lunedì 9 aprile 2018

I vari Re di Napoli , noti come Carlo numerati





CARLO  fu il nome, che è riportato e trascritto nella  storia del Regno di Napoli,  da quando il primo Re il regno della città Partenopea, Napoli, la fece diventare autonoma ed indipendente.

 Come Re di Napoli nel tempo dal 1266 al 1759 -  i  Re Carlo furono tanti,
se ne annoverano circa 8 (otto) .

 
Re di Napoli, Carlo I d'Angiò


 1°  Re Carlo  - fu  "Re Carlo I° d'Angio" (nacque a Parigi nel marzo 1226- e morì a Foggia, il 7 gennaio 1285), settimo figlio del Re di Francia, Luigi VIII ( detto il leone) e di Bianca di Castiglia, la quale divenne alla sua morte santa e venerata in Francia.

Fu re di Napoli e di Sicilia (dal 1266 .- 1285),  Discendendo dai Capetingi potè fregiarsi del titolo di Conte D’Angiò, conferitogli dal fratello, il Re Luigi IX ( San Luigi)
Conquistò il Regno di Napoli sconfiggendo Il re Manfredi di Svevia nella battaglia di Benevento ed a Tagliacozzo Corradino di Svevia.
Durante il suo regno accaddero in Sicilia i famosi Vespri Siciliani.
Trasferì la capitale del suo regno a Napoli e fece costruire la sua reggia come una fortezza inespugnabile, il noto Maschio Angioino, che è divenuto uno dei monumenti più rappresentativi di Napoli.


Maschio Angioino







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Re di Napoli, Carlo II d'Angiò (detto lo Zoppo)



2° Re Carlo - Fu Re Carlo II° d'Angiò , figlio di Carlo I° d'Angio, noto pre come  "lo Zoppo", nacque a Napoli nel 1254 e morì il 5 maggio 1309.
 Fu Re di Napoli dal 1285 fino alla morte  avvenuta il 1309. Oltre ad essere sovrano  di Napoli, Carlo II, fu principe di Salerno  dal 1266, poi conte d'Angiò e del Maine, Conte di Provenza e di Forcalquier, principe di Taranto, Re d'Albania, principe d'Acaia e Re titolare di Gerusalemme.

Chiesa di san Pietro a Maiella (voluta da Carlo II d'Angiò)
  



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3° Re Carlo - Fu Re Carlo III° d'Angiò-Durazzo , ( nipote di re Carlo II d'Angiò e cugino di Giovanna I° d'Angiò,detto della Pace, o il Piccolo. - Nacque da Lodovico di Durazzo e da Margherita Sanseverino, la data e il luogo della nascita,sarebbe avvenuta verso il 1345 a Napoli  e la morte a Visegrád, 24 febbraio 1386),
, Fu re di Napoli con il nome di Carlo III, dal 1382, e dal 1385 anche  re d'Ungheria con il nome di Carlo II detto il Breve, perchè durò poco. Fu, inoltre, principe d'Acaia, dal 1383, e re titolare di Gerusalemme.
Dopo la sua morte gli succederanno entrambi i figli sul trono di Napoli, prima Ladislao e poi Giovanna, entrambi però moriranno senza figli legittimi, determinando in questo modo la fine del dominio angioino sul Regno di Napoli.


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Re Carlo IV° di Napoli , di Valois (Re Carlo VIII° di Francia)




 4° Re Carlo - Fu Re Carlo IV°   Valois – d’Angiò  
( noto meglio come Carlo VIII  re di Francia e Re di Napoli      
 fu per soli 5 mesidopo aver sconfitto il Re’aragonese, Ferrandino  che dopo un po’ si riprese di nuovo  il Regno)
Fu Re di Napoli dal 22 febbraio 1495 al 7 luglio 1495. 
è famoso
E' ricordato nella storia per questo episodio.
 Nel 1494 Carlo VIII di Francia si dirige verso il Regno di Napoli, di cui si ritiene legittimo erede. Mentre viene accolto favorevolmente a Milano da Ludovico il Moro, incontra delle resistenze a Firenze, tornata repubblica alla morte di Lorenzo il Magnifico. Pier Capponi, ambasciatore fiorentino che minaccia, se non fossero state esaudite le sue richieste, di ordinare alle trombe di suonare l`attacco, replica così a Carlo VIII: "Voi sonerete le vostre trombe, noi soneremo le nostre campane!".






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Re Carlo IV  Asburgo di Spagna earlo V di Napoli







    Re Carlo -  fu  "Re Carlo IV°  Asburgo di Spagna        ( figlio della Regina Giovanna III di Casiglia - detta la pazza - e di Filippo I d'asburgo (detto Il bello)
nel 1519 fu imperatore del sacro Romano Impero come Carlo V  e divenne come Carlo I  re di Spagna) 
Grazie a svariate eredità riunì sotto il suo dominio estesi territori nell'Europa occidentale, centrale e meridionale e delle colonie spagnole nelle Americhe e in Asia. Padrone di un impero talmente vasto ed esteso che si estendeva su quasi quattro milioni di chilometri quadrati[2] gli viene tradizionalmente attribuita l'affermazione secondo cui sul suo regno non tramontasse mai il sole.
                           14 marzo 1516   //      24 luglio1554




Statua di re Carlo V  a Napoli




Le statue di Palazzo Reale: la storia degli otto re del Pebiscito
Carlo V d'Asburgo, nato nel 1500 e morto nel 1558, è stato Imperatore del Sacro Romano Impero come Carlo V, Re di Spagna, Re di Sicilia, Re di Sardegna come Carlo I, Re di Napoli come Carlo IV, e Duca di Borgogna come Carlo II. Passò per Napoli una delle più importanti figure della storia europea, padrone di un impero talmente vasto che su di esso – la frase gli viene attribuita – “non tramontava mai il sole”.




Esiste una storiella napoletana delle ultime 4 statue che pare dicano come dei personaggi fantastici ( Carlo V – Carlo III –Murat –Vittorio Emanuele II), per scoprire         “ Chi ha pisciato cca ‘nterra" indicato  col dito da 
 Carlo V, mentre Re Vittorio Emanuele II pare dica : "tagliammece  'o pesce").













 

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Re Carlo V d'Asburgo, fu anche Re di Napoli






  Re Carlo -  fu  "Re Carlo V°  Asburgo di Spagna, era Carlo II d'Asburgo (Madrid, 6 novembre 1661Madrid, 1º novembre 1700), soprannominato Carlo "lo Stregato (Carlos el Hechizado)", fu l'ultimo Asburgo di Spagna. Fu  Come Carlo II, re di Spagna e dell'impero d'oltremare di Spagna, Sicilia   e Sardegna, duca di Milano, sovrano dei Paesi Bassi spagnoli, conte palatino di Borgogna e, come Carlo V, re di Napoli.



Fontana di Monteoliveto o di Carlo II






La fontana fu costruita per volere del vicerè don Pietro Antonio d’Aragona, come ringraziamento al sovrano (eletto a soli 4 anni come Carlo II Re di Spagna e Carlo V di Napoli). I Napoletani  lo definirono " o re piccerille" 











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Re Carlo VI d'Asburgo, fu anche Re di Napoli



  Re Carlo , fu Re Carlo VI° d'Asburgo
(Vienna, 1º ottobre 1685 – Vienna, 20 ottobre 1740) è stato imperatore del Sacro Romano Impero e                Re di Napoli come Carlo VI, Re di Sicilia, Re di Sardegna, Re d'Ungheria, Re di Boemia, Duca di Milano, Duca di Parma e Piacenza, Re di Spagna e Conte di Barcellona come Carlo III e Duca di Teschen .




Carlo VI°  Asburgo d’Austria ( figlio di Leopoldo I d’austria e fu re di Spagna come Carlo III e quando divenne anche imperatore del sacro romano impero come Carlo VI,  rinunciò al titolo di  re Carlo III  di Spagna








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Re Carlo III d'Asburgo Borbone di Spagna  e Re di Napoli







      Re Carlo - fu Re  Carlo VII°  Asburgo – Borbone di Spagna  ( quando lasciò Napoli e divenne    Carlo III re di Spagna e così fu ricordato sempre pure a Napoli, anche se in realtà fu incoronato dal papa Clemente XII,  re di Napoli come Carlo VII perchè nel computo non si tenne conto del Re francese " Carlo VIII di Valois" che nun durò neppure un anno come Re di Napoli.regno Napoli dal 15 maggio 1734 al 10 agosto 1759.
Re Carlo di Borbone  fu un mecenate dell’arte, amato ed idolatrato dal suo popolo, soprattutto per la costruzione delle grandi opere che lasciò come. Il teatro San Carlo, il Palazzo reale di Caserta, quello di Capodimonte,           i Ponti della Valle dell’acquedotto di Maddaloni, l’Albergo dei Poveri.

Teatro San Carlo a Napoli


Reggia di Caserta
Reggia ora museo di Capodimonte
I ponti della valle di Maddaloni
Reclusorio o Albergo dei poveri



                      


                                                      
















giovedì 29 marzo 2018

Dopo il processo di P.za del Pleb. I Savoia - 11^ puntata



Storia di Casa Savoia     -        Umberto II di Savoia


               -  Quarta ed Ultima  puntata   - 

                          
          L'esilio e la morte







E’ passata una settimana, Professò, finalmente, vi siete fatto vivo! Speravo tanto d’incontrarvi, pur non sapendo quando, perché avevo tanta curiosità di conoscere come era finita la vita di Umberto di Savoia, l’ultimo Re d’Italia, il cosiddetto Re di maggio e come trascorse l’esilio,  come morì e chi l’assistette dei suoi fino alla fine".


“Non ti preoccupare, mio caro, Castagna, spero come sempre d'essere esauriente, per quanto mi è possibile, anche nei particolari”.

Risposi salutando e mi scusavo di non essermi venuto prima, giustificando che non avevo sopportato la glaciale temperatura, che si era abbattuta durante questi giorni improvvisamente nella nostra città, era gennaio inoltrato.


Umberto II di Savoia, in partenza da Ciampino
il 13 giugno 1943
“Allora! Eravamo rimasti che, dopo il Referendum, Umberto II di Savoia, aveva lasciato Roma ed a bordo di un aereo si era diretto verso il Portogallo a Cascais, facendo, però, uno scalo tecnico a Barcellona in  Spagna e  così lo  ritroviamo in esilio, in una terra straniera e dopo pochi giorni si riunì con la moglie, Maria Josè e tutti i suoi 4 figli. I quali, madre e figli l’avevano preceduto qualche giorno prima”.

Umberto II di Savoia e Maria Josè ed i loro 4 Figli



"Caro Tore Castagna, devi sapere che il buon Umberto, dopo il proclama di “Roma del 13 Giugno1943, dove il risultato elettorale anche se provvisorio sanciva la vittoria alla Repubblica, era convinto che dopo un breve periodo di allontanamento dall’Italia, sarebbe ritornato dopo la ratifica dei risultati definitivi, che avrebbe dovuto pronunciare la Suprema Corte di Cassazione  per il giorno 18 giugno1943". (La ratifica era necessaria, dopo il controllo delle schede ritenute errate, nulle e quelle in bianco, perché, a seguito dei ricorsi presentati dal movimento dei monarchici, occorreva anche un’ulteriore giusta interpretazione della legge, per la quale aveva bisogna di una chiarificazione per come si doveva intendere il raggiungimento del quorum, se in base alla quantità de votanti legittimi o dei voti validi espressi, compresi quelli errati e quelli senza alcuna indicazione)


Il dubbio fu sciolto definitivamente con la sentenza della stessa Suprema Corte di Cassazione emessa  il 18 giugno 1946, che sancì con una votazione di dodici contro sette (La corte era composta di diciannove magistrati)una volta per tutte la nascita dello stato repubblicano. La ratifica dei risultati definitivi fu pronunciata dalla Corte di Cassazione con una maggioranza assoluta dei due terzi rigettando i vari ricorsi e stabilendo che: per maggioranza degli elettori votanti, si doveva intendere maggioranza dei voti validi, e così fu ufficializzata  la nascita definitiva  della Repubblica Italiana.

"Era convinto, Umberto, che il suo allontanamento dall’amata Patria, si doveva ritenere un segnale significativo, come suo personale apporto alla pacificazione  del popolo,  e poi col suo ritorno,  avrebbe contribuirto fattivamente alla ricostruzione dopo gli avvenuti disastri della guerra.”
 Risposi poi alle altre domande informando il mio amico interlocutore che: "Umberto di Savoia, dopo aver perso il titolo di Re ed il potere, nell’esilio di Cascais in Portogallo assunse il titolo onorifico di “Conte di Sarre”, come già in precedenza, aveva fatto il suo antenato bisnonno, Carlo Alberto, quando abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II.  Per ciò che riguardò l’abdicazione, Umberto non ci pensò mai, anzi era convinto che con l’aiuto del movimento monarchico nazionale italiano, che era stato presente sia nella costituente, che poi nel Parlamento repubblicano, di tornare nella sua patria". Speranza che perse dopo le fatidiche norme, approvate dall'Assemblea Costituente, che sancirono  al Capoverso della XIII disposizione finale e transitoria, in appendice alla nuova Carta Costituzionale,  che prevedevano il divieto ai membri ed ai discendenti di Casa Savoia di ricoprire uffici pubblici, né assumere cariche elettive. Infine agli ex re sabaudi, alle consorti ed ai loro discendenti maschi, si vietò l’ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale.
Fu un grave colpo per l’esule sabaudo e come risposta al divieto, per prima cosa, chiamò la casa, dove dimorò, poi, fino alla sua morte, “Villa Italia”, che divenne il suo unico rifugio, lontano dalle mondanità dell’epoca, ricevendo solo visite di connazionali a lui fedeli”.
Mio caro professor Sasà, se non sbaglio tale anacronistiche, norme sono state poi abrogate! Mi sapete dire, quando?” Interloquì il caro Castagna, al mio dire e come sempre gli risposi :
Si dovettero aspettare parecchi anni, e per non farla lunga, posso informarti che solo alla moglie di Umberto II, l’ultima regina d’Italia, Maria Josè, dopo la morte diell'ultimo  Re  Savoia, Umberto II, avvenuta il 18 marzo 1983, fu permesso, grazie ad un collegio di giuristi di Padova, nel 1987 di poter ritornare in Italia". (Il suo ritorno avvenne esattamente il 1° marzo del 1988 per partecipare ed assistere ad un convegno storico, dedicato alla figura di Sant’Anselmo nella città d'Aosta).

"Dopo la morte di Maria Josè, avvenuta il 27 gennaio 2001 a Ginevra, si deliberò infine, dopo vari rinvii, alla abolizione del divieto di poter far rientrare sul suolo italiano anche tutti i discendenti maschi  del  Re Savoia".



Le norme della proibizione hanno cessato i loro effetti con l’articolo unico della legge costituzionale n. 1 del 23 ottobre 2002
come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 26 del 26 ottobre 2002,
che recita così”:

“Il testo dei commi primo e secondo della XIII-disposizione transitoria e finale della Costituzione, i cui effetti si esauriranno a decorrere dalla data d'entrata in vigore della presente legge è il seguente:
"XIII. - I membri e i discendenti di Casa Savoia non possono ricoprire cariche elettive.
Agli ex re di Casa Savoia, alle relative consorti e ai loro
discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno
nel territorio nazionale.".


“Si dovettero attendere quasi 60 anni per porre fine al divieto dell’esilio dei discendenti maschi degli ultimi re del casato dei Savoia? Erano così pericolosi? Facevano tanta paura? Me lo spiegate, professò! Non sono monarchico e so che anche voi non lo siete, ma in tutti questi anni, quali motivi di contrasto allo “Stato Repubblicano” furono procurati dagli ultimi reali d’Italia? Perché tanto rancore e livore nei loro confronti?  Mi pare, se ho letto bene la storia,  e spero di non sbagliare proprio Re Umberto e la regina Maria Josè non avevano simpatie con il regime fascista e si erano adoperati, sia ufficialmente sia segretamente, per abbatterlo?”
 “Non so cosa dirti! Non so risponderti, mio caro Tore Castagna, anche perché si può dire, è storia recente!”.
Risposi, alla precisa domanda postami, intanto ripresi a dire:

“ Re Umberto, a Cascais, anche sollecitato dai connazionali di fede monarchica, che erano pure presenti in parlamento ed al Senato della Repubblica, si ritirò a vita privata e si dette a collezionare cimeli sabaudi e si mise a scrivere un vasto volume sulla medaglistica  coniata dal suo casato, che è un’opera unica nel suo genere. Caro mio Castagna, nel suo esilio, Umberto II si adoperò ad aiutare indiscriminatamente e sostenne gli italiani, che n'avevano necessità tramite i suoi rappresentanti in Italia. Rispondeva a chiunque gli scriveva e riceveva decine di migliaia di persone, che desideravano incontrarlo e conoscerlo direttamente senza mai negarsi. Osservava e richiedeva, che si osservasse una rigorosa etichetta, fu un vero gentiluomo, e veramente un uomo di alto lignaggio.”
Allora volete dirmi, professò, che non meritava l’esilio definitivo per come si comportò dopo la proclamazione della nascita della Repubblica italiana?”
M’interruppe il mio contradditore amico ed  io prosegui la mia enunciazione dei fatti, come li avevo appreso da quel poco, che trapelava dalla stampa amica dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II, il re di maggio.
Visse in piena solitudine nella sua dimora a Cascais, nella villa nascosta tra pini secolari, di fronte all’Oceano Atlantico, che denominò, come già detto “ Villa Italia “.
(Villa Italia, fu il regno incontrastato in esilio di re Umberto II e fu un centro turistico rinomato, fu un luogo simbolico, finché  visse l’ex monarca sabaudo e poi quando lo stesso non ci fu più, fu abbandonata  al degrado assoluto, fino a quando nel 1985 gli eredi  la vendettero ad una catena alberghiera, che la trasformò in un primo  momento in un atelier di moda e infine fu trasformata in una albergo di lusso, come lo è tuttora).
“L’Italia fu, per lui, la sua unica ossessione e mi parve di aver letto su una rivista o su giornale dell’epoca, che è spirato pronunciando per ultimo la parola “Italia”. “Che cosa sapete in merito Professò? Non mi sono mai incuriosito, poi di sapere, come sono vissuti, Umberto II e la sua famiglia senza soldi, né appannaggi, dopo la proclamazione della Repubblica, che fine fece il cospicuo patrimonio, appartenuto alla famiglia reale dei Savoia? Patrimonio, per quel che ho saputo, fu confiscato dalla Repubblica all’atto dell’entrata in vigore della Costituzione, in base alla disposizione transitoria del 3 e 4 punto, dove era sancito che i beni dell’ex famiglia reale sabauda, che si trovavano sul territorio nazionale erano avocati allo Stato italiano, ed infine tutti gli atti inerenti a trasferimento di beni degli ex Savoia erano da considerare nulli dopo  il referendum del 2 giugno 1946. Sapete dirmi qualcosa in merito, Professò’, se si, me lo dite?  Vorrei conoscere come facessero a vivere e chi li aiutò?“
Gli risposi con la dovuta cautela : "Mio caro, Castagna, in verità, hai fatto una domanda, molto complicata, perché implica una serie di concause, compromessi, per il fatto che in quei momenti accaddero molti fatti incidentalmente, che spinsero a prendere decisioni affrettate ed inequivocabili, che forse in altri contesti non sarebbero state prese". "Andiamo con ordine, intanto, in ogni caso spero d'essere chiaro nella mia esposizione dei fatti" ( Fatti storici riportati, rileggendo qua e là sui vari giornali dell’epoca e poi su qualche libro, come quello scritto da Luciano Regolo, "il re signore", e sui portali  "Cartantica.it " e "Cronologia della storia d'Italia " di Leonardo .it, sistemati  in modo esatto, rispettando i tempi del loro accadimento,  e dalle poche voci, che si apprendevano dai resoconti della radio).  "Fatti commentati, poi, in famiglia e si può rispondere, che  gli ultimi reali d’Italia in carica, Umberto II e Maria Josè, nonché quelli già in esilio, Vittorio Emanuele III e sua Moglie Elena, non fecero “ ‘e Poze da’ Famme” ( Non sentirono i morsi della fame) anzi vissero sì la loro vita lontano dalla Patria, ma non si fecero mancare niente, anzi come dicevano alcuni, vissero  in un esilio dorato.
"Furono aiutati da amici di Nobili casati e dai parenti reali belgi di Maria Josè nei primi momenti, e poi, da aiuti ricevuti dal Vaticano".
(Aiuto consistente in un cospicuo prestito in contanti di vari milioni di Lire dell’epoca,  concesso nell’ultima visita a Umberto II dal Papa Pacelli, Pio XII, la sera del 7 giugno 1946. Prestito, che fu elargito, per provvedere alle prime necessità dell’esilio, e fu consegnato in un pacchetto dallo stesso pontefice al Ministro della casa reale, marchese Falcone Lucifero con questo messaggio: -  Lo consegni al re. La provvidenza pensa che sarà molto utile -).
 Come contropartita, Re Umberto II, a garanzia del prestito accordato, fece trasferire, a sua volta, dal Quirinale in Vaticano, a titolo di deposito , varie casse dell’intera collezione di porcellane sabaude, giustificando il trasloco con l’intento per meglio preservarla. Il prestito, in seguito, fu regolarmente restituito ed estinto senza interessi di sorta, dopo che Umberto, (divenuto coerede del padre, Vittorio Emanuele III, alla  morte  del quale avvenuta il 27 dicembre 1947),  intascò la sua quota parte dell’ingente somma, (parecchi miliardi) accumulata su un conto esistente in Gran Bretagna a Londra, quale corrispettivo di un’assicurazione spettante al proprio genitore. (Polizza assicurativa, stipulata  50 anni prima presso I Lloyds di Londra da suo nonno,  il Re Umberto I, in caso di morte dopo il primo attenato subito a Napoli. Evento verificatosi con l’uccisione di Umberto I, a seguito ,dei colpi d’arma da fuoco sparatogli dal regicida Bresci a Monza il 29 luglio  del 1900).
 L’indennizzo dell’assicurazione, poiché non fu  mai incassato da Vittorio Emanuele III, rimase giacente in  un deposito acceso presso l’ Hambros Bank di Londra, denominato “Fondo Sabaudo” ed il suo valore in soldi lievitò annualmente, perché  buona parte fu reinvestito regolarmente in azioni  del “Prestito della Vittoria ” ed all’atto della sua liquidazione risultò ammontante di circa 3 miliardi di Lire lordi.  La disponibilità della somma, previa il pagamento delle tasse di successione previste ed i diritti di custodia, spettanti sia al Governo Inglese e sia alla banca tenutaria del deposito, avvenne nell’anno 1951, dopo che il giudice britannico Wyn Parry  riconobbe le ragioni edotte (nella controversia per lo svincolo del conto) dagli eredi dei Savoia, rappresentati esplicitamente dai legali  di : ( i figli di Mafalda di Savoia  -  i principi Maurizio ed Errico d’Assia - il primo anche tutore dei fratelli minori  Ottone ed Elisabetta -, la contessa Jolanda Calvi di Bergolo, Giovanna  di Savoia vedova di Boris di Sassonia, la principessa Maria Borbone ed anche se non presenti perché in esilio, l’ex re Umberto II di Savoia e la  ex regina madre Elena di Montenegro) contro lo stato italiano  e permise la svincolo del cosiddetto Conto “Fondo sabaudo “ senteziando  anche che, la causa intentata dallo stato repubblicano italiano, era  non giustificabile anzi “ Priva di fondamento giuridico e con intento persecutorio”.
“Professò? Scusate! Se la passarono proprio bene, allora quasi da nababbi! Se putettere accattà, pure, ‘na villa, è overe! Re Umberto forze ringraziaje ‘o ciele, pecchè accussì fuje cchiù libbere, senza essere cchiù priggiuniere  e vivere rispettanne l’etichette, ‘o prutecolle?  Senza cchiù vestì sempre in alta uniforme, con medaglie, fregi? Diciteme, professò, come passave po’ ‘e jurnate?”
Umberto II con le tre figlie, poiché la moglie, la regina Maria Josè, per curarsi u
A queste precise asserzioni gratuite ed un po’ maligne ed invidiose del mio interlocutore, risposi: “Carissimo amico, mio buon Castagna, non vivevo mica con lui e da giovanotto avevo altro a cui pensare e le poche notizie, che trapelavano dall’esilio di Cascais erano molto scarne. Si seppe qualcosa dai giornali dell’epoca e che poi solo ora, potei meglio approfondire leggendo diverse biografie scritte da vari giornalisti che lo incontravano a quella epoca.  Ti posso riassumere che per i primi tre anni, la famiglia reale ed il loro seguito vissero  l'esilio abbastanza bene tenendo anche, un certo tenore nobiliare, grazie al prestito ricevuto dal vaticano e dalle rendite paterne di Maria Josè.
Quando le  risorse finanziarie stavano per finire, per le troppe spese, si vendette anche qualche oggetto di valore familiare ancora rimasto in loro possesso.”
 

Proseguii il mio racconto continuando a dire:

Quando poi acquisirono la disponibilità della somma del cosiddetto “Conto Sabaudo”, giacente a Londra, finirono le ristrettezze e pur rimanendo solo
na malattia agli occhi, dovette portarsi in svizzera per meglio curarsi, presso uno dei più noti  specialista dell’epoca, l’oculista Franceschetti. Umberto e Maria Josè si separarono non per voluta separazione, ma solo per motivi d'alcune norme di una convenzione internazionale, per cui , Umberto II, ex re stando in esilio,  non  poteva risiedere per più di quindici giorni in un paese confinante con l’Italia. Per questo motivo furono, oggetto di pettegolezzi e racconti stravaganti dei giornali, che riportavano che  per incompatibilità di carattere si erano separati e non si vedevano mai.  Niente di più falso. Umberto viveva in Cascais in Portogallo e Maria Josè a Merlinge in Svizzera e quando era possibile s’incontravano rispettando sempre le leggi e le convenzioni .

Maria Josè con il piccolo Vitt.Emanuwle IV




Quindi si separarono, Maria Jose che si stabilì a Merlinge in Svizzera, come compagnia scelse di tenersi il piccolo Vittorio Emanuele IV, che visse con lei fino alla maggiore età. Umberto, rimase , invece , a Cascais con le tre figlie,  che accudì facendole studiare secondo le loro inclinazioni e le tenne con sé, senza mai opprimerle fino a quando, divenute adolescenti, decisero  singolarmente di intraprendere la strada del loro destino, lasciando la casa paterna di Cascais ed  il loro genitore alla più  drammatica solitudine e amara malinconia. La prima figlia, Maria Pia, lo lasciò, quando si sposò il 12 febbraio del 1955, Maria Gabriella,nel 1957 per andare a studiare a Parigi,  mentre l’ultima, Maria Beatrice nel 1963 dopo un breve periodo trascorso ad Oxford raggiunse la sorella Maria Gabriella nella capitale francese".

"Rimasto solo all’età di 59 anni, Umberto si sentì rinascere, libero da impegni prettamente  familiari e per combattere la forzata solitudine, intraprese una serie di viaggi, che lo portarono negli Stati Uniti ed in America latina , dove incontrò i generali Clark ed Eisenhower, che erano stati comandanti delle truppe alleate della Seconda Guerra Mondiale e visse così un periodo di apparente serenità misto a ricordi di un fulgido passato. Viaggiò in vari continenti. Visitò la Grecia, passando poi per il Montenegro, il paese d'origine della madre.  Si recò in Africa, in Egitto,  nella città di Alessandria per onorare la tomba del padre, che era lì sepolto, dopo la sua morte, avvenuta in esilio. Aveva sempre un comportamento elegante ed un atteggiamento regale e durante i vari spostamenti utilizzava un passaporto  rilasciato da Malta intestato al Conte  Sarre". (Titolo utilizzato,  Conte di Sarre, fra i molteplici  di cui si poteva fregiare,  lo stesso  che già aveva usato il suo avo, il Re Carlo Alberto, quando abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II e lasciò il suo regno per andare volontariamente in esilio a Oporto in Portogallo). Passarono così gli anni sessanta e nel settanta, Umberto ingoiò un altro rospo, lui così ligio alle etichette ed alle tradizioni della Casa Savoia, dovette prendere atto che suo figlio Vittorio Emanuele IV, contro tutte le regole nobiliari, di casa Savoia si sposò con  la bella giovane, Marina Ricolfi Doria, una ex campionessa olimpionica di sci nautico, non di sangue reale.  Non presenziando alla nozze accettò ugualmente il matrimonio del figlio con la bella Marina e fu presente invece, al battesimo del nipotino, Emanuele Filiberto, nel !972 , concedendo al piccolo nato il titolo di Principe di Venezia e regalando alla nuora contestata, in segno di riappacificazione familiare, un bellissimo gioiello  Sabaudo. Qualche anno dopo siamo nel 1974,Umberto II , compie 70 anni ed è festeggiato da tutti i familiari più stretti di casa Savoia, moglie figli e nipoti, nella dimora di sua figlia , la principessa Maria Gabriella in Svizzera.


  Umberto II di Savoia,   in esilio a Cascais
Gli Ex reali d'Italia con i figli ad una festa  con i reali del Belgio e rispettivi figli




              


Fino agli anni Ottanta per Umberto fu un’alternanza di periodi sereni e sofferenti per un tumore osseo, malattia che gli procurava dolori  insopportabili, che accettava con religiosa rassegnazione. Una delle ultime apparizioni in pubblico avvenne in occasione del passaggio per una visita pastorale del Papa, Giovanni Paolo II  nella casa residenziale del Cardinale di Lisbona, anche se molto provato nel fisico.

Incontro del papa, Giovanni Paolo II, ed Umberto II, ex Re d'Italia in esilio











Effige del timbro ufficilae di Umerto II , Re d'Italia
Si era nel maggio 1982, sempre speranzoso di ritornare nella sua amata patria, l’Italia, e dopo di allora si aggravò e fu ricoverato presso la London clinic del suo amico Thompson a Londra per un tumore osseo che lo stava pian pianino consumando e distruggendo.  Per stare più vicino ai suoi più diretti familiari acconsentì a farsi trasferire all’ospedale cantonale di Ginevra , dove  alle ore 15,35 del 18 marzo 1983 all’ottavo piano nella stanza n. 809 si spense l’ultimo Re d’Italia, senza lasciare alcun erede al trono ufficialmente, e come ultimo desiderio volle che il sigillo reale fosse sepolto con Lui.




(un grosso timbro recante, la sua immagine, che rappresentava  la trasmissione del simbolo visibile della legittimità della linea dinastica che avviene di generazione in generazione e che rappresentava nello stesso momento, il simbolo di gran maestro degli ordini cavallereschi di Casa Savoia). Egli non abdicò mai e pertanto con lui finì l’ultimo rappresentante di un regno ormai finito senza appello, così come il comandante di una nave  affonda con il veliero avviluppato ad un grandissimo macigno che precipita negli abissi del mare senza poter più emergere, scomparendo.








E' gradito un commento, se la curiosità è ritenuta interessante.
E' utile per continuare con un'altra la prossima volta.






martedì 27 marzo 2018

Dopo il processo di P,za Pleb. I Savoia - 10^ puntata



Storia  di Casa Savoia     Umberto II di Savoia
  Terza puntata  - La luogotenenza ed Re di Maggio





“Professò, salutammece! S’è fatte tarde! So’ quase l’une e nun voglie ca m’aspettane p’accumicià a mangià’! Songhe state sempe puntuale dint’a vita mia, e pure mò, non me voglie cuntraddì.
'Nce vedimme dimane, si nun site impegnate!
M’appassiona sentirve raccuntà ‘o finale ‘e  comme va a fernì ‘a vita ‘e Umberto, o Re ‘e Magge.”  
Il buon Castagna, velocemente, così, si congedò e dopo esserci fraternamente salutati e riproposto di rivederci quanto prima,  scomparve dalla mia vista.
Passarono giorni e finalmente dopo una settimana, ci rivedemmo sempre al solito, allo stesso bar a Via Cervantes nei pressi della famosa Piazza Municipio.



“ Mio caro Castagna! Ciao come va la vita! Eccoci ritrovati, sediamoci e se ti fa piacere, ti finirò di raccontare la vita del Re Umberto II, intanto pigliamoci un bel caffè ristretto”.
Così improntai il continuare, là dove avevamo smesso.
Va bene, riprendiamo, allora, stavamo dicendo:

                Sua Maesta il Re
               Umberto II di Savoia









Sua Maestà  la regina Maria Josè

lunedì 26 marzo 2018

Dopo il processo di P.za del Pleb.- I Savoia -9^ puntata



Storia  di CASA Savoia       - Umberto II  -
Seconda parte -  il Periodo Napoletano




“Professò, nun ve fermate cchiù, ve ne prego!” il buon  Castagna, m’implorò di continuare, perché era tutto intento a conoscere le dettagliate vicende, che portarono il principe Umberto a diventare il futuro Re d’Italia. “ Va bene, riprendiamo, allora,stavamo dicendo la giovane coppia reale dei principi di Piemonte, Umberto e Maria Josè si trasferirono a Napoli con il consenso favorevole del Re, Vittorio Emanuele III, esattamente il 4 Novembre 1931.



“Dopo aver preso parte alla sfilata celebrativa del 4 novembre, (in ricordo della vittoria della 1^ guerra mondiale), che si tenne nello stupendo ed ampio piazzale, antistante la Reggia Reale, (l’attuale Piazza del Plebiscito), si ritirarono, dopo il celebrativo cerimoniale, nelle ampie sale del seicentesco palazzo reale borbonico e lì degustarono i prodotti tipici locali a base di pesce, e consumando un ricco dessert  assistettero  poi ad un caratteristico concerto musicale eseguito da eccellenti suonatori di chitarre e mandolini, che al loro apparire intonarono, in loro onore, oltre alla marcia reale, la canzone “ O sole mio”  cantato da un anonimo posteggiatore..




Piazza del Plebiscito di Napoli



La prima giornata napoletana fu un impatto meraviglioso, che, i futuri coniugi reali ebbero con la città, che conservarono, poi, per tutta la vita nei loro cuori, in contrapposizione a com'erano stati trattati in modo scostante ed ipocrita durante il loro trascorso soggiorno in quel di Torino.

Facciata del Duomo di Napoli





Il protocollo, dopo la solenne cerimonia religiosa, proseguì con un ricevimento, offerto dal Sindaco dell’epoca, (il podestà Giovanni De Reseis, Duca di Bovino)
Podestà Giovanni de Reseis
Duca di Bovino


  a Palazzo San Giacomo alla presenza di tutte le autorità politiche e religiose ed infine la giornata terminò con un serata di gala al Teatro San Carlo.
“Professò ! Ai giovani sovrani, sono sicuro, rimasero contenti e commossi per tanto entusiasmo profuso nei loro confronti, è vero? Non vado errato, se ricordo bene, ho letto da qualche parte che si affezionarono alla nostra città”. Risposi immediatamente al mio interlocutore ansioso, riprendendo a dire.”Anche se tanto affetto ed entusiasmo, dal sapore prettamente partenopeo, fu apprezzato immensamente dalla coppia principesca, non andò come si potesse pensare a priori, come una scelta volontaria, ma fu solo una coincidenza del destino e poi………..”


“ Scusate, professò, allora mi volete dire che negli anni trenta, Napoli, vide la sua sfarzosa reggia rivivere i fasti del periodo seicentesco dei Vicerè spagnoli, come reggia adibita a casa reale, con il soggiorno dei Principi di Piemonte.? “ M’interruppe il buon Castagna e poi m’invitò a non fare pause lunghe nel descrivere i fatti, perché, anche se non aveva quella mattina nulla di importante da fare, si stava comunque, facendo tardi e non desiderava arrivare tardi a pranzo, era ospite a casa di parenti. Allora ripresi “ Dopo alcuni giorni, esattamente un mese, Umberto e Maria Josè lasciarono la sontuosa Reggia di Piazza del Plebiscito, che  utilizzarono, poi, solo in occasione di ricevimenti ufficiali e si trasferirono stabilmente per il loro soggiorno napoletano nella panoramica “Villa Rosebery” sulla collina di Posillipo, che affacciava sul golfo di Napoli ed era dotata di una spiaggia privata, cinta da una muraglia di massi, che la protegge da occhi indiscreti e da flussi invadenti del mare antistante.


Fu un soggiorno nella città partenopea, vissuto dalla coppia dei Principi ereditari con una benevola rassegnazione, che durò fino al 28 ottobre del 1942, quando Umberto di Savoia  fu  nominato  Maresciallo d'italia in occasione dell'anniversario della Marcia su Roma. In quello stesso periodo si traferì definitivamente  con tutta la famiglia.


“Di chi era quella villa? Mica gli sposi reali stavano in fitto!” Mi domandò in tono inquisitorio il mio buon interlocutore Castagna ed io precisai e lo feci edotto su tutto ciò che sapevo della villa e perché fu abitata dai Principi Reali.  Incominciai col dire: “ Villa Rosebery, adibita a residenza di villeggiatura e ristrutturata con eleganti appartamenti in stile neoclassico dagl’architetti gemelli Stefano e Luigi Gasse agli inizi del 1800.

 




Villa Rosebery a Posillipo




La Villa si chiamò “La Brasiliana”, quando ospitò  Donna Januaria di Braganza, (figlia dell'Imperatore del Brasile - Pietro I), consorte del conte d’Aquila, (Luigi di Borbone, zio del Re Francesco II -noto come Francischiello, ammiraglio della Marina del regno di Napoli,   fino al 1860).



Luigi di Borbone - Conte d'Aquila



Gennara Januaria di Braganza



Il conte Luigi di Borbone abbellì la tenuta e l’intero complesso della villa facendovi costruire anche un porticciolo per potervi meglio approdare dal mare.
Durante l’esilio a Parigi del conte Luigi di Borbone, dopo la caduta del regno delle Due Sicilie, la villa fu venduta al banchiere francese Gustavo Delahante, che nel 1907 la rivendette definitivamente all’importante uomo politico inglese, Archibald Philip Primrose, quinto conte di Rosebery .
Conte Philip di Rosebery


Lo statista inglese, Lord Rosebery, elevò la villa a dimora di riposo, dopo le sue estenuanti attività politiche da Primo Ministro Inglese, facendola diventare un’oasi di pace e di tranquillità.
 Nel 1909, rimasto solo, a causa delle troppe spese per la manutenzione, la donò all’ambasciata britannica e la splendida villa divenne sede diplomatica e villeggiatura privilegiata di rappresentanti politici del regno britannico.
In occasione della venuta a Napoli di Umberto e Maria Josè, la villa che era stata donata  nel 1932 allo stato Italiano, diventò  da quel momento la residenza abituale di tutta la famiglia Reale, che vi trascorreva annualmente la stagione estiva.
Villa Rosebery ebbe un'importanza fondamentale per la giovane coppia del Principi ereditari di Casa Savoia, in essa la bella principessa Maria Josè diede alla luce nel 1934 la prima figlia, con immensa gioia dei nonni paterni, che sfatava i tanti pettegolezzi sulla non capacità di procreazione di Umberto. La bimba fu battezzata “Maria Pia” e tale nome fu dato anche alla villa e rimase tale fino all’arrivo degli alleati, che la requisirono e ripristinarono l’antico nome di “Villa Rosebery”.
Dopo la proclamazione della Repubblica Italiana con l’entrata in vigore della costituzione italiana il 1° gennaio 1948, la villa fu concessa all’Accademia Aeronautica, e solo dal 1952  è divenuta una delle residenze in dotazione al Presidente della “Repubblica Italiana”.  (Le altre residenze sono:  Il palazzo del Quirinale a Roma, dove risiede abitualmente; la tenuta di Castelporziano e la tenuta di Capocotta,  ubicate nei pressi di Roma).

Tenuta di  Castelporziano




Tenuta di Capocotta ( la spiaggia )




























 A Villa Rosebery, Maria Josè diede alla luce anche altri due figli , Vittorio Emanuele IV , (12 febbraio 1937 l’erede al trono e Maria Gabriella (24 febbraio 1940) mentre l’ultima figlia Maria Beatrice, la partorì a Roma il 2 febbraio 1943.

La famiglia di Umberto II Savoia e di Maria Josè con i figli
Maria Beatrice, Vittorrio Emanuele IV, Maria Gabriella, Maria Pia






“Perdonate, professore! È ‘nu luoghe storiche allora, e vuoie comme facite a sapè tutte 'sti cose, mica l’avite maje visitate? L’avite visto ‘a villa a dinte?”
Dopo la mia breve descrizione storica della tenuta Villa Rosebery m’interrogò il buon Tore castagna ed io gli risposi : “ Devi sapere, mio carissimo amico”, continuai : “quella villa mi ricorda la mia adolescenza. Era l’anno 1957 e proprio, lì vicino, andavo a fare i bagni ai primi di giugno, la località era conosciuta come  " 'a terra 'e Sabatiello". Ora che ricordo bene, per mezzo di un amico, che conosceva il guardiano della tenuta agricola di Villa Rosebery, che ci permetteva di penetrare nella zona agricola ed da lì attraverso un cancelletto si scendeva su una piccola insenatura difesa da un costone di tufo, che si spandeva come una mezzaluna sul mare azzurro di Posillipo, proprio a fianco della tenuta presidenziale.(la zona, nota come ‘a terra ‘e Sabatiello).
Su un lato della discesa, che portava a mare, v’era una casupola di pescatori, dove ci spogliavamo, che conteneva  nient’altro  che vari attrezzi per la pesca, quattro remi e vari scalmi.
Giù nella peschiera, delimitata dall’ampia scogliera, c’erano due barchette a remi, fissate ad una corda legata ad un masso, affondato in mare, come fosse un‘ancora. Sul Costone a mezzaluna c’erano tante cozze, come fossero una coperta nera, che con  il risucchio del mare parevano parlare e lamentarsi, aprendo e chiudendo le due valve. In quell'amena rada imparai a nuotare ed a rendermi conto cosa fosse l’effetto dell’alta e bassa marea, a conoscere i granchi, i cosiddetti range fellone e gli  scunciglie (le dolabelle) e cannelicchie.
 Il pomeriggio poi, scendeva una bella ragazzina a prendere il sole, che mi faceva girare le cervella e battere fortemente il cuore, tanto era bella e abbronzata, che  ho ancora un dolce ricordo  nelle mie sbiadite rimembranze. Gli appartamenti e la villa vera e propria non lo mai visitata, anche, perché a quell'epoca  era zona militare ed era occupata dall’accademia dell’Aeronautica Militare.
Villa Rosebery  (vista dal mare)


 Villa Rosebery, in ogni modo, rimane  un posto importante per la storia d’Italia, tra le sue stanze fu firmato il 9 maggio1946 l’atto di abdicazione di Vittorio Emanuele III a favore del figlio Umberto (già Luogotenente del Regno, con poteri  sovrani dal 1944) alla presenza del notaio di Casa Reale, Nicola Angrisano, con studio a Napoli in via san Carlo 4, e non come prevedevano le prerogative delle attribuzioni del capo del governo, (in quel momento era il democristiano On. Alcide De Gasperi) se ne fece a meno a causa di una forte opposizione di molte forze politiche, che volevano l’abdicazione dopo i risultati del Referendum. 




 I risultati Ufficiali del Referendum del  2 giugno 1946










QUANTO PRIMA CI SARA'  IL  CONTINUO,
E' GRADITO UN COMMENTO, PER ESSERE INCITATO A PROSEGUIRE