martedì 24 maggio 2011

La Discarica di Chiaiano



Una Storia vera - "la discarica di Chiaiano"


Con immagini indelebili degli avvenimenti






il pomeriggio del 23 maggio 2008
presso la piazza "Rosa dei Venti" ( nota come il Titanic)




l pomeriggio del 23 maggio 2008presso la piazza "Rosa dei Venti" ( nota come il Titanic)


il pomeriggio del 23 maggio 2008  (le cariche della polizia)
presso la piazza "Rosa dei Venti" ( nota come il Titanic)
 (diventato il logo della lotta antidiscarica di Chiaiano)



















Barricate fatte con alberi abbattuti lungo via Poggio Vallesan

Barricata fatta di contenitori per rifiuti per sbarrare l'ingresso alle cave di Chiaiano
Barricate durante la protesta successiva al 23 maggio 2008
frapposte sulla strada " cupa dei Cani " che delimita il Parco Poggio Vallesana
e porta l'accesso alla Cava dove è prevista la discarica

Barricate fatte con alberi tagliati lungo via Poggio Vallesana










Riunione del Onsiglio comunale di Marano tenuta il 7 maggio 2008
nella cava della discarica
















Manifestazione con la partecipazione da ogni parte della Nazione del 1/6/2008
contro l'apertura della discarica a Chiaiano






Era appena passata la mezzanotte e non avendo sonno, mi ero messo a rivedere le foto del “Presidio Permanente Antidiscarica  Chiaiano – Marano” sul mio computer, che erano state postate durante  le varie fasi della protesta, fissate in immagini dal mio grande amico Nando, ( è una sequenza di immagini, quasi  un’epopea della battaglia civile operata dalle genti locali,
(maranesi, chiaianesi, mugnanesi), contro le forze di polizia, (Carabinieri, agenti di Pubblica Sicurezza, in piena assetto antisommossa)  per non far procedere all’apertura della famigerata  Discarica di Chiaiano .

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Scempio che è stato poi operato nel Parco delle Colline a Nord di Napoli, a ridosso della selva dei Camaldoli- zona Chiaiano – Marano,  la notte
del 17 febbraio 2009 alle ore 2,30.





La cava dismessa del poligono di tiro a segno nella selva di Chiaiano














PRIMA MANIFESTAZIONE DEL 5 MAGGIO 2008 PRESSO IL TITANIC








PRIMA MANIFESTAZIONE DEL 5 MAGGIO 2008 PRESSO IL TITANIC




Tutto iniziò il pomeriggio di una primavera del 2008 da un ingiustificato provvedimento del Consiglio Regionale Campano, appoggiato dalla Giunta, presieduta dall’ex Comunista, poi Pds, Ds ed infine Pd, Onorevole Antonio Bassolino, che sanciva l’individuazione  di  siti provinciali per sversatori dei rifiuti in ogni provincia ed a tale uopo si scelse  - in accordo con la Sindachessa “ onorevole Rosa Russo Iervolino del Comune di Napoli, (unica donna a coprire tale carica istituzionale dal lontano 1808), dopo il parere unanime contrario dell’intero Consiglio Comunale di varare  il sito per la discarica  dei rifiuti urbani  di Napoli, in Via Cupa dei cani, nella selva del Parco delle Colline ai confini Chiaiano e Marano.



'E Malamente

Le foto di coloro, che si distinsero per aprire la discarica a Chiaiano



il sindaco di Napoli nel periodo 2006/2011 - Rosa Russo Jervolinoa fianco, Antonio Bassolino. Governatore della Regione Campania periodo 2005/2010




Il commissario ai Rifiuti , Gianni Di Gennaro ,
nominato dal Governo Prodi, con  Antonio Bassolino, Governatore della Campania




il presidente della Repubblica, Gorgio Napolitano
con il nuovo presidente del consiglio dei Ministri,  Silvio Berlusconi





IL Capo del Governo, Silvio Berlusconi, insieme
Al sottosegratario alla protezione civile, commissario Straordinario Guido Bertolaso
nel mese di Luglio 2008







('A Maronna  T'accumpagna) frase pronunciata dal Card. Sepe a Berlusconi
.Il capo del governo,Sivio Berlusconi a colloquio con il cardinale
Arcivescono di Napoli , Crescenzio Sepe, presente anche
Il sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso







Guardando quelle foto attentamente e ricordando i terribili momenti di lotta impari delle popolazioni locali, Chiaiano, Marano, iniziati il pomeriggio del 23 maggio 2008 e continuati con una veglia nei presso della rotonda (La Rosa  dei venti meglio conosciuta come la RotondaTitanic), che manifestavano democraticamente il loro disappunto; si trovarono contro uno schieramento antisommossa di forze dell’ordine, che, per dissuadere la protesta, dovevano imporre,  utilizzando  l’uso di bombe lacrimogene e maneggiando manganelli con cariche senza guardare in faccia ne donne, ne bambini.   Il provvedimento legislativo, che prevedeva il sito dello sversatoio dei rifiuti di Napoli, nelle dismesse cave di Chiaiano, era stato indicato dal Commissario  Governativo per i rifiuti di Napoli, pro tempore, Gianni De Gennaro.
Provvedimento, poi, sancito con decreto legislativo dal Governo, (Dicastero Prodi, alla fine del suo mandato governativo, perché sfiduciato), e poi adottato  definitivamente da quello immediatamente successivo,  il Governo Berlusconi, e senza sentire nessuna ragione, alla fine, dopo aver imposto di nuovo  il defenestrato commissario governativo e nominato questa volta responsabile della protezione civile, il dott. Guido Bertolaso. Decreto firmato e promulgato, infine, con la scusante dell’emergenza dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, che permetteva la scellerata scelta senza battere ciglia, (questo ultimo pur conoscendo già il sito, che in altri momenti, aveva apprezzato esaltando le meraviglie del luogo) mi feci trasportare da quelle immagini in un fantastico sogno irreale ed improvvisamente mi trovai catapultato ad assistere ad una mini assemblea di Santi protettori delle Comunità della zona  Nord di Napoli, in cui ricadeva la discarica, quasi fosse un'insolita riunione di condominio, che si teneva lassù in cielo, presieduta per competenza territoriale dal Santo protettore per antonomasia della città di Napoli, San Gennaro; che andrò a raccontarvi.






Statua di San Gennaro
Patrono della città di Napoli







 C’era un tavolone rettangolare ed al centro presiedeva, come detto prima San Gennaro l’assemblea, nelle sedie alla sua destra c’erano: San Nicola di Bari – Patrono della chiesa di Polvica di Chiaiano, rappresentante i parrocchiani di quella località, San Giovanni Battista, Patrono Ufficiale della parrocchia di Chiaiano centro, assistito dai Santi Compatroni Chiaianesi, San Raffaele Arcangelo e San Michele,  il santo  della cappella di piazza Margherita (piazza detta ‘e mieze ‘o furno), nelle sedie di sinistra trovavano posto San Castrese, rappresentante la comunità del circondario della parrocchia di Marano, coadiuvato dal Compatrone maranese, la Madonna del Poggio Vallesana, più in là sedeva San Biagio, venerato a Mugnano di Napoli, coadiuvato dalle Suore del Compatrono, il Sacro Cuore di Gesù Eucaristico, ed infine s’intravedeva quasi in fondo Sant’Alfonso Dei Liguori, in rappresentanza della comunità dei fedeli di Marianella – Piscinola. Insomma la riunione era costituita da tutti i Santi Patroni e Compatroni delle comunità della Zona Nord Napoletana, quasi a rappresentare i paesi attraversati a monte ed a valle dalla strada provinciale Santa Maria a Cubito.



 
 I SANTI PATRONI E COMPATRONI DI CHIAIANO



Patrono di Polvica- Chiaiano




Statua di San Giovanni Battista a Chiaiano



Statua di San Raffaele Arcangelo  a Chiaiano




















San Michele Arcangelo, compatrono di Chiaiano



I Santi Patrono e Compatrono di Marano



                 San castrese, ( patrono di Marano di Napoli)














Patroni e compatroni di Mugnano di Napoli





San Biagio
patrono di Mugnano di napoli




Sacro Curore di Gesà 
Compatrono di Mugnano di Napoli

                                                                                                                     




Patrono di Marianella



San'Alfonso Maria dei Liguori
patrono di Marianella




Nell'ampio salone, dove si svolgeva questa insolita assemblea  erano situati, come in un grande teatro,  scranni tutto intorno, affinché si potesse assistere alla discussione da dibattere (Ordine del Giorno :  Discarica Del Poligono di tiro a Via Cupa dei Cani sua definitiva chiusura e inizio eventuale bonifica del territorio).
Data l’importanza, c’era assiepato nel salone una moltitudine di anime, come spettatori (tra le anime dei morti presenti, v’erano quelli della zona degli ultimi decenni, che erano interessate a conoscere di che si stava discutendo, anche se non potevano intervenire, non volevano perdersi la decisione finale che avrebbero adottate tutti insieme,  i venerati santi della Zona nord di Napoli, i quali si erano riuniti  per non perdere ognuno la fama e la propria venerazione che ricevevano  dai loro protetti.
Tra le anime, che s’accalcavano nella sala ad assistere al dibattito, riconobbi , in prima fila, i miei fraterni amici e compagni, giunti lassù da poco tempo,  Peppe Miniminor,  (alias Giuseppe Montesano), Rafele Martino, (alias Raffaele Martino, 'o cumenestone 'e Santacroce) l’avv. Giuseppe  Carendente Giarrusso, il combattente ex sindaco di Marano) i quali, vistomi spaesato, mi affiancarono e mi chiesero come mai mi trovassi lì,  pur non essendo ancora defunto.
“Mi fa sommo piacere rivedervi! Non vi siete dimenticati dei  vostri  paesi   natii, quando siete stati sulla Terra? V'interessa la discussione!” Risposi alla loro domanda e mi schernii affermando: “  vi ricordate quante battaglie che abbiamo fatto insieme a Chiaiano, a Marano!  Sono solo di passaggio, ma se le cose di laggiù continuassero, come stanno procedendo,  e se nessuno quassù prendesse a cuore le invocazione di aiuto delle Genti, che vivono nei pressi dell’ingiusta apertura della discarica, sarei stato anch’io tra di Voi fra non molto.”
Il facente funzione di segretario dell’assemblea, San Giuliano, patrono di Giugliano in Campania, con un campanello stridente intimò di far silenzio, perché , di lì a poco iniziava la seduta della speciale adunata, pertanto, era intento degli astanti tutti zittire, se si volesse partecipare  alla discussione dell’ordine della seduta  da dibattere e di giungere e definire appropriate conclusioni, come invocate dai preganti del territorio della zona dei paesi a nord di Napoli, (Chiaiano , Polvica, Marano, Mugnano, Marianella).
 Improvvisamente si fece largo tra coloro, che stavano lì come uditori, l’anima di un nuovissimo defunto,  Napolano Salvatore, (per chi non lo conosceva era, il compagno  operaio elettricista di Chiaiano, che lo potevi  incontrare  sempre a tutte le feste del partito comunista, di rifondazione ed infine del pdci con la sua brava pinza da elettricista sui fianchi a guisa di un cawboy ed a tutte le manifestazioni, per ribadire i diritti inviolabili, dei lavoratori, sanciti dalla nostra Costituzione repubblica. che si facevano dalle nostre parti.  Nato  e vissuto a Chiaiano fino alla pensione nella  casa paterna al corso chiaiano n. 6. L'ultima residenza era stata Giugliano in Campania, quando si risposato, e dove si era poi spento), chiese di parlare ed informare i membri della riunione, perché proveniva proprio da  quei  luoghi delle ultime vicende  sul grave problema dei rifiuti a Napoli e dove aveva partecipato attivamente.
Il presidente dell’assemblea, San Gennaro, prima di dare inizio alla discussione, sentito per un attimo i Santi patroni delle Zone interessate alla discussione convenuti, e non avendo alcuna opposizione, dette la parola a Napolano, pregandolo d'essere breve e di attenersi ai fatti senza fare la storia dei Rifiuti di Napoli, che era iniziata più di venti anni prima, ormai nota a tutti specie a a quelli di lassù.  “  
Tori Tori, così era anche conosciuo il Napolano, iniziò a dire: “ Come tutti sanno, ormai sono stato inumato proprio a Chiaiano in quel camposanto, nella nuova cappella dell'arciconfraternita, che guarda la famosa Selva di Chiaiano e vi  posso assicurare che non è più un luogo piacevole di assoluto riposo, come potrebbe apparire a prima vista, com’era un tempo, un cimitero degno di morti privilegiati, dove regna  l’ordine, la non confusione del sovraffollamento e dove si può ricevere ogni giorno compresi  festivi, le requiem religiose e la visita dei parenti più stretti  con i doni floreali tra i più belli, duraturi e freschi”.
“In queste ultime ore mi sono dovuto ricredere, non è così, e anche le visite dei miei cari sono diventate molto rare, perché dalla discarica di fronte a noi arriva un olezzo, ma che dico un fetore indescrivibile di materiale putrefatto, dicono il gas sprigionato dai rifiuti umidi “ il tal qual “, che pergolano”.
“Basta così! “, Si sovrappose la Voce squillante del presidente dell’assemblea, San Gennaro, che dette per primo la parola a San Nicola , in qualità di proponente la Riunione, rappresentante i cittadini di  Polvica, (frazione di Chiaiano, forse la più vecchia comunità della zona), che riprese la questione del fetore, che proveniva dalla discarica ed  inizio a dire:
“Non meritavamo di essere trattati cosi! Gli abitanti della mia parrocchia, sono stati, gente semplice, lavoratori laboriosi, sempre additati come benpensanti, ligi e rispettosi delle leggi, hanno accettato il sovraffollamento con l’insediamento della 25/80, (costruzione delle case di residenza-popolare, dopo il terremoto del novembre del 1980) che avrebbe comportato necessariamente un nuovo complesso scolastico, sarebbe occorso anche un nuovo ufficio postale ed una scuola superiore pubblica più efficiente, senza mai lamentarsi. Tutto questo non c’è mai stato dato, solo sulla carta, se ne sono sciacquato la bocca e lavate le mani le varie giunte comunali, che si sono succedute nel tempo. Dirò di più, anzi negli anni ’90 volevano propinarci i cosiddetti “ Fos “, (Era commissario di governo al problema dei rifiuti, l’afragolese Bassolino con il sub-commisario Paolucci, ex assessore alla polizia urbana del comune di Napoli), in compenso  promettevano che avrebbero realizzato poi un parco attrezzato. Intanto, dopo aver subito il fetore del bruciamento della gomma, che guarnisce il filo elettrico per ricavarne del rame, attaccato ai materiali di risulta, proveniente dall’abbattimento delle famose “Vele di Scampia”, che erano stati depositati, (non si è mai saputo per voler di chi), nel verde lussureggiante della Selva di Chiaiano, nelle cave dimesse.  Eccoti di nuovo il fetore, ora quello dei rifiuti indifferenziati, il cosiddetto “tal qual”, che proviene dalla discarica di Chiaiano, (la cosiddetta discarica di Napoli), quella che si trova vicino agli ospedali della collina del Camaldoli. Non se ne può più. I miei parrocchiani m’invocano di fare qualcosa, per eliminare questo enorme disagio, miei cari santi colleghi patroni, discutiamone e troviamo tutti insieme una giusta soluzione, visto che laggiù i diretti responsabili di questa iattura, non ascoltano nessuno”.  All’improvviso si fa un gran chiasso attorno al tavolo della presidenza, grida, minacce, varie anime si ribellano e vogliono tutte quante intervenire per dare man forte a San Nicola e spingere gli altri patroni della zona a prendere una seria decisione, affinché la discarica sia chiusa e si passi alla bonifica dei terreni per farla finita  con  quel olezzo nauseabondo, prodotto dal percolato.
San Gennaro, sovrastante con la sua autorevole voce, l’assemblea, invita alla calma e dà la parola a San Castrese di Marano, che si era precedentemente iscritto a parlare.
San Castrese, inizia il suo intervento dicendo : “ Cari santi colleghi patroni della Zona Nord, vi posso assicurare, me ne testimone  la Madonna di Vallesana, che anch’io mi lamento del Fetore che, quando c’è il vento proveniente dal mare, arriva fino alla mia parrocchia al centro di Marano e lungo la Via dei Cani  lambendo Corso Europa e Via Falcone.
Ho saputo che volevano aprire un’altra discarica, in località Quarto di Napoli, ma non ci sono riusciti,  perché, come avvenne a Terzigno, la popolazione locale con il sindaco in testa, ha invocato la loro santa patrona, Santa Maria libera nos a scandalis, che immediatamente si è fatta sentire presso Chi Di Dovere, è la prospettiva è stata subito abbandonata.
Quindi sole le sante patrone riescono ad esaudire le giuste invocazioni dei loro imploranti, mi domando?  Noi, solo santi protettori maschi, non siamo " nessuno"! Forse non contiamo nulla! Non ci facciamo valere presso Chi decide! Quelli di Terzigno, Bosco-Trecase, Pompei, son riusciti nel loro intento, la loro Santa Patrona, Santa Maria della Neve, Santa Virginia, ha scongiurato l’apertura di una nuova discarica, quella di cava Vitiello, esaudendo l’invocazione dei suoi parrocchiani, mentre a noi nessun ci ascolta,  perché non sappiamo farci valere? Uniamoci e andiamo in delegazione da Chi Di Dovere,  e vediamo se la spuntiamo, affinché sversatoi, non se ne devono più fare e si passa una volta per tutte alla raccolta differenziata dei rifiuti, così si fa anche il riciclaggio delle materie prime, che servono  sempre e sono in fase di esaurimento “. “San Giuliano prendete atto e scrivete, così  come sono dette le cose, perché dopo  dobbiamo rendicontare  il tutto  dettagliatamente all’ Onnipotente, che deciderà come sempre per il meglio”. Così riprese a dire il presidente dell'assemblea, San Gennaro. Rivolgendosi al segretario della riunione e dette poi la parola a San Biagio, quale rappresentante delle genti di Mugnano, che invocando le sue prerogative di protettore delle vie respiratorie e dell’apparato  otorino laringoiatra, insistette a dire e perorare un imminente rimedio “la chiusura della discarica, altrimenti di li a breve si sarebbero avute una quantità  incommensurabile di malattie all’apparato respiratorio con relative complicazioni bronco polmonari di non facile  cura e guarigione.
  Inoltre, si sta venendo meno al patto che la discarica sarebbe servita (a detta del buffone di turno che governa la meravigliosa nazione , Italia, e  quelli della sua corte di irresponsabili ed incompetenti) per appena due anni e al terzo si passava alla sua bonifica per ripristinare il territorio e riqualificarlo. Nulla di tutto questo sta avvenendo, al contrario, si continua a sversare.  La spazzatura, intanto non è raccolta dalle strade e così si riesce a dare un’immagine di sporcizia, di rassegnazione  e  noncuranza del popolo napoletano, che non è vera,  come se la colpa di questa  inefficienza non fosse  esclusiva competenza di chi comanda la città. Pertanto assistiamo al solito scaricabarile, così assistiamo  alle varie  accuse tra di loro addossate ai vari gradi del potere, ( il comune accusa  la Provincia, a sua volta la Regione, e tutti indicano il colpevole,  il governo nazionale che non stanza i fondi per risolvere al meglio il servizio di nettezza urbana).
E’ veramente uno spettacolo vergognoso, dopo gli anni bui del laurismo, del paternalismo raccomadatorio democristiano, si ebbe  una tregua con il cosiddetto Rinascimento napoletano iniziato alla metà degli anni settanta con il  Sindaco comunista, Maurizio Valenzi, e poi dopo una transizione di vari Sindaci , che s’alternavano ogni quattro mesi , si giunse all’ascesa al potere del sindaco eletto direttamente dal popolo, Antonio Bassolino, ma è stato tutto un bluf, dopo la lavata di faccia della città in occasione  del G7 , poi divenuto G8, perché la città è stata abbandonata a se stessa, facendo imperare il motto “  tiramme annanze, tiramme a campà.”  San Biagio infine concluse :
“Vi sembra poco! Mie care anime presentii, mio caro presidente!  Pare che non ci sia via d’uscita!  Chi dovrebbe decidere, ha paura di farlo, e per non compromettere il consenso che gli deve arrivare alle prossime consultazioni elettorali,  quando, alla fine, decide  fa solo danni, e speriamo che non diventino irreversibili.”.
Dagli scranni delle anime presenti, come uditori, inizia  una rumorosa contestazione con grida assordanti ed applausi  per l’ultimo intervento, (quello di San Biagio, il patrono di Mugnano) che dicevano pressappoco così:  “ Chi si aspetta a chiudere questo sito di sversamento di rifiuti   (Tal Qual) con il fenomeno infernale di odori  maleodoranti, che minano la salute delle genti locali. Che deve succedere ancora? La gente di Chiaiano e Marano e Mugnano non si arrendono e non vogliono convivere con quel fetore e poi, c’è la possibilità prevedibile  dell’inquinamento della sottostante falda acquifera”.


 “Calma ,calma, non stiamo al mercato!” Fece rintronare la sua autorevole voce San Gennaro, che, fatto zittire tutti, chiese ai compatroni presenti se c’erano altri testimoni  da ascoltare, poiché, se non ce ne fossero stati altri, si doveva  procedere  a stilare un apposito dettagliato documento da approvare e sancire cosi la decisione finale emersa dalla discussione, per sottoporlo  al giudizio  definitivo dell’Onnipotente, che avrebbe dato l’assenso per far procedere ad un’immediata chiusura della discarica del sito di Chiaiano.
Quando si stava quasi per chiudere ed iniziare a procedere alla stesura degli atti, con fare allarmante irrompe nella sala, quasi senza chiedere permesso, ed inizia a parlare ed a farsi ascoltare dicendo  :






Vincenzo De Falco, il creatore della capanna e del container
del Presidio Permanente " No alla discarica di Chiaiano - Marano "

Presidio Permanente allestito e voluto da Vincenzo De falco

Momenti dell'allestimento del Presidio permanente " Jatevenna "
presso la rotonda Titanic di chiaiano -marano
 opera di ( Vincenzo De Falco, Ferdinando Kaiser, Samuele Migliaccio)






“ vengo or ora dalla zona della discarica, non mi sono ancora presentato, scusate!- Sono deceduto stamattina, mi chiamo Vincenzo De falco, anzi sono noto come “ don Vicienzo ‘o creatore do’ presidie” per vostra conoscenza sono quello, che è stato l’artefice di aver realizzato dal nulla,  prima una capanna, con tubi innocenti, improvvisata, poi con l’aiuto di tutti  gli insorti, noti come i briganti dell’opposizione all'apertura della discarica,  ho realizzato un presidio permanente vero e proprio, consistente  in una casupola fatta da un cointainer ed un  recinto coperto, dove i miei compagni inarrendevoli, trovano riparo durante le riunioni  per difenderci dal vento e dalla pioggia nel periodo invernale.  La gente è sfiduciata, ma non rassegnata, siamo d'esempio per tutti coloro, che non desiderano subire sorprusi, siamo in collegamento via internet  con tutti coloro, che con manifestazioni pacifiche vogliono far vivere ancora una volta la democrazia, la libertà, la dignità offesa e calpestata dalla cattiva politica e dal malaffare. Siete ancora in tempo a rimediare prendendo una giusta soluzione, proponendo al Signore,  per sempre la chiusura delle discariche e suggerendo di far inculcare  a chi detiene il potere che un altro modo esiste per smaltire i rifiuti :  il riciclaggio, il compostaggio dell’umido per farne fertilizzante, la raccolta porta a porta   lo sbriciolamento delle materie non riciclabili, trattate, poi, per farne laminati per pavimentazioni od altro”. “Grazie del vostro contributo Signor De falco, Esclamò Il presidente dell’assemblea; San Gennaro. “ i vostri suggerimenti sono veramente soddisfacenti, perciò San Giulià, avete annotato! Per alzata di mano  passiamo all’approvazione della soluzione invocato dal Santo patrono di Polvica , San Nicola “ la chiusura e la bonifica della selva dove è ubicata la discarica”. San Gennaro Gridò: “ Siamo tutti d’accordo. Contiamo! Invito i Compatroni presenti a verificare la conta e visto che tutti sono d’accordo all’unanimità, dichiaro approvato quanto discusso e formuliamo la delegazione per presentare la decisione a Chi Di Dovere.



In cuor mio, senza profferir parola, e tutto contento, mi svegliai e capii , però, che era solo un sogno. M'auguro che a breve diventi realtà non solo per continuare a respirare la frizzatina arietta che proviene dalla collina dei Camaldoli , ma soprattutto per preservare la lussureggiante campagna collinare della  stupefacente bellezza del sottobosco della selva di  Chiaiano per i posteri.


Squarcio della selva  di Chiaiano - la famosa grotta del Brigante


































 
 Gli angeli che si prodigarono nelle manifestazioni antiapertura
della discarica di Chiaiano





Padre Alex Zanotelli  dell'ordine dei missionari comboniani di Verona






Momenti dell'allestimento del Presidio permanente " Jatevenna "
presso la rotonda Titanic di chiaiano -marano
 opera di ( Vincenzo De Falco, Ferdinando Kaiser; Samuele Migliaccio)





X

Visita alla cava della discarica di Chiaiano
   impedita alla On.le europea  Monica Frassoni ed all'on.le Franco Barbato 
accompagnati dal sindaco  di Marano


Dott.Gerardo Ciannella
Dirigente Medico e Docente pnemologo
presso Ospedale Vincenzo Monaldi



Dott.Antonio Marfella
Tossicologo ed oncologo
presso 'Istituto Pascale di Napoli














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I Cittadini di Marano, di Chiaiano e di Mugnano, che si ribellarono all'apertura della
discarica,  noti poi come i Briganti e le Brigantesse del "Presidio Chiaiano - Marano No discarica "
  ( volti della gente comune partecipanti)


La canzone o meglio l'inno dei manifestanti cantato durante le varie manifestazioni durante la protesta per la non apertira della discarica









Ferdinando kaiser

testimone che immortalò con foto la storia vera della discarica






                                                                    


Bandiera  e sinbolo della lotta antidiscarica di Chiaiano





Chi avrà modo di leggermi , spero di aver fatto un reportage
quanto più veritiero dell'avvenimento.
Mi perdonino coloro,  i cui volti, ce n'erano tantissimi,
che non ho riportati
per puro spazio



 Ringrazio i lettori,  se vogliono apporvi un sincero commento


mercoledì 4 maggio 2011

L' AMARANTO - IL MITO DELL'AMICIZIA


IL mito dell’amicizia

L’AMARANTO     LA PIANTA DELL’AMICIZIA

Pianta dell'amaranto




L’Amaranto non è solo un colore di una pianta, ma da sempre, come dicevano i Greci rappresenta un mito intramontabile, che raffigura il sentimento dell’amicizia, che si fonda sulla stima reciproca degli esseri viventi, specie quando è veramente sentita e  nulla riesce a farla affievolire, né a farla appassire.
L’amicizia, per questo, è ritenuta una dell’esperienza fondamentale dell’umanità ed è stata elevata ad una sorta di santificazione in ogni epoca da tutte le religioni, che si sono succedute.
In quella greca l’amicizia era portata come ad esempio, quella rappresentante, che esisteva fra Oreste e Pilade, i cugini, che vivendo insieme fin da bambini, furono abituati ad avere uguali interessi, a godere delle stesse sensazioni  del piacere ed a sentire identico affetto per il prossimo, vivendo quasi come in una perfetta simbiosi.
In quella romana, l’amicizia era considerata un rapporto molto pratico della vita e fu enfatizzata con il concetto di solidarietà fra individui, che furono definiti “ sodales”, valeva a dire accomunati da uno stesso scopo pratico da raggiungere e perciò s'impegnavano tutti uniti in campagne di conquista.


La pianta dell'amaranto



In concreto l’amicizia fu rappresentata e quindi la simboleggiarono con i fiori di amaranto, che ritenevano una sorta di talismano contro l’invidia e le avversità della vita.
Nel medio Evo, con l’amaranto di solito, si ornava il capo con ghirlande e  si cingeva le vesti con grandi inserti di questo vivo fiore, sperando così ottenere  l’altrui benevolenza ed una protezione duratura del benessere fisico.
Andiamo con ordine e diciamo che:
Il mito nasce dal fatto che per raggiungere la scopo della vera amicizia occorre che ci fossero, secondo Aristotele, tre presupposti:

1)   Quando si hanno gli stessi godimenti sul piacere comune;
2)   Quando esiste un interesse reciproco; 
3)   Quando si basa sulla bontà reciproca.


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 La percezione dell’amicizia diventa sentimento e logica di vita, come detto da Aristosseno, e dopo di lui Cicerone (De off. 3.45), ed infine Diodoro Siculo (10.4), e altri, intorno al 4 ° secolo a.C.,  nella  famosa storia narrata nei loro scritti:         “ di Pizia e del suo amico Damone, entrambi seguaci del filosofo Pitagora “.


Manifesto del film "Damone e Pizia" 
I giovani rappresentati dell'amicizia e della lealtà



La storia racconta che un giorno Pizia recatosi a Siracusa, (a quella epoca regno della Magna Grecia, dove imperava il Tiranno Dionisio),  fu ingiustamente accusato di aver partecipato ad un complotto a causa delle sue idee  per abbattere il sovrano  (il Tiranno Dionisio). Scoperto, fu deciso che doveva essere punito per questo infame crimine alla pena di morte. Questo il fatto ma la storia diventa emozionante ed è ricordata come : la storia di Damone e Pizia, grandi amici che vivevano mettendo in comune ogni loro avere e condividendo il pensiero filosofico pitagorico della reciproca assistenza, fu messa in evidenza il giorno in cui fu scoperto l’attentato contro Dionisio, e per questo motivo Pizia fu accusato di aver partecipato alla congiura. Non potendo provare la sua innocenza, Pizia accettò la condanna, ma prima di essere giustiziato, chiese di poter tornare alla propria casa per l’ultima volta, per risolvere i suoi affari e congedarsi definitivamente dalla propria famiglia.
Il tiranno Dionisio in un primo momento rifiutò la proposta pensando che una volta rilasciato libero, Pizia non sarebbe più tornato e lui fosse stato ritenuto uno stolto ed un credulone.
Allora Pizia chiamò il suo amico, Damone, e gli chiese di prendere il suo posto in prigione in attesa della esecuzione della condanna, mentre si recava dalla sua famiglia per salutarla. Dioniso, a quel punto, accettò la proposta dello scambio  e concesse a Pizia un periodo di tempo per sistemare le sue cose.  Dionisio allora fece imprigionare Damone al posto di Pizia, che avrebbe pagato con la sua vita se l'amico Pizia non si fosse presentato il giorno stabilito per l’esecuzione. Arrivato il giorno fatale e avvicinatasi l’ora stabilita, nessuno aveva notizie del condannato, Pizia, e mentre la gente dubitava, Damone non smise di credere nella lealtà dell’amico. Pizia, infatti, arrivò all’ultimo momento e, abbracciato il compagno, che era pronto ad avviarsi verso il patibolo, e si scusò per il ritardo, opera di un involontario contrattempo, dovuto al sequestro della sua nave da parte di feroci pirati, che dopo averlo catturato e sequestrato la sua nave, lo buttarono in mare senza pietà. Riavutosi nelle acque gelide del mare Egeo lungo la costa siracusana, a nuoto raggiunse la riva  con gran fatica, sperando in cuor suo di giungere in tempo per mantenere il suo impegno e la parola data.  Il tiranno Dionisio, stupito e colpito dalla fiducia riposta da due amici e dalla loro lealtà, si sentì autorizzato a graziare Pizia e liberare il suo amico Damone, tenuto in ostaggio, e nello stesso tempo li nominò sue persone di massima fiducia ed onorabilità e li elevò a suoi consulenti. Chiese Infine di essere ammesso al loro speciale sodalizio, come terzo membro nella loro relazione.
Così, come la vicenda di Damone e Pizia insegna, l’amicizia sincera non si spegne con il trascorrere del tempo, sfida ogni difficoltà, supera ciascun ostacolo senza paura ed affronta con serenità le prove a cui la vita ogni giorno la sottopone. L’amicizia educa il cuore dell’uomo a saper convivere.
I custodi dell’amicizia vera sono i giovani.
In una società che insegue valori sempre più effimeri, abbagliata dalla materialità dilagante, questa narrazione aiuta a scoprire l’essenza della vita, ciò che la rende davvero degna di essere vissuta. Non per altro Aristotele riconosceva l’amicizia come «il sentimento più necessario per vivere».
 


La Pianta dell’Amaranto
 PIANTA DELL’AMICIZIA




L'Amaranto è un’erbacea annuale, originaria dell’America latina dell’Africa centrale e dell’Asia meridionale ; Appartiene  al genere Amaranthus , alcune delle quali sono commestibili e sono coltivate per l’alimentazione in molte regioni del centro equatoriale. Ha un arbusto eretto, e fusti molto ramificati, che raggiunge i 90-100 cm d'altezza; le grandi foglie, ovali o lanceolate, sono di colore verde scuro, opaco, ma il colore più bello dell'amaranto si trova in alcune varietà, famoso è il colore rossastro o porpora, che rimane tale per tutta l’estate, fino ai primi freddi autunnali. L’amaranto produce particolari infiorescenze allungate, pendule, piumose, di colore rosso, arancio o giallo, contenenti numerosissimi piccoli semi scuri. Queste piante si possono coltivare in giardino, come bordure, ma sono anche molto adatte ad essere poste a dimora in contenitore, per meglio rappresentare il suo aspetto pendulo delle infiorescenze. Le infiorescenze della pianta dell'amaranto sono utilizzate come fiori recisi e anche essiccate. 


 



 L’AMARANTO NELLO SPORT



Il colore amaranto è stato adottato per le divise di diverse squadre di calcio tra le più importanti ricordiamo:
il  LIVORNO E  la REGGINA…












Lo stemma della squadra del Livorno




Lo stemma della squadra della Reggina



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