo del luogo di S Croce, mentre non lo è per "Orsolone".Si conosce solo che il luogo già nel periodo ducale si chiamava "Ianula" come è certo che già nel 1646 il nome si era trasformato in “Orsolone". 

Orsolone potrebbe derivare dalla zona  che va dalla Porta Donnorso esistente fuori le mura della città,  fino allo Scudillo che era  di proprietà della famiglia Ursi o Orsi cioè di quel Pietro Ursi, detta "Comite Maurone" il cui figlio Gregorio, nel 1066. donò alla Chiesa di Santa Restituta nel Duomo di Napoli un fondo alla Conocchia, allo scopo di godere delle preghiere che i sacerdoti o chierici recitavano in detta Congregazione. . Tale fondo confinava con i terreni di proprietà degli eredi di Maio. che fino a pochi anni fa possedevano e dove attualmente è stato costruito il Nuovo Policlinico.

Per completare la storia recente di Santa Croce, ho l’obbligo di far ricordare ai posteri, due figure  che nella loro vita si sono prodigati per far conoscere la soavità e la bellezza naturale del piccolo grande Borgo di Santa Croce.

Il primo personaggio è stato: “ Luigge ‘ O Zaine, de’ Calure ‘e Vasce”, alias Luigi Ruggiero ('o Comunestono), che nella sua ignoranza, era convinto di conoscere la vita e comprendeva i fatti, che accadevano, poiché aveva una fede incrollabile nel Comunismo, era un fanatico ed acceso comunista con i suoi baffoni alla Stalin. Le sue convinzioni erano così forti che non disdegnava di manifestarle specie durante il periodo fascista, che lui riteneva male estremo dell’umanità.
L’unica speranza per lui era che il Comunismo era l’unica forza per far cambiare la realtà esistente, fatta da ingiustizie e sopraffazioni delle classi dominanti, dei padroni, dei Signori nobili.
Fu un instancabile difensore dei deboli, degli operai e si batté con tutte le sue forze contro i fascisti ed i nazisti tedeschi, difendendo il famoso ponte di Via Margherita nel tratto dei Calori di basso fino a Chiaiano dai guastatori nazisti, che volevano farlo saltare durante le 4 giornate di Napoli del 1943.
Difese i suoi compagni di lavoro, “ ‘E Muntesi”, ossia i Cavapietre, operai, che lavoravano estraendo pietre di tufo dalle cave disseminate dappertutto nella selva, per conto di vari padroni, che volevano spadroneggiare senza pagare il giusto salario, dovuto per quel pesante, pericoloso e monotono lavoro.
Per arrotondare il suo esiguo reddito di cavapietre, esercitava una piccola attività secondaria, quella del Taverniere-oste, anche se il luogo, dove vendeva il vino da lui prodotto, non era né una bettola, né una taverna, ma la sua abitazione a Calori di Basso, offrendolo a prezzo modico ai viandanti che passando nei pressi, si fermavano per una breve sosta, mentre si recavano al borgo di Santa Croce, attraverso via Margherita, quando non c’era ancora Via Toscanella, 
Tale sosta era quasi obbligatoria per tutti quegli operai, che, terminato il loro lavoro dall’Ospedale Monaldi o dal Cardarelli, si ritiravano a casa, a cui non dispiaceva la piacevole bevuta, facendosi un quartino di vino, quello buono di Luigge.
L’altro personaggio, diciamo pure mitico fu Raffaele Martino, conosciuto come "Rafele 'E Santa Croce", che eletto segretario della sezione del PCI nel 1950 non fece mai mancare la voce del Borgo di Santa Croce nei vari contesti, dove partecipava per far conoscere i problemi della sua zona, come l’illuminazione delle strade, il sistema fognario inesistente, la scuola periferica elementare, la ristrutturazione del Cimitero locale, ma soprattutto la tagliatura dell’erbaccia che invadeva le strade di accesso al Borgo, quando il loro tracciato attraversava le campagne, e quasi come  vigilante costringeva, i lavoratori addetti alla pulizia delle strade, a rendere il  transito  normale delle stesse, sicuro ed efficiente.  Con l’istituzione della Circoscrizione del Quartiere di Chiaiano, che comprendeva anche il Borgo di S.Croce, fu fino alla sua morte, eletto Consigliere di tale consesso amministrativo, e fu un preminente rappresentante della sua contrada ( S.Croce) tanto che spesso durante l’assise si discuteva delle problematiche del suo borgo, come la costruzione della scuola elementare di santa croce.
Il suo prodigarsi attivamente per la sua comunità (Santa Croce), era molto apprezzato e stimato dai cittadini di quella zona, che  durante le consultazioni elettorali, il suo partito il Pci nei seggi locali, dove si votava, superava sempre più del 50% dei consensi.
La prima volta che tale avvenimento si verificò, fu durante la consultazione sul Referendum, abrogativo del divorzio del 1975, e per questo motivo fece imprimere sull’insegna della Sezione locale del PCI, la scritta “16 giugno 1975” per far ricordare nel tempo il suo impegno inconfondibile, che la lotta paga.
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