lunedì 18 luglio 2016

'O VAMPIETTO



 'O vampietto

 ( carrettino per la vendita di noci , nocelle e varie)
 'O vampietto (Do Pere  e 'O Musse)
 

 ( carrettino per la vendita di trippa,centopelle )



 dipinto da Pittura, quale sfondo sul Vampietto



venerdì 17 giugno 2016

monete metalliche in lire in Bronzital

Monete metalliche in lire in Bronzital


Nella storia delle monete italiane sono stati usati diversi metalli, dette leghe, dei quali magari conosciamo il nome, ma non la composizione

In Italia, infatti dopo la Costituzione ( anno 1948 )  sono state  utilizzate diverse leghe per la coniazione delle monete 












 

la Lega più usata  per la coniazione di monete fu :ACMONITAL
L’acmonital (abbreviazione di ACciaio MONetario ITALiano) è un tipo di acciaio inox composto essenzialmente da ferro (82%), cromo (18%) e nichel (10%) ed è la lega più usata in Italia.
 La Repubblica Italiana utilizzò l’acmonital per le monete da 50 e 100 lire e per la parte esterna delle monete bimetalliche da 500 lire, dal 1953 fino al 2001.













Le monete coniate  non con la lega ACMONITAL durante la Repubblica Italiana, furono due : la 20 e 200 lire
Tali monete furono coniate nella lega :BRONZITAL
Il Bronzital è una particolare lega di bronzo composta da rame (82%), alluminio (16%) e, dal 1968 per renderla più splendente, Nichelio (2%). In Italia è stato utilizzato per le monete da le 20 e 200 lire.
Il pezzo da 20 lire in bronzital, battuto per la prima volta nel 1955 e nel 1956 a titolo di  ‘’prova‘’, e messo ufficialmente in circolazione dal 1957, aveva diametro di 21,3 mm ed il peso è di 3,6 grammi
La 20 Lire in bronzital aveva sul dritto il volto femminile dell'Italia con le due spighe sulla testa e che fu l’immagine di quasi tutte le prime monete fatte nei primi anni della Repubblica, mentre sul rovescio tale moneta era rappresentato da un ramo di quercia.

Il pezzo da 200 lire in bronzital, battuto per la prima volta nel 1977, e messo ufficialmente in circolazione dal 1977, aveva diametro di 24 mm ed il peso è di 5 grammi
La 200 Lire in bronzital aveva sul dritto il volto femminile dell'Italia con solo la capigliatura raccolta sulla testa, mentre sul rovescio tale moneta era rappresentato da un ingranaggio dentato, simboleggiante il lavoro, al centro un grande 200 lire e in basso al centro l’anno della coniazione.

 





giovedì 9 giugno 2016

Il Borgo di Santa Croce - Chiaiano


Il Borgo di Santa Croce




Panorama del borgo di Santa Croce - Chiaiano



Il borgo di Santa Croce



Piazzetta Santa Croce


Santa Croce è una contrada di Chiaiano, o meglio è un borgo collinare facente parte del vasto territorio della ex Circoscrizione di Chiaiano , che ora insieme ai quartieri di Piscinola e Scampia costituisce la VIII^ Municipalità di Napoli.

Santa Croce, quindi , è il borgo a nord - Est di Chiaiano, e la sua nascita, rispetto alle altre contrade di Chiaiano, è forse la più recente. L’unica fonte della sua formazione ci è data dagli archivi ecclesiastici, in cui si parla di un'antica cappella di S.Croce ad Orsolona, quando dipendeva giurisdizionalmente dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie di Capodimonte.

È probabile, pertanto, che i primi insediamenti di famiglie sorti a Santa Croce fossero a carattere silvo-pastorale, sulla piana dell'Orsolone, cioè, si siano avuti nel periodo romano con l'assegnazione di terre ai coloni, o meglio a contadini terziatori o parzionari ai quali i monasteri affidavano i loro terreni,

La conferma ci viene da un ritrovamento archeologico cui un'antica lapide sepolcrale che, come riferisce lo storico, Capaccio, fu trovata nel casale di Santa Croce,  quando nel 1893 a seguito di un restauro dopo un incendio della sacrestia della chiesa di S. Croce ad Orsolone,  riportante la seguente dicitura:                "ET CORNELIAE FELICULAE UXORI"

Nel periodo longobardo o poi durante il Ducato napoletano, le donazioni e lasciti fatte alle chiese e ai monasteri e pertanto molte delle proprietà terriere finirono col determinare i cosiddetti  casali, per cui con lo stesso criterio nacque così, pure  S.Croce.

Avvalora tutto ciò un atto rogato, dove è vergato che il 10 ottobre 1130, che Sica e Drosa, figlie di Cesario Calli, detto "Bacchettone",  permutarono con Gianbattista Salernitano, signore delle terre della collina a nord di Capodimonte, un terreno nel luogo detto "Publicati et Lamme Claulanum" cioè di PoIvica e lave di Chiaiano vicino al Cavone di Pesaturo.


 
Mappa della zona da via croce  ed il cavone di pesaturo







 L'appezzamento del terreno confinava, tra l'altro, ad oriente con la terra della Chiesa di S. Croce della regione "Forurn" cioè al Mercato Vecchio. da cui aveva ingresso.  Si argomenta, quindi, che la Chiesa di Santa Croce possedeva un fondo che dalla via Croce di Polvica si estendeva fin sopra ed oltre l'attuale cimitero di Chiaiano verso i "Calori" per cui luogo che ci interessa venne a trovarsi sopra il detto fondo di S. Croce o nel fondo stesso (R.N.A.M. -131 e 132 D.C. ) 
La stessa Chiesa possedeva altra masseria a Marianella e chissà quante altre doveva possederne sulle pendici dei Camaldoli, verso l'Arenella ed altrove, per cui la cappella a "Ianula", poi Orsolone, per distinguerla  da altre recanti la stessa denominazione.

Nel 1688 fu costruita l’attuale Chiesa anch’essa recante la stessa denominazione “ chiesa di Santa Croce” sullo stesso terreno (noto come Orsolona) della vecchia cappella. Il territorio della nuova parrocchia fu ampliato, comprendendo altre cappelle (Cappella dei Cangiani e quella della Reginae Paradisi ai Guantai) nonché tutta la zona di Nazareth.

Il borgo di S, Croce si chiama così, per I'antica cappella, esistente sul posto già prima del 1688, epoca in cui fu eretta l’attuale Parrocchia.

In tali borghi o contrade, fino al 1805, la parrocchia  rappresentava oltre a luogo di preghiera, di festa, era anche funzione di cimitero, di municipio, sia come ufficio anagrafico che di stato civile, ma in essa, e successivamente nelle Arciconfraternite contigue, si riunivano il sindaco e gli eletti.

 Tutto ciò quindi avveniva nelle chiese e negli spazi antistanti ad esse, finché con la Rivoluzione Francese, ed a seguito della Repubblica Partenopea nel 1799 e poi il decennio deIIa occupazione militare francese, sotto il regno di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, il popolo cominciò ad allontanarsi  dalla chiesa ed  ad esercitare la vita organizzativa civile fuori dalle mura ecclesiastiche, creando edifici come il municipio, il cimitero e spazi per le feste, e nacque così il cosiddetto periodo civile.

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Con la fine del feudalesimo e la nascita dei Comuni, il borgo di S.Croce entra a far parte (nel 1807) del territorio dei Comuni Riuniti di Chiaiano, Polvica e S.Croce.

Subì così tutte le vicende politiche e amministrative dei Comuni Riuniti facendo parte del Circondario di Marano, mentre come giurisdizione ecclesiastica apparteneva alla Diocesi di Pozzuoli.

 Nel 1926, infine, durante il periodo fascista divenne insieme a tutti i Comuni riuniti quartiere di Chiaiano e Uniti, facente parte della Grande Napoli.

 E' stato facile conoscere il toponimo del luogo di S Croce, mentre non lo è per "Orsolone".Si conosce solo che il luogo già nel periodo ducale si chiamava "Ianula" come è certo che già nel 1646 il nome si era trasformato in “Orsolone". 

Orsolone potrebbe derivare dalla zona  che va dalla Porta Donnorso esistente fuori le mura della città,  fino allo Scudillo che era  di proprietà della famiglia Ursi o Orsi cioè di quel Pietro Ursi, detta "Comite Maurone" il cui figlio Gregorio, nel 1066. donò alla Chiesa di Santa Restituta nel Duomo di Napoli un fondo alla Conocchia, allo scopo di godere delle preghiere che i sacerdoti o chierici recitavano in detta Congregazione. . Tale fondo confinava con i terreni di proprietà degli eredi di Maio. che fino a pochi anni fa possedevano e dove attualmente è stato costruito il Nuovo Policlinico.

Per completare la storia recente di Santa Croce, ho l’obbligo di far ricordare ai posteri, due figure  che nella loro vita si sono prodigati per far conoscere la soavità e la bellezza naturale del piccolo grande Borgo di Santa Croce.

Il primo personaggio è stato: “ Luigge ‘ O Zaine, de’ Calure ‘e Vasce”, alias Luigi Ruggiero ('o Comunestono), che nella sua ignoranza, era convinto di conoscere la vita e comprendeva i fatti, che accadevano, poiché aveva una fede incrollabile nel Comunismo, era un fanatico ed acceso comunista con i suoi baffoni alla Stalin. Le sue convinzioni erano così forti che non disdegnava di manifestarle specie durante il periodo fascista, che lui riteneva male estremo dell’umanità.
L’unica speranza per lui era che il Comunismo era l’unica forza per far cambiare la realtà esistente, fatta da ingiustizie e sopraffazioni delle classi dominanti, dei padroni, dei Signori nobili.
Fu un instancabile difensore dei deboli, degli operai e si batté con tutte le sue forze contro i fascisti ed i nazisti tedeschi, difendendo il famoso ponte di Via Margherita nel tratto dei Calori di basso fino a Chiaiano dai guastatori nazisti, che volevano farlo saltare durante le 4 giornate di Napoli del 1943.
Difese i suoi compagni di lavoro, “ ‘E Muntesi”, ossia i Cavapietre, operai, che lavoravano estraendo pietre di tufo dalle cave disseminate dappertutto nella selva, per conto di vari padroni, che volevano spadroneggiare senza pagare il giusto salario, dovuto per quel pesante, pericoloso e monotono lavoro.
Per arrotondare il suo esiguo reddito di cavapietre, esercitava una piccola attività secondaria, quella del Taverniere-oste, anche se il luogo, dove vendeva il vino da lui prodotto, non era né una bettola, né una taverna, ma la sua abitazione a Calori di Basso, offrendolo a prezzo modico ai viandanti che passando nei pressi, si fermavano per una breve sosta, mentre si recavano al borgo di Santa Croce, attraverso via Margherita, quando non c’era ancora Via Toscanella, 
Tale sosta era quasi obbligatoria per tutti quegli operai, che, terminato il loro lavoro dall’Ospedale Monaldi o dal Cardarelli, si ritiravano a casa, a cui non dispiaceva la piacevole bevuta, facendosi un quartino di vino, quello buono di Luigge.
L’altro personaggio, diciamo pure mitico fu Raffaele Martino, conosciuto come "Rafele 'E Santa Croce", che eletto segretario della sezione del PCI nel 1950 non fece mai mancare la voce del Borgo di Santa Croce nei vari contesti, dove partecipava per far conoscere i problemi della sua zona, come l’illuminazione delle strade, il sistema fognario inesistente, la scuola periferica elementare, la ristrutturazione del Cimitero locale, ma soprattutto la tagliatura dell’erbaccia che invadeva le strade di accesso al Borgo, quando il loro tracciato attraversava le campagne, e quasi come  vigilante costringeva, i lavoratori addetti alla pulizia delle strade, a rendere il  transito  normale delle stesse, sicuro ed efficiente.  Con l’istituzione della Circoscrizione del Quartiere di Chiaiano, che comprendeva anche il Borgo di S.Croce, fu fino alla sua morte, eletto Consigliere di tale consesso amministrativo, e fu un preminente rappresentante della sua contrada ( S.Croce) tanto che spesso durante l’assise si discuteva delle problematiche del suo borgo, come la costruzione della scuola elementare di santa croce.
Il suo prodigarsi attivamente per la sua comunità (Santa Croce), era molto apprezzato e stimato dai cittadini di quella zona, che  durante le consultazioni elettorali, il suo partito il Pci nei seggi locali, dove si votava, superava sempre più del 50% dei consensi.
La prima volta che tale avvenimento si verificò, fu durante la consultazione sul Referendum, abrogativo del divorzio del 1975, e per questo motivo fece imprimere sull’insegna della Sezione locale del PCI, la scritta “16 giugno 1975” per far ricordare nel tempo il suo impegno inconfondibile, che la lotta paga.
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mercoledì 1 giugno 2016



Foto della via S. Maria a Cubito


Via nuova san  Rocco ( Inizio Via S. Maria. a  Cubito)



Edicola in ricordo dell'apertura di Via S. Maria a Cubito)







Contenuto  dell'edicola in ricordo di Via S. Maria a Cubito)







Mappa del tracciato della S, maria a Cubito (sul territorio di Napoli)

martedì 26 aprile 2016

La Dracma, la moneta metallica dell'antichità accettate ovunque



Dollaro americano( moneta Metallica d0argento)







Euro ( moneta bimetallica Europea)



Euro (Moneta Diritto italiana)






















La moneta metallica al pari delle attuali monete (Dollaro ed Euro) riconosciute ed accettate in egual misura in tutto mondo), fu  nell’antichità  “la Dracma“.

 
Dracma  Ateniese ( moneta metallica in Argento)






La Dracma, in special modo  la Dracma Ateniese,  fu quella coniata col cosiddetto “piede attico”, poiché rappresentava  la misura ponderata  utilizzata ad Atene e nei territori ad essa  politicamente e commercialmente legati.
La Dracma era effigiata sul diritto  dalla testa della Dea  Atena con il profilo rivolto a destra ornata da orecchini indossante un elmo crestato, abbellito con rami di olivo. 

 
Dracma (diritto della moneta raffigurante Atena)


  
Al rovescio era impressa La Civetta , l’animale sacro alla Dea Atena, recante anch’esso un ramoscello di olivo, quale simbolo astrale della Dea. 
DRACMA ( rovescio della moneta raffigurante la Civetta)





Tale moneta (la Dracma) fu utilizzata per qualsiasi scambio commerciale per tutti i paesi del Mediterraneo  ed anche nei Paesi del Vicino Oriente.





Mappa della circolazione della Dracma nell'Antichità)




 
DIDRACMA (moneta da 2 Dracma d'argento)


 
TETRADRACMA (moneta da 4 Dracma d'argento)
TRiem





 mentre per gli scambi commerciali quotidiani  erano usate monete  di formato più piccole, ma sempre di argento, denominate “gli Oboli”,  che avevano come divisionali Emiobolo(del valore di ½ Obolo), il Triemobolo  ( del Valore di ¼ di Obolo).

OBOLO (monetine di piccolo formato , ma d'argento)


 
Emioboli eTriemoboli ( monetini d'argento di 1/2 e 1/4

Obolo)









 
Il termine, Obolo è usato anche oggi nel senso figurato di piccola moneta, tassa, piccola donazione o piccolo contributo; questo significato proviene dal ruolo che questa moneta ebbe nella mitologia greca.
Tra i decimali infine fu coniata un moneta metallica di egual formato, ma  meno pregiata, coniata con il metallo di Rame, che serviva  per gli scambi della sola  commercialità  di piccole merci e facili prestazione di servizi,  chiamata Kalkos, che valeva appena un ottavo di Obolo.

domenica 17 aprile 2016

La mitica Cynara, traformata in carciofo. ,


La mitica Cynara




. La storia del carciofo è legata ad una antica leggenda  dell’antica Grecia, da dove nasce poi un grazioso mito. Il carciofo, infatti, secondo la mitologia è uno dei tanti desideri amorosi avuti  da Zeus.(Giove)
Si racconta che  ai piedi del monte Olimpo nella boscaglia vivesse una bellissima ninfa di nome Cynara, la quale era bellissima perchè aveva la particolarità di avere degli occhi bellissimi dalle delicate sfumature verdi e viola. Giove (Zeus) appena s'accorse di tanta bellezza se ne innamorò ed iniziò a corteggiare la bella ninfa. 
Cynara, la meravigliosa ninfa, oltre ad essere di animo buono e dolce era anche molto orgogliosa e, non accettando la corte incessante del Padre degli Dei, rifiutò ogni sua avance.









Giove non si perse d’animo e ritentò svariate volte pur di conquistare il cuore della bella Cynara, che puntualmente però  lo respingeva.
Un giorno, infine, Giove si arrabbiò per i continui rifiuti della ninfa e non potendo più tollerare tale situazione decise di punirla trasformandola nell’ortaggio che più le somigliava.

 

Il carciofo in fiore, ortaggio sano e dal cuore tenero

D











Tale vegetale doveva avere una scorza dura e spinosa, come il carattere e l’atteggiamento dimostrati da Cynara verso il re dell’Olimpo, e al contempo un cuore tenero e dolce come di fatto era l’animo della bella ninfa.

 
Il cuore è la parte più buonae tenera del carciofo










Campo coltivatocon carciosi sardi con spine




Per quanto riguarda i colori, questi sarebbero stati il verde ed il viola come gli occhi di Cynara, dalla quale, alla fine, nacque il carciofo.
I carciofi più buoni sono quelli sardi che più rappresentano il mito di Cynara .



mercoledì 13 aprile 2016

Dracme greche


Dracme - monete greche



 Tetradracme ( 4 dracme) moneta dell'antica grecia
 Con l'effige incisa della civetta e della dea Atena





Moneta greca  da  1 euro ( simbolo la civetta)





L’emblema della Civetta fu ed è  l’emblema ed il simbolo di Atena, dea greca della saggezza, e patrona dell'antica città di Atene e da cui ci giungono le prime testimonianze e gli stessi attributi di cui sotto erano immagini della sapienza e della intelligenza della Dea, nonchè della capacità di “vedere oltre”, di prestare attenzione, di saper intuire, portatrice di saggezza dunque arte e conoscenza; (ed è per questo motivo che sulla moneta da quattro dracme era incisa l’immagine di questo rapace ed attualmente è la civetta  è incisa sulla moneta di €  1).


L'effige di questo uccello prevale in moltissime statue o raffigurazioni di Atena, posta indistintamente sulla mano destra o su quella sinistra. La civetta viene accostata sia al mondo lunare e misterioso della notte, alla chiaroveggenza, alle arti magiche, alle visioni, che alla capacità di illuminare le tenebre dell’ignoranza umana con la luce del raziocinio.