giovedì 9 febbraio 2017

DOVE FU CATTURATO L'AMMIRAGLIO FRANCESCO CARACCIOLO

PIazzetta Ponte Careaccciolo a Chiaiano








Ponte Caracciolo è un Borgo di Chiaiano, è  il nome dell'area, che si trova all'incrocio tra via Marco Rocco di Torrepadula, via De Amicis  e via Nuova Toscanella. A metà tra la zona ospedaliera e il quartiere di Chiaiano, il largo prende il nome dall'ammiraglio Francesco Caracciolo che si rifugiò proprio in quel luogo dopo la caduta della Repubblica Napoletana del 1799. Francesco Caracciolo, il noto Ammiraglio della Repubblica Partenopea, nato nel 1752, e fu condannato a morte per volontà di Nelson, per ordine del quale nel 1798 aveva condotto a Palermo la famiglia reale.



Dettagli della fuga de la cattura di Francesco Caracciolo:
Dopo la battaglia del 13 giugno del 1799 al ponte, della Maddalena e dopo la disfatta del forte di Vigliena, l’ammiraglio Caracciolo ed un altro ribelle, amico suo, perdendo la speranza di vittoria, non potendo trovare scampo per via mare, perché accerchiati nel golfo di Napoli, ormai in mano alle navi portoghesi, raggiunsero la rada di Mergellina, dove stava ubicata la casa cittadina del Caracciolo, sbarcando fortunosamente sul litorale del molo angioino.

Fu una brevissima sosta a Mergellina, giusto il tempo di rifocillarsi, anche perché la città era in mano ai lazzari, e quindi i due fuggitivi, pensarono di lasciare la città,  poiché  era estremamente pericoloso per loro soffermarsi in quel luogo a tutti conosciuto.
Dovevano raggiungere il mare oltre il golfo, soltanto nei pressi di CasteVolturno, dove c’era un amico ad attenderli per portarli in salvo. Per arrivare al litorale Domiziano, si poteva raggiungere solo via terra, salendo prima su nella collina di Posillipo, e poi attraversando i campi agricoli del Vomero e proseguendo per i fitti boschi della collina dei Camaldoli, e così fecero per   portarsi, poi, nel Casale di Marano nella zona denominata Trefola di San Rocco..
In tale località li attendeva, per loro fortuna,  un altro ribelle della Repubblica Partenopea, un vecchio e caro amico del Caracciolo, il Rev. D. Ignazio Dentice, a sua volta coinvolto nella rivoluzione giacobina napoletana. Il Rev. Dentice si mostrò cordialissimo, ospitando i fuggiaschi nella sua cinquecentesca masseria lontano dai trambusti nascondendoli per qualche giorno. Purtroppo il reverendo giacobino doveva tagliare anche lui la corda, perché già i gendarmi borbonici erano sulle sue tracce, così si lasciarono con un triste auspicio.
Non è stato facile, come ha scritto lo storico e scrittore, Peppe Barleri  (autore di diverse pubblicazioni su Marano e Calvizzano)  al quale va il merito di aver contribuito a  tramandare ai posteri alcuni documenti interessanti sulla rivoluzione partenopea del 1799.  
Il Barleri c'informa dopo che la rivolta fu domata e la Repubblica Giacobina abbattuta, le condanne eseguite, il re fece distruggere tutti gli atti ufficiali riguardanti la rivoluzione francese napoletana e i suoi partecipanti. Ma nonostante tutto, qualcosa è rimasto e scovato in vecchi diari  delle chiese locali,  per cui  è emersa una Marano e una Calvizzano per niente furono domate o mai furono succube del re.
 I rivoltosi maranesi si radunavano quotidianamente al Palmento (l’attuale via Roma), a casa di Mattia D’Avanzo; nella cappella Dentice di Sotto, appositamente aperta al sabato sera dal reverendo don Ignazio Dentice
La cappella Dentice era situata presso la masseria “Capozzelle” di via Marano-Quarto (a circa 200 metri dall’inizio dell’attuale , città Giardino, ndr), ed in essa il Rev. Ignazio Dentice (ospitò per un paio di notti l’ammiraglio Francesco Caracciolo durante la sua fuga per portarsi poi nel palazzo ducale di Calvizzano, di proprietà del cugino. Giuseppe Maria Pescara, dove sperava trovare asilo.

 
Resti della masseria Capozzelle a marano di Napoli







Per arrivare a Calvizzano dalla masseria Capozzelle i due fuggiaschi dovettero fare un itinerario tortuoso, prima si rifugiarono a Chiaiano nella masseria detta delli “Caraccioli” poi proseguirono per Mugnano di Napoli passando la strada detta dei “morti” (Via Elia, nella zona tra le attuali Vie Aldo Moro e Via Nenni) poi, finalmente raggiunsero Calvizzano, andando a dimorare nella casa di Antonio Chiapparo sita in Via Case Nuove (oggi Via Carlo Levi, nei pressi del Comune), dove fu catturato. (come è riportato dallo storico calvizzanese,  il sacerdote don Giacomo Di Maria, storico calvizzanese, uomo di cultura, il quale sosteneva che  Caracciolo fu  catturato in via Case Nuove (oggi via Carlo Levi), presso la proprietà del suo fido nocchiero Antonio Chiapparo.
In realtà Caracciolo fu catturato effettivamente nel palazzo ducale di Calvizzano ed una prova ufficiale la dà  lo studioso storico anche lui calvizzanese, Giuseppe Pezone, comre si rileva  dal  libro  “La rivoluzione Partenopea del 1799 “, pubblicato nel primo centenario della Rivoluzione Partenopea, a cura di Benedetto Croce, G. Ceci , M. D’Ayala e  Salvatore di Giacomo.
Alcune tradizioni, infatti, raccolte a Calvizzano personalmente dal marchese Pietro Brayda (all’epoca proprietario del palazzo “Brayda”, che è posto subito a destra entrando da via Conte Mirabelli  per raggiungere a piedi via Galiero), emerge  che Caracciolo fu catturato nel palazzo ducale, ove si nascondeva nella botola al secondo piano tra la soffitta ed il  soppegno.











Facciata esterna del Palazzo Ducale di Calvizzano









Interno del Palazzo ducaledi Calvizzano:
 dietro la porta in alto c'è ancora la botola nascondiglio di Caracciolo
 






L’incarico di scovare e arrestare il Caracciolo fu dato a Scipione La Marra, colonnello della gendarmeria e persona di fiducia della regina. Nel frattempo, per un malore sopraggiunto al Chiapparo, dovettero bloccare i piani di fuga: il poveretto soffriva di gotta.
Si sono formulate varie ipotesi sulla fuga e arresto del Caracciolo, il più attendibile è Pietro Colletta che affermava: “L’ammiraglio Caracciolo fu preso per il tradimento di un servo, da “remoto asilo”. Da queste parole s'ispirarono gli storici, e gli artisti che vollero tramandare su tela quell’episodio.

domenica 29 gennaio 2017

cupa vecchoa toscanella

targa della cupa  Toscanella dopo la via Fondina  a Chiaiano





Rudere  della Cappella della Toscanella a via Fondina  a Chiaiano



Rudere  della Cappella della Toscanella a via Fondina  a Chiaiano





venerdì 27 gennaio 2017

la via nuova Toscanella a Chiaiano











Piazzetta di Ponte Caracciiolo a Chiaiano



La strada che porta alla zona ospedaliera “ la Nuova Toscanella”

Non tutti sanno che la strada, nota come “Nuova Toscanella”, fu prevista nell’ambito del piano ospedaliero dal ventennio fascista prima dell’ultimo conflitto mondiale e fu realizzata solo nel dopo-guerra negli anni 50/60 dello scorso secolo.
Dal centro di Chiaiano – Polvica, per raggiungere il borgo di Ponte Caracciolo, da dove si entrava facilmente al costituente Polo ospedaliero, (Cardarelli, Monaldi, il nascente nuovo Policlinico ed il rosso Ospedale del Cotugno),  esisteva solo la vecchia Cupa Toscanella, che era un’angusta stradina di campagna, che iniziava da Via Barone a Polvica  e si portava presso un  piccolo borgo, dove esisteva un'osteria ed un incrocio di strade diverse.  Il piccolo Borgo era la Toscanella ed il suo incrocio prese nome di Fondina (Abbascia ‘a Funnina), dove vi era una famosa Cappella dedicata alla madonna, di S.Maria di Costantinopoli , ora divenuta solo un rudere.




Rudere della Cappella della Toscanella a Via Fondina a Chiaiano




 

Targa della Cupa della Toscanella, dopo la via Fondina a Chiaiano


 Dall’incrocio della Toscanella è possibile e lo è tutto oggi, raggiungere sia il Frullone, sia la zona di San Rocco e quindi Napoli, ed ancora da questo medesimo incrocio si può raggiungere la masseria dei Quaranta, da dove, grazie all’attraversamento della più piccola masseria di Nicola Bisogni si giunge facilmente il Borgo di Ponte Caracciolo.Alla fine degli anni ’50 durante l’amministrazione comunale del Sindaco, Achille Lauro, il comandante monarchico, espropriata buona parte dei terreni collinari, agricoli e boschivi, della Toscanella, come già prevista nel  completare il complesso ospedaliero ante bellum) fu realizzata e costruita l’attuale Via Nuova Toscanella, che collega la zona di Ponte Caracciolo e i caseggiati di Via Barone di Polvica – Chiaiano, ed infine, ora, attraverso la nuovissima via dei Ciliegi  anche la strada provinciale, S. Maria a Cubito e l’asse mediano.  
In quell'occasione  si assistette ad una mobilitazione lavorativa di massa, mai vista prima, i disoccupati della zona, (i Chiaianesi senza arte, ne parte), parteciparono alla costruzione della nuova strada “ la Toscanella “ per mezzo dei famosi Cantieri-Scuola. Cantieri-Scuola d’edilizia mobile, creati nel dopoguerra per assorbire la disoccupazione dilagante dopo la chiusura di fabbriche e l’abbandono dell’attività agricola, furono l’unica opportunità di lavoro per sfamare la cittadinanza postbellica. Dopo tale momentanea occupazione, i lavoratori utilizzati nei cantieri scuola trovarono poi una sistemazione definitiva nell’apparato costituendosi del Comune, divenendo così lavoratori stabili negli enti allora formatisi per servizi vari, quali la nettezza urbana, il corpo di vigilanza municipale, e tanti altri servizi specializzati.

sabato 24 dicembre 2016

n'albero illuminato a Natale (Napoli 2016)



Napoli: inaugurato N’Albero, l’albero di Natale più alto del mondo


17934
0
Quest’anno non ci si accontenta del classico Natale con luminarie. Due giorni fa è infatti arrivato a Napoli  “N’albero”,  un albero illuminato da oltre  1.300.000 led multicolore che, con la sua struttura alta 40 metri, risulta essere l’albero pedonale più alto al mondo.
Dopo 18 giorni di lavori serrati, sono state accese finalmente le luci che illumineranno la mega-struttura di Rotonda Diaz, da oggi, per ben tre mesi. Il pulsantino è stato premuto dopo la conferenza stampa di presentazione del progetto, alla quale hanno partecipato il sindaco Luigi De Magistris e il titolare della Italstage Pasquale Aumenta. Insieme, a seguire, hanno effettuato il taglio del nastro che ha ufficialmente dato il via all’attrattiva di Natale sul Lungomare Caracciolo.
Al suo interno, N’albero ospita una galleria commerciale al piano terra, al cui centro sarà installato l’ascensore per accedere ai vari piani. La galleria  contiene 15 spazi espositivi: ci saranno Decò, main sponsor di Nalbero, e poi Flor do’ Café, Fontel, Grimaldi, Renault, Vodafone, Allianz, Brognuolo, Clendy, Franchetti, Nemea, Scaturchio, Mocks Mondadori, Regina Gennaro.
A sette metri d’altezza c’è la zona bistrot-caffè, gestita da Sire Ricevimenti. Ci saranno diversi concept: la parte destra con bar è chiamata Star Caffè, con lo stile della tipica caffetteria; poi c’è la zona Star Fud, un’area con cibo da strada che richiama la parola Sud, e qui si troverà anche un container con Radio Kiss Kiss che trasmetterà in diretta. Continuando a girare per il piano si arriva alla zona Star Events, cioè il ristorante con vista sul Golfo, che sarà aperto anche il 23, 24 e 25 dicembre, e la notte di Capodanno per il cenone, per chi vorrà prenotarsi.
 Infine, a 19 metri d’altezza ci saranno i telescopi per poter osservare dall’alto le stelle ed il Golfo.
L’ingresso sarà gratuito per galleria al piano terra e zona food al primo piano, mentre per i piani più alti e le terrazze panoramiche – che si vogliano raggiungere a piedi o con l’ascensore – si pagherà un biglietto di 8 euro, ridotto a 5 euro per i visitatori oltre i 65 anni e i bambini fino ai 12 anni e gratuito per i bimbi al di sotto del metro d’altezza. Inoltre, convenzioni previste con Città della Scienza, Galleria Borbonica, le Catacombe di San Gennaro e il Complesso Monumentale di San Lorenzo: chi acquisterà il biglietto intero per N’albero potrà pagare il biglietto ridotto per l’accesso a uno di questi siti, e viceversa. La struttura sarà aperta dalle ore 10:00 alle 22:00, dal lunedì al giovedì, con apertura prolungata poi fino a mezzanotte.



  • L’albero è alto 40 metri ed ha una base di 20 mt di larghezza per 20 mt di base.
  • Pesa 400 tonnellate di peso proprio ed ha oltre 30 tonnellate di zavorre stabilizzanti. Il numero massimo di persone che potranno salire sulla struttura è di 750 persone che saranno contate elettronicamente.
  • E’ stato realizzato con un sistema di ponteggio utilizzato di solito negli allestimenti dei grandi palchi per concerti rock in tutto il mondo.
  • E’ illuminato da 1.300.000 lampade a led ed ha 2.000 alberi con radici montati sulle pareti in vasi da 1 mt che saranno successivamente reimpiantati in città.
  • Al piano terra c-[ una zona galleria-shop con stand di Decò, Renault, Grimaldi Lines, Fontel, Scaturchio, Vodafone, Mooks Mondadori, Flor di Cafè, Franchetti gioielli e altri e uno spazio artigianale con prodotti tipici locali e natalizi. La zona-food è al primo piano ed è affidata a Sire.
  • Dispone di 3 terrazze panoramiche a 7 metri con il bancone bar poi a 18 e 30 metri da terra
  • Ha un 1 ascensore da 15/20 persone aperto 14 ore al giorno, tutti i giorni, per accedere alle 2 terrazze superiori e 1 scala per il pubblico accessibile sia in salita che in discesa.
  • Si accede gratis al piano terra e al primo piano mentre per i piani superiori e le terrazze panoramiche si paga un biglietto di 8 euro. Prezzo ridotto a 5 euro per gli over 65 e per i bambini fino a 12 anni. Gratis i piccoli al di sotto del metro di altezza.
  • - See more at: http://www.napolidavivere.it/2016/12/12/nalbero-sul-lungomare-napoli-quello-ce-sapere/#sthash.PmcFpups.dpuf;L
    Vediamo le notizie principali per conoscere la grande struttura natalizia che caratterizzerà questo natale 2016 Napoletano.
    • L’albero è alto 40 metri ed ha una base di 20 mt di larghezza per 20 mt di base.
    • Pesa 400 tonnellate di peso proprio ed ha oltre 30 tonnellate di zavorre stabilizzanti. Il numero massimo di persone che potranno salire sulla struttura è di 750 persone che saranno contate elettronicamente.
    • E’ stato realizzato con un sistema di ponteggio utilizzato di solito negli allestimenti dei grandi palchi per concerti rock in tutto il mondo.
    • E’ illuminato da 1.300.000 lampade a led ed ha 2.000 alberi con radici montati sulle pareti in vasi da 1 mt che saranno successivamente reimpiantati in città.
    • Al piano terra c-[ una zona galleria-shop con stand di Decò, Renault, Grimaldi Lines, Fontel, Scaturchio, Vodafone, Mooks Mondadori, Flor di Cafè, Franchetti gioielli e altri e uno spazio artigianale con prodotti tipici locali e natalizi. La zona-food è al primo piano ed è affidata a Sire.
    • Dispone di 3 terrazze panoramiche a 7 metri con il bancone bar poi a 18 e 30 metri da terra
    • Ha un 1 ascensore da 15/20 persone aperto 14 ore al giorno, tutti i giorni, per accedere alle 2 terrazze superiori e 1 scala per il pubblico accessibile sia in salita che in discesa.
    - See more at: http://www.napolidavivere.it/2016/12/12/nalbero-sul-lungomare-napoli-quello-ce-sapere/#sthash.PmcFpups.dpuf





    Napoli: inaugurato N’Albero, l’albero di Natale più alto del mondo


    Quest’anno non ci si accontenta del classico Natale con luminarie. Due giorni fa è infatti arrivato a Napoli  “N’albero”,  un albero illuminato da oltre  1.300.000 led multicolore che, con la sua struttura alta 40 metri, risulta essere l’albero pedonale più alto al mondo.
    Dopo 18 giorni di lavori serrati, sono state accese finalmente le luci che illumineranno la mega-struttura di Rotonda Diaz, da oggi, per ben tre mesi. Il pulsantino è stato premuto dopo la conferenza stampa di presentazione del progetto, alla quale hanno partecipato il sindaco Luigi De Magistris e il titolare della Italstage Pasquale Aumenta. Insieme, a seguire, hanno effettuato il taglio del nastro che ha ufficialmente dato il via all’attrattiva di Natale sul Lungomare Caracciolo.
    • Al suo interno, N’albero ospita una galleria commerciale al piano terra, al cui centro sarà installato l’ascensore per accedere ai vari piani. La galleria  contiene 15 spazi espositivi: ci saranno Decò, main sponsor di Nalbero, e poi Flor do’ Café, Fontel, Grimaldi, Renault, Vodafone, Allianz, Brognuolo, Clendy, Franchetti, Nemea, Scaturchio, Mocks Mondadori, Regina Gennaro.
    • A sette metri d’altezza c’è la zona bistrot-caffè, gestita da Sire Ricevimenti. Ci saranno diversi concept: la parte destra con bar è chiamata Star Caffè, con lo stile della tipica caffetteria; poi c’è la zona Star Fud, un’area con cibo da strada che richiama la parola Sud, e qui si troverà anche un container con Radio Kiss Kiss che trasmetterà in diretta. Continuando a girare per il piano si arriva alla zona Star Events, cioè il ristorante con vista sul Golfo, che sarà aperto anche il 23, 24 e 25 dicembre, e la notte di Capodanno per il cenone, per chi vorrà prenotarsi.
     Infine, a 19 metri d’altezza ci saranno i telescopi per poter osservare dall’alto le stelle ed il Golfo.
    L’ingresso sarà gratuito per galleria al piano terra e zona food al primo piano, mentre per i piani più alti e le terrazze panoramiche – che si vogliano raggiungere a piedi o con l’ascensore – si pagherà un biglietto di 8 euro, ridotto a 5 euro per i visitatori oltre i 65 anni e i bambini fino ai 12 anni e gratuito per i bimbi al di sotto del metro d’altezza. Inoltre, convenzioni previste con Città della Scienza, Galleria Borbonica, le Catacombe di San Gennaro e il Complesso Monumentale di San Lorenzo: chi acquisterà il biglietto intero per N’albero potrà pagare il biglietto ridotto per l’accesso a uno di questi siti, e viceversa. La struttura sarà aperta dalle ore 10:00 alle 22:00, dal lunedì al giovedì, con apertura prolungata poi fino a mezzanotte.






    L'albero illuminato di Napoli ( allestito Natale 2016)

    sabato 17 dicembre 2016

    è nucillo






    ' O  Nucille di Giulia  2016



    ' O  Nucille di Giulia  2016 



    ' O  Nucille di Giulia  2016


    ' O  Nucille di Giulia  2016



    domenica 20 novembre 2016

    Come si preparava l'evento natalizio




    Nel periodo di fine novembre ci si preoccupava di come allestire il simbolo più importante dell'annuale avvenimento natalizio, il presepe. Stiamo parlando degli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. prima dell’avvento della plastica,con accessori preconfezionati come si è solito fare attualmente,  nei giorni antecedenti le festività natalizie, per allestire ed adornare i presepi, si andava nella selva a raccogliere erbe particolari, come le felci, dette ‘a restina , I pungitopi, detta ’a ruscata, pianticelle con foglioni sempre verdi e con infiorescenze a palline di colore rosso, a strattapare dall'umido terreno, ‘o pellicce, muschio fresco di colore verde scuro per rappresentare viottoli e selciati nel simulare i luoghi sul presepe, dove nacque Gesù. 
     
    'A restina (foglie di lelci)







    'A ruscata  ( rametti di fiori di pungitopo  )



     
    'O pelliccio ( piccoli cespugli di muschio)



     
    Statuine rappresentati la sacra famiglia



    Il presepe si costruiva con  poco e con statuine di terracotte  creati da maestri artigiani detti  'e pasturare che li preparavano fabbricandoli tutto l'anno.

    martedì 15 novembre 2016

    La ricchezza naturale di Chiaiano






    Prima dello scempio, che fu operato nel Parco delle Colline a Nord di Napoli, nella selva dei Camaldoli  - zona Chiaiano –  la notte del 17 febbraio 2009 alle ore 2,30, con l’apertura di una discarica di rifiuti solidi urbani  della città di Napoli, era considerato un territorio da preservare per i posteri per la sua unicità e salubrità.

     
    Veduta aerea della discarica di Chiaiano

    Basti pensare che famigliole intere del quartiere e non solo, s’inoltravano per il passato nella Selva di Chiaiano,(‘a severa) per trascorrere una giornata all’aria aperta, era una vacanza necessaria per ritemprarsi in qualsiasi periodo dell’anno, tranne quello invernale, perché l’intera boscaglia diventava una sorta di fiumiciattoli, che invadevano le straducole e le mulattiere, mentre in autunno era bello  cimentarsi a raccogliere castagne, cadute dagli alberi nei loro scrigni acuminati, (i cardi)  od ad estirpare daò manto soffice del sottobosco   violette profumatissime, di cui se ne facevano dei bei mazzetti, erano i ciclamini odorosissimi, da noi chiamati “spaccatiane”.

    Discarica di Chiaiano

     

     

    particolare della selva di Chiaiano

     

     

    ,

    Si può annoverare che infinite generazioni hanno beneficiato dell’ossigeno salubre proveniente dal fogliame sempre verde dei castagneti ammirando la bellezza della natura, che, senza chiedere nulla, ogni anno si rinnova e dona i suoi migliori prodotti, quali :          (i funghi, le castagne, la legna, frutti variopinti di bosco, fragole e more ed alcune erbe medicinali).

    fungo porcino ( 'o capenire)






    castagne nel cardo



     
    Ciclamino della selva di Chiaiano (spaccatiane)


     
    E’ uno spettacolo sublime (specie in autunno inoltrato) vedere la nascita di un prelibato fungo nostrano (il porcino)  da noi chiamato (‘o capenire), che appartiene alla famiglia dei funghi boleti, il cui nome scientifico ‘o altisonante è “Boletus aereus”. (per lo più i porcini, s’incominciano ad intravedere, quando fanno capolino tra i raggi di un tiepido sole autunnale sotto le latifoglie largamente presenti nel territorio della Selva di Chiaiano.) Che dire poi degli altri funghi tutti per lo più commestibili, anche se non di prelibata qualità, come le fungecchie, dette anche ‘e peperinie, quelle, con gambo e cappella bianche, nome scientifico agarici e russulelle (le rossole) e manelle ‘e Gesù Criste (spugnole bianche o rossastre).
     Il dono più concreto del bosco della selva era, infine, la legna che si ricavava dal taglio degli alberi di castagno più vecchi, che erano utilizzati  per fare  travi,  travetti,  botti,  tini,  travicelle , le famose       " ‘e chiancarelle ", in italiano  sono dette panconcelli  (chiancarelle) piú o meno sottili assi trasversali di legno di castagno, assi che poste di traverso sulle travi portanti facevano da supporto ai solai e alle pavimentazione delle stanze .

    Con i rami secchi degli alberi di castagno infine s’intrecciavano al fine di fare degli inserti da ardere, le note fascine per alimentare il fuoco nel forno per fare il pane e per cuocere pizze o torte speciali e  particolari . 


     
    Panconcelli (chiancarelle) per solai






    Fascine di rami secchi di alberi di bosco