domenica 23 marzo 2014

Na Nuvela Passiggera



Na Nuvela Passiggera



Nun jastemmà, ca te si' 'nfuse ‘nu poche

Te si’ arrifriscate e manche t’ ‘è sta buone!

‘Nun te preoccupà’,  è sule ‘na nuvela passiggera

’o ciele è ancora serene e l'arie pare cchiù liggera.




Te lamentave ca faceve caure assaje,

‘na staggione accussì, nun s’ere viste maje.

‘Nu poche d’acque, vi’ quanne suspire

Surave e chiammave ajute, pe fine a die.



Mo! te siente ‘nfuse, ma nun fa niente

Nun jastemmà, tienele a mmente

‘na vota sure pe' lu sole ardente,
cocch'ata vota  te mbunne sulamente.



Quanne ce vo’, nce stà’ chi ce penza

S’arape ‘o ciele e l’acque scenne 

a campagne arza ‘o desirie. ‘nu poche d’acque
s'arrefresche l'arie, ca addevente doce e fine.



Se lavene ‘e piante, nascene po ‘e viole

Tutt’attuorne ‘a natura  se repiglie

pure  tu! Te siente ‘e nate  manera,  te vene  voglie

‘e  ripiglià  a faticà cu n’ata vota a meglie a meglie.

comm' è  belle quande chiove dint'a l'està 

 o munne pare ca  do suonne se vo' scetà
nun fa male , fa sule bene, l'arie è cchiù liggera
pecchè è sola 'na nuvele passeggera!

' A Nuvità




 ‘A  Nuvità



Senza vulè, t’agge ‘ncuntrate stammatina ,

 me si apparse quase all‘ intrasàtta

 purtave  cu tico  fatte succiese, pe’ fà’ suspirà,

pecchè tu si uniche, tu si   ‘a nuvità.



Te vanne cercanne pe’ sapè 'a ro’ viene!

pecchè  nun se capacitene comme si arrivate!

“Si t’ ha purtate cocche canuscente

o stive annascuse  già mieze ‘a tutta 'sta gente.



Appene te cunoscene, se parlè sule ‘e te

se spanne  'a voce, ca si tu overamente,

curre veloce  e nisciune te po’ sta’ arete

e tu si cuntente, pecchè se parle ‘e te sulamente.



Tiene ‘nu nomme ca nun se po’ cagnà’

Viene a luntane, viene a vicine, nun fa niente

puorte cu te cose amare, cose allere, ma overe!

Te ponne stravisà’, ma si sempe tu! Si  ‘a nuvità!




lunedì 17 febbraio 2014

Crema fritta , AMMACCHE'


Ammacchè , o meglio crema fritta.







Crema fritta tipico dessert di fine pranzo




Crema fritta  (dolce tipico napoletano " ammacchè ")




La crema fritta ha fatto parte fino al secolo scorso dei dolci tipici napoletan, gustati dai i turisti durante il famoso " il grand tour.", che terminava a Napoli.
La crema fritta era nota con il nome di “ammacchè” ed è andata nel tempo progressivamente scomparendo.         Si trattava proprio della crema, quella tradizionale, che  era utilizzata per fare i dolci!
Era la crema, che dopo averala preparata  andava fritta dopo averla fatta precedentemente solidificare. 

 

Crema fritta  (dolce tipico napoletano " ammacchè ")

Vediamo come si prepara!

Ingredienti:
 40 gr di farina per dolci, 3 tuorli, 500 ml di latte intero, una scorza di un limone medio, 40 gr di Maizena, 
(la maizena o manido di mais è una farina che serve per far venire le torte più soffici, è un addensante: si usa al posto della farina nella crema pasticcera.
Insomma , la MAIZENA, è una farina di mais, è l'amido estratto dal mais praticamente, e viene utilizzata per rendere più morbidi e consistenti gli alimenti)

100 gr di zucchero, 1 baccello di vaniglia, Olio di semi di arachidi quanto basta,  2 uova, pangrattato quanto basta,  Zucchero quanto basta.


Procedimento:    Preparate la crema.
Ponete il latte sul fuoco (lasciatene metà da parte) in una pentola capiente assieme alla scorza del limone e al baccello di vaniglia intero. Una volta sfiorato il bollore spegnete e lasciate in infusione.
In un recipiente lavorate i tuorli e lo zucchero con una frusta elettrica. Unite metà del latte (che avevate lasciato da parte) a filo mescolando sempre. Successivamente unite a poco a poco la farina e la maizena setacciate.
Unite il composto alla pentola con il latte eliminandovi prima il baccello e la scorza di limone.
Fate riscaldare dolcemente unendo il latte rimasto a filo avendo cura di mescolare sempre per evitare la formazione di grumi.
Una volta che la crema si è addensata spegnete il fuoco.
Adesso prendete una teglia bassa e larga, ricopritela di pellicola trasparente e stendetevi la crema sopra livellandola con una spatola.
Lasciate riposare per due ore a temperatura ambiente e senza coprirla.
La crema si sarà ormai ben raffreddata e solidificata.
Tagliatela a cubetti o losanghe con un coltello lungo.
Passate i cubetti o losanghe prima nel pangrattato, poi nell’uovo sbattuto e ancora nel pangrattato.
Friggete in abbondante olio bollente. Fate raffreddare appena e gustate con una spolverata di zucchero!



sabato 25 gennaio 2014

immaginetta di San Nicola di Bari di Polvica


Gonfalone e stemma della regione Umbria








Gonfalone della Regione Umbria


Il Gonfalone regionale della Regione Umbria è il simbolo regionale rappresenta infatti i tre ceri di Gubbio che, ogni 15 maggio, facendo rivivere una tradizione antichissima, vengono portati fino al Monte Ingino nella famosa "Corsa dei Ceri"; una corsa dal fascino magico che per la sua fama è divenuta ormai anche un evento mediatico noto in Italia e nel mondo.








Stemma della Regione Umbria

Lo stemma della Regione Umbria raffigurai in sintesi grafica i tre ceri di Gubbio, di colore rosso, delimitati da strisce bianche, in campo argento di forma rettangolare

La bandiera dell'Umbria prende spunto dal gonfalone disegnato dagli architetti Anselmi, vincitori del concorso nel 1971, che descrissero il simbolo con queste parole:
« Ci premeva [...] che stemma e gonfalone divenissero segnali di quel territorio [l'Umbria, ndr], e che quindi rispecchiassero lo spirito, le tensioni, l'atmosfera, i colori di quei luoghi che ancora vivono di profonde valenze medievali. »
Il simbolo della bandiera rappresenta i tre ceri della Corsa dei Ceri che si tiene ogni anno a Gubbio in provincia di Perugia il 15 maggio di ogni anno in onore di Sant'Ubaldo Baldassini, la bandiera è entrata ufficialmente in vigore con la L.R. 18 maggio 2004, n.5.
Lo stemma e la bandiera della regione sono ufficialmente definite dai seguenti articoli:
« Lo Stemma della Regione è costituito da elementi geometrici raffiguranti in sintesi grafica i tre ceri di Gubbio, di colore rosso, delimitati da strisce bianche, in campo argento di forma rettangolare, come rappresentato nel bozzetto allegato, che forma parte integrante della presente legge. »
(L.R. 18 maggio 2004, n.5 art.2)
« La Bandiera della Regione è formata da un drappo di forma rettangolare, del colore del Gonfalone, con al centro lo Stemma di cui all' articolo 2, di dimensioni pari a tre quinti dell'altezza della Bandiera stessa, con la scritta "Regione Umbria" in rosso nel quinto inferiore. »






mercoledì 15 gennaio 2014

Publio Virgilio Marone

Biografia di Virgilio

Publio Virgilio Marone, in latino Publius Vergilius Maro  nacque ad Andes (Mantova),Il 15 ottobre 70 a. C. – morì a  Brindisi, il 21 settembre 19 a.C.; è stato uno dei più famosi ed  apprezzati poeti latino-romano .
 L'epitaffio, che si può leggere sulla sua tomba a Napoli è il seguente:
Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua rura duces

  Epitaffio che, secondo una leggenda, questa frase sarebbe stata dettata dallo stesso Virgilio in punto di morte. Letteralmente si può tradurre così: "Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, mi tiene ora Napoli; cantai i pascoli, le campagne, i comandanti".





           





Ritratto di Publio Virgilio Marone




Publio Marone, meglio noto come Virgilio, il somma poeta dell’Eneide, era considerato un taumaturgo, un talismano per eccellenza per la città di Napoli, nonché il protettore più santo.

Le sue doti taumaturgiche  gli derivavano dai suoi studi  e  da conoscenze misteriose sull’origine sacra e mitica  della sirena Partenope, per cui  era soprannominato  Virginiello  (verginello) a parte l’aspetto femmineo ( era vir = uomo, orgas = fanciulla), ma era considerato il continuatore di Partenope e quindi  dopo la sua morte  avvenuta durante l’equinozio del 19 settembre a. C.   fu venerato  come un grande benefattore con periodiche processioni alla sua tomba.

 
Tomba di Virgilio a Napoli




Tomba di Virgilio nel parco Virgiliano a Napoli



La sua fama si propagò oltre le alpi, (era  come suol dirsi), un esperto di ars matematica, uno  strologo , un  mago con  strabilianti imprese,  come la scoperta del bagni di Pozzuoli, che guarivano ogni patologia, fino al famoso uovo cosmico di  Castel dell’Ovo.Che traeva origine dal mitico Palladio, talismano della città di Troia.

Finì il suo culto e la sua adorazione, quando fu sparsa la voce dalla Chiesa di allora, che era un negromante, consacrato ad arti diaboliche, definendolo temibile stregone adoratore di satanasso e fu sostituito dai santi Agrippino e poi San Gennaro.  

domenica 12 gennaio 2014

Gonfalone e stemma della Regione Calabria




Stemma della Regione Calabria


Lo stemma della Regione Calabria, raffigurato nel immagine sovrastante, è racchiuso in una cornice ovale, è inquartato in croce di Sant'Andrea, con le seguenti figure disposte con riferimento a chi le guarda: nel quarto alto il pino laricio, poggiante si una linea dritta; nel quarto in basso una colonna con capitello dorico, poggiante su una linea ondulata; nel quarto di sinistra la croce bizantina; nel quarto di destra una croce potenziata. I colori delle singole raffigurazioni sono: verde in campo d'oro per il pino, azzurro in campo d'oro per la colonna, nero in campo d'argento per le due croci.
Legge Regionale n. 6 del 15 giugno 1992
 Origini e Simbologia dello Stemma calabrese : Il pino laricio rappresenta le bellezze naturali della regione. La colonna ricorda l'età della Magna Grecia. La Croce Bizantina, ricorda l'impero bizantino di cui la Calabria ha fatto parte. La Croce Potenziata, già presente negli stemmi della Calabria Citra e della Calabria Ultra, ricorda il valore dei crociati calabresi durante la prima crociata



Gonfalone della Regione Calabria



 
Gonfalone della Calabria esposto in Regione


Il Gonfalone della Regione Calabria, invece è raffigurato su un drappo di colore blu, con la scritta "REGIONE CALABRIA" in colore oro e reca al centro lo stemma,  di cui sopra, della Calabria. Ha una foggia regolare movimentata alla base da una doppia curvatura, prima concava e poi convessa. All'innesto del puntale sull'asta del gonfalone è annodato un nastro con i colori della bandiera nazionale.