domenica 30 dicembre 2012

Capodanno

Assisterò tra poco
E tenderò l’orecchio
A tutti i fuochi
di gioia per un anno che
muore e più non torna.

"Pe 'nu male ca se n' è ghiute!"

mercoledì 21 novembre 2012

IL mito di Apollo e Dafne, L'amore impossibile




IL mito di Apollo e Dafne,
L'amore impossibile 



Eros e Apollo( dipinto di Giovanni Muccitelli)



Tutto iniziò per gioco e per una presa in giro tra gli Dei olimpici, Apollo ed il Piccolo Eros, alias Cupido, nume tutelare dell’amore.

Apollo pavoneggiandosi per la sua bellezza e per la sua fierezza e per le sue virtù creative ammirate non solo dagli altri dei olimpici, ma anche dagli umani in ogni parte dell’universo, ricordava e dileggiava il piccolo Eros , che Egli, già in tenera età , seppe  uccidere a colpi di freccia il gigantesco serpente Pitone, che infestava i boschi del monte Olimpo, mentre Lui sebbene ugualmente portasse Arco e frecce, quest’ultime anche spuntate, erano adatte solo per un bambino-

Il dio dell’amore, ferito nell’orgoglio, volò velocemente in cima al monte Parnaso e lì preparò la sua vendetta, per dimostrare le proprie prerogative e la sua potenza.

Il suo comportamento di risposta fu immediato, infatti, scagliò una ben acuminata freccia dorata con il suo piccolo arco nel cuore d'Apollo per fargli nascere una forte ed irrefrenabile passione nei confronti della bella Ninfa, Dafne, che aveva adocchiato inconsapevolmente nel bosco della Tessaglia nei pressi della spianata ’Olimpica.

Nello stesso tempo alla leggiadra ninfa, Dafne, scagliò un’altra freccia però di piombo, non più dorata, in modo che avrebbe dovuto rifiutare l’amore offerto dall’impetuoso Apollo. e non volendo sentire nemmeno minimamente il nome dell'amore. Lei respinge i pretendenti e, vaga nel folto dei boschi indifferente a cosa siano nozze, amore e amplessi.

Eros, per i Romani Cupido, in questo modo volle dimostrare la potenza del suo piccolo arco. Apollo nel ricevere la freccia dell’amore, scoccatagli contro dal vendicativo Eros, fu preso da una smania ed immantinente si mise alla ricerca per tutta la foresta della Tessaglia della bellissima Dafne, figlia prediletta del Dio-fiume, Peneo, che trovò

nei pressi delle lussureggianti acque paterne mentre si lavava i suoi lucenti capelli color verde oro.


Il fiume Peneo (nella penisola greca)
 

 Il vetusto genitore di Dafne, Peneo, mirava la splendida figlia, con la sua lunga barba verde, che fluttuava fino alla cintola stringendo in mano un grande ciuffo di papiri. Tutto contento ed estasiato, mentre stava sul punto di regalare alla sua prediletta un mazzolino di calle palustri, (fiori bianchi acquatici) che si erano imbrigliati sulle sponde del proprio letto fluviale. 



Calle acquatiche

. Intravide, però, in lei un'irrequietezza mai mostrata prima di allora e guardando il cielo notò le rondini, che svolazzavano garrendo e gridando come se volessero avvertire un pericolo imminente.

Dafne, accortasi che era spiata, rivolse una preghiera a sua madre Gea, che, scorgendola anch’essa irrequieta, la rassicurò con un dolce brivido.  Sentendosi protetta la giovane Ninfa, riprese a godersi il dolce tepore della calda e serena giornata e volutamente rovesciò indietro i capelli lavati creando una cascatella di goccioline, che parevano arcobaleni in miniatura.

Il biondo Apollo, a quella scena d'intimità, non seppe resistere ed incantato, afferrando al volo le goccioline scaturite dai rivoli provenienti dal capo bagnato della splendente Ninfa

Goccioline, che si confondevano con il luccichio delle acque del fiume che lentamente scorreva nel suo incessante fluire sotto i raggi del sole, e che dipingevano così uno scenario fantastico, come si stesse su un palcoscenico, che appariva come un tappeto verde oro, opera dei riflessi delle sponde, ricche di arbusti ed alberi copiosi di un fresco fogliame lussureggiante, le donò alla leggiadra fanciulla dopo averle trasformate in gioielli, che lampeggiavano.

Nel porgerle Apollo sussurrò: “Sono per te bellissima ! Sono Apollo “ e poi sorridente tentò di prenderle la mano.

Dafne si ritrasse e avendo paura, non accettò né il dono, né l’invito, poiché per lei era una sensazione nuova, non avendo mai conosciuto nessuno prima di allora.

Apollo era alto, con i capelli biondi d’apparire quasi dorato, recava con se una faretra di frecce così splendenti da far accecare la bellissima ninfa.

Dafne, infatti, per sfuggire a tanto splendore accecante, tremante si portò un braccio agli occhi ed incominciò ad urlare fuggendo nella vicina folta boscaglia.


Francesco Albani, "Apollo e Dafne" (1615), Museo del Louvre, Parigi (Francia)
Fuggiva come una gazzella spaventava ed iniziò a scalciare, giacché l’intruso tentò di cingerle la vita, e Lei sentendosi afferrata ed impigliata nei capelli da spine e rametti della fitta vegetazione, dette un morso di disperazione sulla mano di Apollo per liberarsi, tanto che il biondo dio la lasciò andare emettendo un grido di sorpresa.
Apollo, intanto la incitava a non correre così forte perché poteva cadere e farsi male e la rassicurava, invitandola a rallentare e promettendole amore per sempre.che anche lui avrebbe rallentato, e le ripeteva che i suoi  propositi non erano di farle del male, anzi desiderava stare con lei ed amarla.
Dafne, terrorizzata, accortasi però che la sua corsa era vana, perchè Apollo la stava per raggiungere, invocò con tutte le sue forze la madre Gea, dicendole :«Aiutami! Salvami!»,
Dafne ed Apollo





Gea, impietosita dalla richiesta di Dafne, aiutò la sua giovane figlia, trasformandola in un baleno, in un albero, iniziando prima dai piedi, che divennero delle robuste radici, il suo sinuoso corpo  si ricoprì di tenera corteccia, ed infine i suoi capelli  mutarono in rami ricchi di foglie nascondendo il delicato viso di Dafne che svanì tra le fronde dell’albero.
 Apollo e dafne di
 marmo di Carrara cm. 243 | Gian Lorenzo Bernini


 Dafne, così si  trasformò in un flessuoso e forte albero, che prese il nome di LAURO (dal greco Dafne = lauro)
Dafne era diventata un albero di alloro. 
Dalle foglie veniva un aroma di spezie meravigliosamente caldo e fragrante.
Apollo era dispiaciuto per quello che aveva fatto a Dafne e da quel giorno, per non dimenticarla mai, portò sempre una corona d'alloro. Ma il padre Peneo la pianse per sette lunghi anni, finché il suo fiume ruppe gli argini ed inondò di dolore le rive. 

Apollo, Dafne e suo padre Peneo




La trasformazione era così avvenuta sotto gli occhi stupefatti d'Apollo che disperato, abbracciava il tronco nella speranza di riuscire a ritrovare la dolce Dafne. Alla fine il dio, considerati inutili i suoi tentativi, proclamò a gran voce che la pianta dell'alloro sarebbe stata sacra al suo culto e segno di gloria da porsi sul capo dei vincitori. Così ancor oggi, in ricordo di Dafne, si è solito proclamare i migliori fra gli uomini, quelli capaci d'imprese eccezionali, con il capo cinto da una corona d’alloro. 
La pianta di Alloro



Altri scrittori tra i quali Ovidio nelle sue metamorfosi narrando di Dafne, le attribuivano come padre il dio fluviale Peneo, cui apparteneva la valle di Tempe in Tessaglia, che la generò attraversando la terra, Gea.

Dafne Divenne una sacerdotessa della Madre ed era una fanciulla selvaggia, simile ad Artemide, che riuscì non solo a far innamorare Apollo, ma conquistò anche il cuore di un giovane mortale di nome Leucippo, "quello dei cavalli bianchi".

Leucippo per stare vicino alla  sua grande passione, Dafne, si travestì da donna per poter godere le grazie della eterea fanciulla. Dafne.

 UN giorno però le sacerdotesse di Gea, di cui Dafne faceva parte, decisero, forse in seguito al suggerimento di Apollo, di effettuare nude i loro riti,  immergendosi nelle tiepide acque del fiume circostante
.



                     Dafne con le sue amiche sacerdotesse
quadro di Carlo Maratta






 Durante il bagno avvenne così lo smascheramento di Leucippo, che fu saettato dalle frecce delle ninfe, che accompagnavano Dafne e morì ucciso dalle stesse fanciulle, scomparendo.  Apollo In quel momento non avendo più rivali, approfittando dell'eliminazione del nemico in amore, si dichiarò a Dafne, ma fu respinto immancabilmente. 
La fanciulla, spaventata, corse via nel bosco, mentre il dio si mise all'inseguimento, e stava quasi per raggiungerla quando Dafne, invocato l'aiuto di Gea o del padre, si trasformò in un albero di alloro. Da allora fu l'albero preferito di Apollo, che ne porta i rami che gli cingono il capo, come una corona

Febo ( così era chiamato Apollo dai latini) amava tanto Dafne, tanto che  poggiata la mano sul tronco, sentiva ancora trepidare il petto di lei sotto quella nuova corteccia e, stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo, ne bacia il legno, ma quello ai suoi baci ancora si sottrae.

Apollo allora le sussurrà che sarà la sua pianta  preferita e, Dafne ormai divenuta un albero di alloro, annuì con i suoi rami appena spuntati e agitò la cima, quasi acconsentisse col capo.

Metamorfosi  narrata da Ovidio : Dafne chiede aiuto al padre Peneo e alle correnti del suo fiume e con i loro poteri la trasformano in un albero di alloro. Il petto morbido si fascia di fibre sottili, i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami; i piedi, s'inchiodano in pigre radici e il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore si conserva..

Apollo e Dafne dipinto dal Pollaiolo



 "Il piacere dietro il quale corriamo o non si raggiunge mai o, se si raggiunge, mostra di avere un gusto amaro".

sabato 29 settembre 2012

Banconote da 500 lire


Non tutti sanno che :
la prima banconota da 500 lire emessa dalla Banca d'Italia con impresso il proprio nome " BANCA D'iTALIA su di esse, " vede la luce nel 1896". Fu disegnata da Rinaldo Barbetti, un artista senese. Banconote con questo etichetta e disegno, dopo la caduta del fascismo con variazioni minime, furono stampate ancora sino al 1950. Andarono fuori corso il 30 giugno 1953. 
La prima  banconota dopo la proclamazione della Repubblica a seguito del referendum, facendo riferimento alla natura prevalentemente agricola della Nazione italiana:

Fu chiamata l'  "Italia ornata di spighe"

 

La banconota da 500 lire emessa il 1947.

 

Fu emesso appena dopo la proclamzzione della Repubblica Italiana in base al decreto ministeriale        del 14 e 15 agosto 1947. Era stampato dall'officina carte valori della Banca d'Italia su carta bianca filigranata in pasta, e misurava 146 × 70 mm. Sul fronte raffigurava, a sinistra, il volto di Cerere ornata di spighe, tratto dal dipinto “Venere, Giunone e Cerere” di Raffaello Sanzio , presente nella Loggia di Psiche alla  Farnesina a Roma, simboleggia allegoricamente l'Italia. A destra si trova la filigrana. La banconota recava la firma di Luigi Einaudi, Governatore della Banca D'Italia dell'epoca. Accanto alla nuova, la Banca d'Italia continuò a stampare le banconote da 500 lire dalle dimensioni decisamente più ampie, uguali a quelle emesse sotto il regno di Umberto I, di Vittorio Emanuele III e di Umberto II. Tutte queste banconote uscirono di corso il 30 giugno 1953.
Sino al 1958, quando lo stato non emise una moneta metallica di pari valore, non furono più disponibili tagli da 500 lire in banconote.


Nel periodo transitorio, dopo la caduta del  governo Mussolini e  durante la lotta partigiana (tra il  1943 e il 1946, nel periodo di occupazione dell'Italia da parte degli Alleati, il comando statunitense stampò le famose " AM - Lire "  tra cui una banconota da 500 Am-lire con lo stesso formato del dollaro americano e recante le indicazioni del valore in inglese ed italiano.

500 Am-lire

 

BANCONOTA DA 500 Am - liRE ( ANNI 1943/ 1946)



Non solo banconte da 500 Am-lire  crcolarono in quel periodo  a seguito del proclama del generale Alexander, comandante in capo delle forze alleate in Italia:che stabiliva:
“Con il presente proclama è istituita una
circolazione monetaria in lire della specie di biglietti militari alleati del
taglio di una, due, cinque, dieci, cinquanta, cento, cinquecento e mille lire;
tale moneta ha corso legale per pagamenti di qualsiasi importo nel territorio
soggetto al Governo Militare, e nessuno può rifiutarsi di accettarla in
pagamento per qualsiasi importo.”

Le banconte "AM-LIRE" ovvero (Allied Military Currency) banconote d’occupazione delle truppe Alleate nella seconda guerra mondiale, che hanno segnato, nel bene e nel male una parte della storia d’Italia.
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 le truppe angloamericane sbarcarono in Sicilia e, con perdite inferiori alle previsioni, data la scarsa resistenza degli italiani, in poco più di un mese occuparono tutta l’isola. In previsione dell’invasione dell’Italia, le autorità americane, avevano predisposto la produzione di cartamoneta d’occupazione, la prima da loro utilizzata in questa guerra: seguiranno emissioni analoghe per la Francia, l’Austria, la Germania, il Giappone.
 i biglietti da 1-2-5 e 10 lire avevano forma quadrata, i tagli superiori, 50-100-500 e 1000 lire, rettangolare, dello stesso formato dei dollari.-
I tagli furono stampati del valore . ecco gli esemplari:_
Tagli da 1 Am lire

 da 2 am lire

da 5 am lire

da 10 am lire

da 50 am lire


da 100 am lire
da 500 am lire
 e


 


taglio da 1000 am lire

Tutti i biglietti riportano sul retro, in inglese, le quattro libertà sancite nella Costituzione americana:
Retro delle banconote Am .Lire ( 1943/ 1946)
  • freedom of speech – libertà di parola
  • freedom of religion – libertà di religione
  • freedom from want – libertà dal bisogno
  • freedom from fear – libertà dalla paura
  •  
  •  
 A partire dal 12 dicembre 1946, a seguito dell’accordo raggiunto tra il governo italiano e gli Alleati, le am-lire cessarono di essere moneta d’occupazione e passarono sotto la gestione della Banca d’Italia, che le riconobbe come cartamoneta di propria emissione; tale gestione ebbe termine il 30 giugno 1950, quando le am-lire furono dichiarate fuori corso

Aretusa

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1966 fu stampata la cartamoneta da 500 lire. Il fronte rappresenta la testa della ninfa Aretusa attorniata da vari simboli: i delfini e l’aquila con i serpenti. Le cornucopie appaiono invece in filigrana. Le dimensioni sono 110 x 55 mm. Era un biglietto di stato a corso legale, non emesso dalla Banca d'Italia, ma stampato dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e firmato dal tesoriere del ministero del tesoro. Si trattava, dunque, di un titolo non pagabile dalla Banca d'Italia, ma emesso direttamente dallo stato. Era in effetti dal punto di vista legale una moneta, ossia un titolo il cui signoraggio spettava allo stato e non ad una Banca, come dimostra la dicitura "Repubblica Italiana" al posto di "Banca d'Italia". In effetti sostituiva, per motivi di costi la moneta argentea da 500 i cui costi di produzione avevano ormai raggiunto il valore effettivo, a causa del crescere della quotazione dell'Argento.



Mercurio

Nel 1974, 1976 e 1979 fu emesso il biglietto di stato da 500 lire con la testa alata del dio Mercurio. Le dimensioni erano 115 × 59 mm. Si trattava anche in questo caso di un biglietto di stato stampato dal Poligrafico dello Stato. È stata l'ultima emissione repubblicana in cartamoneta che fu sostituita, nel 1982, da una moneta bimetallica.


 

sabato 15 settembre 2012

La Moneta da 500 Lire, la sua tormentata storia


La Moneta da 500 Lire,  la sua tormentata storia


La moneta d'argento del valore di 500 Lire, oltre al  tipo ordinario denominato " Caravelle" per lo stesso valore vennero coniate sempre d'argento due monete commemorative (per il 100° dell’unità d’Italia nel 1961 e 700° e quella della nascita di Dante Alighieri nel 1965) che affiancarono il tipo ordinario.
Il tipo ordinario fu coniato a partire dal 1958, è denominato “Caravelle” per via del disegno del dritto, in cui compaiono tre caravelle. Questa moneta è in argento 835 e pesa 11 grammi: ne consegue che ogni moneta contiene 9,185 grammi di argento fino. Il diametro è di 29 millimetri, mentre gli assi sono alla francese.
Al dritto, come già detto, sono raffigurate tre caravelle con la prua rivolta a destra e le punte delle bandiere verso la prua. Intorno a questo disegno vi è la legenda REPVBBLICA ITALIANA. Sotto le caravelle vi è l’indicazione del valore (L. 500) e, in basso, il segno di zecca (R). Il conio di questo lato è stato inciso da Guido Veroi.
Al rovescio, invece, si può ammirare un busto di donna in abiti rinascimentali; la modella è Letizia Savonitto, moglie dell’incisore Pietro Giampaoli, autore di questo lato della moneta. Il busto di donna è circondato dagli stemmi di diciannove tra regioni o capoluoghi di regione (il busto copre alcuni stemmi, che quindi sono irriconoscibili). In basso indicazione dell’autore (GIAMPAOLI). Gli stemmi fanno riferimento alle seguenti regioni o capoluoghi di regione (partendo dal basso verso sinistra): Genova, Torino, Aosta, Milano, Trento, Venezia, Trieste e Udine, Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, Roma, L’Aquila, Napoli, Bari, Potenza, Catanzaro, Sicilia e Cagliari. È assente il Molise perché questa regione venne istituita solo nel 1963.


le 500 Lire d'argento "Caravelle"(prova)
Di questa moneta è particolarmente famosa la versione di prova che aveva le bandiere rovesciate, ovvero rivolte verso la poppa delle caravelle. Le monete di prova vennero date in omaggio a esponenti di spicco dell’epoca e ai parlamentari: di fatto non circolarono. Sono datate 1957 e, oltre all’orientamento delle bandiere, sono diverse le croci sulle vele e l’altezza dell’albero di mezzana; inoltre la scritta sul contorno è REPUBBLICA anziché REPVBBLICA. Ufficialmente ne vennero coniati 1.004 esemplari,

Come nacque l'idea di una moneta d'argento è presto detto: per la sua realizzazione si sviluppò quella che fu la “storia del verso” delle 500 lire d’argento, che suscitò tante discussioni.        Le 500 lire d’argento del 1957, uscivano per la prima volta nella monetazione italiana, ed il merito di questa emissione fu dell’allora Ministro del Tesoro Sen. Giuseppe Medici. Grazie alla sua instancabile tenacia  fu possibile compiere l’iter lungo e complesso che consentì l’uscita di questo nuovo “taglio monetario”.
In concomitanza a questo avvenimento, volgeva al termine la legislatura italiana, ed il Ministro ritenne che fosse più gradito e significativo, consegnare a tutti i parlamentari, al termine del mandato, in luogo della consueta medaglietta ricordo, la nuova moneta di prova.
Qualche tempo prima che si pensasse alle 500 lire d’argento, un progetto, molto caro al Ministro Medici, riguardava l’emissione di una moneta d’oro: il cosiddetto “fiorino” del valore di 10.000 lire. Ma le difficoltà interne ed internazionali fecero si che il progetto dovesse essere rinviato.
L’esecuzione del progetto della 500 lire d’argento era stato affidata al notissimo medaglista Pietro Giampaoli, allora incisore capo della Zecca di Stato. Questi modellò un bellissimo profilo muliebre in abiti rinascimentali: era il ritratto della propria consorte,la sig.ra Letizia Savonitti e, cosi quel modello fu adoperato per le nuove 500 lire in questione, incornicando l’immagine da un serto costituito dagli stemmi regionali.
Questa moneta, questo profilo dell’Italia rinascimentale, voleva dire agli Italiani, che l’Italia dopo tutte le sventure della guerra, dopo la ricostruzione, si avviava verso un nuovo Rinascimento.
Il “rovescio”, della moneta si sviluppò sul tema del rinascimento in modo che si ricolegasse e si armonizzasse con l’idea espressa dal diritto della nuova moneta. Il tempo, tuttavia, stringeva: si era alla fine del 1957 ed allora  il compito di sviluppare il rovescio della nuova moneta fu dato al  reparto della Zecca di stato, diretto fall' ingegnere Guido Veroi.

L'ingegnere Guido Veroi, ebbe pochissimo tempo per studiare il tema e pensando all'inizio di questo secondo Rinascimento italiano, ebbe l'idea l'idea di collegarsi al primo rinascimento che è segnato nella storia dal viaggio di Cristofaro Colombo
Pensò alle tre caravelle, quindi, potevano bene esprimere l’idea di questa nuova rinascita italiana.
Dopo aver lavorato una intera notte, per procedere ai vari passaggi dal calco al modello, la mattina seguente, consegnò al Direttore della Zecca il modello con le caravelle.

La moneta di “prova”, recante la data del 1957 potè finalmente uscire; fu distribuita ai parlamentari, e Veroi apprese la notizia della scelta del suo modello leggendola sui giornali.
Piacque anche al pubblico. Fu osservata con molto interesse.
Ma la fretta spesso non aiuta gli audaci ed quando fu presentata
al capitano di Marina, Giusco di Calabria, era il 10 dicembre 1957, elogiando il lavoro, segnalava che le bandiere erano disposte “controvento”, e chiedeva, dato che si stava ancora alla fase di “prova”, di mettere le bandiere nella giusta direzione, ad evitare che una moneta che sarebbe andata nelle mani di tutti, divulgasse una raffigurazione inesatta.
Ill 19 dicembre, infine. si aprì un vero dibattito giornalistico ed ebbe credito la tesi del colonnello del Genio Navale, L.Tursini di Roma, il quale controbatteva le tesi del precedente articolista, introducendo il discorso di “vento di bolina”. Difatti  diceva, in sostanza, il colonnello: che, “navigando con vento di bolina", la bandiera issata sull’albero, pur non disponendosi proprio nella direzione verso poppa, poteva benissimo essere considerata corretta, così come era apparsa sulle prime monete di “prova” che potevano, pertanto, secondo lui, venire coniate nella versione originaria.
In definitiva non si trattava, quindi, di errore, ma di navigazione con vento di bolina.
D’altra parte, Cristoforo Colombo, navigatore esperto, poteva benissimo navigare con vento di bolina, anzi questa particolare disposizione delle navi ne metteva in evidenza l’esperienza marinara. 

le 500 Lire d'argento "Caravelle"

Dopo la coniazione della moneta di prova, si meditò  a lungo ed infine, data che non era iniziata la coniazione vera e propria, fu deciso di capovolgere le bandiere disponendole nel senso tradizionale, di modo che, il rilevamento della formazione la facesse navigare di “gran lasco”, e non di “bolina”.
Il modello fu modificato ed i 1070 pezzi distribuiti si tesaurizzarono, e quei pochi che passarono da un collezionista all’altro raggiunsero i prezzi astronomici ben noti a tutti.
La moneta riuscì molto gradita per l’ampio respiro con cui i temi furono trattati, ma alla sua notorietà contribuì, indubbiamente, anche la appassionante polemica sviluppata in maniera così insolitamente ampia dai giornali e dai settimanali.

Anzi, quando, successivamente, uscì l’altra moneta d’argento da 500 lire celebrativa del “Centenario dell’Unità d’Italia”, si cercò, anche lì, di trovare l’errore a tutti i costi:..

Questa, in buona sostanza, la vicenda collegata al pezzo delle “Caravelle”. Ma quello che mi sembra valga la pena di dire, al di fuori della cronaca spicciola e delle vicende legate alla sua emissione, è che ben ha meritato il Ministro Medici con la sua riuscita iniziativa.










le 500 Lire d'argento "Centenario"
Alla fine tutti gli argomenti servirono ad attirare l’attenzione del pubblico sulle monete che, prima di allora, uscivano quasi alla chetichelle ed inosservate  dalla  massa,  pur trattandosi, a volte, di autentici pezzi d’arte e non solo di metallo di scambio.
Anzi, quando, successivamente, uscì l’altra moneta d’argento da 500 lire celebrativa del “Centenario dell’Unità d’Italia”, si cercò, anche lì, di trovare l’errore a tutti i costi: la ruota del carro a quattro anziché a otto raggi.

500 lire centenario unità d'italia
le 500 Lire d'argento "Centenario"


Nel 1961, in occasione del Centenario dell'Unità d'Italia, fu emessa una moneta commemorativa da 500 lire con le medesime caratteristiche tecniche del 500 lire "Caravelle".
Al diritto è raffigurata l'Italia seduta su un capitello. Nella mano destra, protesa in avanti, un ramo d'ulivo, nella mano sinistra, un elmo. In giro "REPUBBLICA ITALIANA" ai lati di una stella. Nell'esergo la legenda VEROI, l'autore, Guido Veroi.
Al rovescio una quadriga veloce, volta a sinistra. In alto 1861 ed in basso 1961, il valore e il segno di zecca (R).
Nel contorno è presente la legenda "1° CENTENARIO VNITÀ D'ITALIA - 1861 - 1961" in rilievo.
La tiratura complessiva fu di 27.120.000 esemplari




Moneta da L. 500 d'argento (7° CENTENARIO DELLA NASCITA DI DANTE ).


Nel 1965, in occasione del VII Centenario della nascita di Dante Alighieri, è stata emessa una moneta commemorativa da 500 lire, sempre con le medesime caratteristiche tecniche del 500 lire "Caravelle".
Al diritto è raffigurato il ritratto di Dante Alighieri. In giro "REPUBBLICA ITALIANA" ai lati di una stella. Sotto, le firme del modellista VERGINELLI, e dell'incisore, MONASSI.
Al rovescio è presente un'allegoria della Divina Commedia, a destra il segno di zecca (R), in esergo indicazione del valore e, più in basso, la data.
Nel contorno è presente la legenda "7° CENTENARIO DELLA NASCITA DI DANTE " in rilievo.
La tiratura complessiva è stata di 5.000.000 esemplari


Dopo il 1967 il costo delle monete d'argento e la presenza di fenomeni di tesaurizzazione, sconsigliò il proseguimento di questo tipo di coniazione che terminò.
Monete d'argento del tipo "Caravelle" e con molti altri tipi furono comunque coniate appositamente per il mercato dei collezionisti e vendute dalla zecca a prezzo maggiore di quello nominale





giovedì 13 settembre 2012

Foto ricordo del Grande P.C.I.

Foto dell'incontro  con il capolista del PCI  dei candidati al parlamento
Il compagno Giorgio Napolitano
 con i Dirigenti della locale sezione dei Comunisti Di Chiaiano


In primo piano, Igino Imbimbo, Salvatore Vacca, G. Napolitano, Carlo Fanti, Alberto Riccio




Napoli Salvatore, igino Imbimbo, G. Napolitano, Salvatore Vacca




Igino Imbimbo, Salvatore Vacca, Giovanni Panella, Carlo Fanti, Alberto Riccio

domenica 26 agosto 2012

il quiz del 26 agosto 2012


Il quiz di Sasà del 26 Agosto 2012. già proposto la sera del 22 ,23, 24 e 25 agosto 2012 senza ancora soluzione.
Tema di Riferimento : un po’ di geometria fantasiosa disegnata.
Sapete disegnare con solo tre linee, un carretto di campagna  trainato da un asino, che si dirige al mercato vicino, carico di un barilotto pieno di vino, vari cesti di frutta matura appena raccolta dagli alberi da vendere, il contadino  seduto su l carretto, che sprona l’asino con la bacchetta in mano e che la schiocca incitando l‘asino ad andare,  più un muro.





Soluzione del quiz di Sasà del 26 Agosto 2012

                                             __________                                           
                                              /                                                       
                                           /                         
                                         /                          
  ________________ /__________________                          
                                                        (la linea orizzontale rappresenta il muro)




La linea orizzontale, rappresenta il muro,  dietro il muro c’è  poi il carretto tirato da un asino, che guidato da un contadino va al mercato con tutte le sue derrate da vendere, cesti di frutta, un barilotto di vino e mentre prosegue dietro il muro, si vede che schiocca la bacchetta( le altre due linee, quella in diagonale l’asta della bacchetta e quella orizzantale sulla linea diagonale è il terminale della frusta in orizzontale) mentre sta per incitare l’asino e fa pure il verso  ieh ieh ieh . ah……….( Il tutto con un pizzico di fantasia).


mercoledì 15 agosto 2012

'o diavule 'e Mergelline

'0 Diavule 'e Mergellina



Finalmente ci sono riuscito ad andarlo a vedere da vicino, il famoso volto della donna raffigurante il diavolo di Mergellina, dipinto su tela del pittore Leonardo Grazia da Pistoia. 
E’ stata una calda domenica d’agosto, la città era quasi deserta e quindi si potette facilmente attraversare l’amata metropoli (la mia città Napoli) da un capo e all’altro senza ingorghi, e cosi senza fretta , perchè avevo necessità di non fare tardi per la visita prefissatami
 ( andare a vedere il famoso quadro “ ’o diavole ‘e Mergellina “), 
per il fatto che si trattava di far visita in una chiesa, che aveva un orario fisso da rispettare per la celebrazione delle messe domenicali. 
Faceva molto caldo fin dalle prime ore del mattino, era una di quelle domeniche soleggiate dell’estate napoletana, che invitano ad andare al mare od a sdraiarsi su qualche arenile ad abbronzarsi a prendere il sole. Il desiderio di osservare da vicino il bellissimo viso del diavolo di Mergellina era tanto che mi sobbarcai anche l’onere di  sopportare quel caldo torrido, che sfiorava la temperatura di 36 – 38 gradi, ma ne valse la pena.  

la chiesa di santa Maria del Parto di Mergellina

La chiesa vista dalla sottostante Via mergellina


Il quadro è esposto nella cinquecentesca chiesetta di Santa Maria del Parto, ubicata su una panoramica terrazza, nei pressi della celebre baia di Mergellina,( come punto di riferimento i famosi chioschi, divenuti poi di tipo di bar, e noti ora come gli chalet del celeberrimo borgo di Mergellina).
Non dissertiamo, andiamo al dunque, stiamo dicendo della famosa tela raffigurante
 “ ‘o Diavole ‘e Mergellina “.
Dopo aver parcheggiato con il grattino di un'ora e più nelle apposite striscie blue la macchina nell’omonima via Mergellina , senza  saperlo mi trovavo proprio  sotto la chiesetta e mediante un’ ascensore, che era posto proprio sulla  stessa strada qualche metro più avanti, al civico 9/bis, si accedeva direttamente nell’androne della famosa chiesa, che custodiva oltre alla celebre tela, anche, il magnifico sepolcro e tomba del poeta Jacopo Sannazaro, che era stato proprietario dell’immobile, aveva desiderato testamentariamente  essere sepolto nella  chiesa da lui voluta ed edificata e poi intitolata, dal suo poema , “De Partus Virginis” , (Il parto della Vergine da cui la chiesetta prende il nome).
Guardando il quadro “ il diavolo di Mergellina” si rimane estasiati dalla bellezza voluttuosa del bel viso con il quale il pittore leonardo da Pistoia , seppe raffigurare il diavolo con l’aspetto di un orribile mostro con il corpo a somiglianza di un immondo drago.

Dipinto  " 'o Diavule 'e Margellina"
Opera di Leonardo Grazia di Pistoia
originale nella chiesa di S. Maria del Parto


La storia inerente il quadro è presto narrata, e si rifà ad una leggenda napoletana relativa ad una storia veramente avvenuta, riportata e scritta dalla giornalista e scrittrice, Matilde Serao e ripresa poi dal letterato e storico, filosofo Benedetto Croce, per affermare il concetto e per definire ancor oggi  una donna che reca solo guai  è :
 “Bella come il Diavolo di Mergellina”.
La leggenda o meglio la storia, narra che: il vescovo di Ariano, Diomede Carafa, ottenne una schiacciante vittoria sulla tentazione di una nobildonna napoletana identificata in donna Isabella, Vittoria d’Avalos. Messer Diomede era follemente innamorato di donna Isabella, bellissima nobile della Corte Vicerale, per la quale scriveva infuocate lettere d’amore, ma lei cha aveva fama di donna crudele e disamorata non faceva che sorridere delle sue lettere, giocava con lui come il gatto col topo, lo illudeva, lo blandiva con le sue arti, poi d’impeto lo cacciava nel più profondo sconforto “abituata a questi sottili e malvagi godimenti, ella si compiaceva stringere quel cuore in una mano di ferro,lo soffocava a poco a poco e poi ridandogli la vita carezzandolo con mano leggiera e vellutata, si dilettava a far sussultare di dolore quell’anima, gittandola bruscamente nella disperazione……Il mondo le maledice, le disprezza, ma il mondo le ama, l’uomo le ama, così è, sempre, così, sempre, sarà” (cosi descrive la storia la Serao).
 Donna Isabella dopo un anno di schermaglie disse di amarlo e al povero Diomede sembrò di raggiungere l’estasi, ma breve fu la stagione dell’amore, poco tempo dopo lo abbandonò per altri uomini. Diomede, cieco pazzo d’amore non comprendeva, soffriva e si ubriacava di quella sofferenza. La passione lo dilaniava, giorno e notte; alla fine si decise ad ordinare un quadro al suo amico pittore Leonardo grazia da Pistoia, che avrebbe dovuto dipingere un mostro orribile con il volto  angelico della sua Isabella, insieme  ad un immondo demone tentatore,
 e così ogni volta che l’avesse guardata avrebbe  provato solo ribrezzo ed orrore, e così guarì. Sotto la tela vi fece apporre il motto ”Et fecit vittoriam halleluja” alludendo sia al trionfo di San Michele che al suo.
 Il viso della donna è dipinto  così bene da apparire bello ed  con un aspetto tanto voluttuoso che i napoletani, come riporta Benedetto Croce in “Storie e Leggende Napoletane” edito nel 1919, ne rimasero affascinati a tal punto che ancor oggi  definiscono una donna, che reca solo guai è  “Bella come il Diavolo di Mergellina”. Una copia della tavola, attribuita allo stesso Leonardo da Pistoia, è esposta presso il Museo – Convento di San Francesco dei Frati Minori Conventuali di Folloni frazione di Montella in provincia di Avellino. 
Copia del famoso dipinto " 'o diavule 'e mergellina"
Museo – Convento di San Francesco dei Frati Minori Conventuali di Folloni
 frazione di Montella in provincia di Avellino.
Diomede Carafa, era vescovo di Ariano Irpino divenne in seguito cardinale , perchè nominato da papa Paolo IV (suo zio), che  l'elevò al tale rango, (Cardinale-prete del titolo di San Martino ai Monti nel Concistoro del 20 Dicembre 1555). Morì  a Roma l'11 dicembre 1568 e lì fu sepolto nel suo titolo..