domenica 29 settembre 2013

Napule nun t' 'o scurdà'














Napule nun t’ ‘o scurdà



O vintotto ‘e settembre d’ ‘o quarantrè

Se tignettere ‘e russe ‘e giesummine

For’ ‘e barcune  ‘e Materdei.

Uommene, femmene, viecchie,

guagliune ca sapevane ‘a storia malamente

e guagliune ca nun sapevane niente

sapettere ‘o stesse chelle c’ avevano  ‘a fà’

                       Napule nun t’ ‘o scurdà’



Ma qua chitarra e manduline?

O vintotto ‘e settembre d’ ‘o quarantrè

P’ ‘o Vommero e Pusilleco

P’ ‘e Funtanelle e ‘o Ponte ‘a Sanità

ll’accumpagnamento ‘o faceva ‘a mitraglia

e ‘o scugnizze cantave:

“ Jatevenne,

fetiente, carugnune. Jatevenne!

Strillave

Curreve

Sparave,

e mureva.



Mureva, senza sapè , p’’a libertà,

libertà senza discorse cumizie e bandiere

bisogne ‘e libertà d’ ‘a pecura e d’ ’o lupe,

bisogne ‘e libertà ‘e ll’omme

ca nun s’era avvelenate ancora

ca ‘na muntagna ‘e parole,

 semplicemente libertà.

                           Napule nun t’ ‘o scurdà



O vintotto ‘e settembre d’ ‘o quarantrè

‘o popele napultitane cumbatteve

Pe’ cancellà cient’anne

‘e lazzarune e lazzaronate

Francisciello e francischellate,

vermicielle,

tarantelle,

Pulicenella e Culumbrina,

festa forca e farina

e tutte ‘sti cazzate

ca ll’avevane  ‘nguajate.

‘o popole napultitane cumbatteve e mureva

Pe’ scrivere ‘nt’ ‘a storia finalmente

Quatte pagine tutte c’ ‘o stesse nomme:

 - " Dignità "….

                           Napule nun t’ ‘o scurdà.





Scritta dal Poeta  “ salvatore Palomba. “

giovedì 26 settembre 2013

mezze maniche con cozze



Ed ecco come si presenta 
" le mezze maniche con cozze e broccoletti".


  • Portata: Primo
  • Tempo: minuti
  • Difficolta': Facile
  • Calorie: 480
  • Cottura: In Padella


 
  • Preparazione
  •  

  • Ingredienti: 320 g di mezze maniche - 500 g di broccoletti surgelati - 400 g di pomodorini ciliegia in scatola - 250 g di cozze
    sgusciate conservate al naturale - 2 spicchi di aglio - un peperoncino piccante - un cucchiaio di prezzemolo tritato surgelato
    4 cucchiai di olio extravergine d'oliva - sale  
    1) Portate a ebollizione abbondante acqua salata, tuffatevi i broccoletti ancora surgelati e fateli cuocere per circa 5 minuti
    dalla ripresa del bollore o fino a quando saranno teneri ma ancora croccanti. Nel frattempo, a parte, cuocete la pasta in
    un'altra pentola con abbondante  acqua bollente salata.  
    2) Intanto sbucciate l'aglio, sgocciolate i pomodorini ciliegia dal liquido di conservazione e sbriciolate il  peperoncino.
    Scaldate l'olio in una padella capiente, unite l'aglio e fatelo dorare schiacciandolo leggermente con una  forchetta, quindi
    aggiungete le cozze ben sgocciolate dal liquido di conservazione,Ealzate la fiamma e lasciatele  insaporire per un minuto.  
    3) Eliminate l'aglio dal condimento e unite i broccoletti scolati, i pomodorini, il prezzemolo e il peperoncino. Salate e fate
    insaporire a fiamma viva per un paio di minuti. Scolate la pasta al dente, passatela velocemente nella padella con il sugo e
    servite subito.

"le mezze maniche con cozze e broccoletti"

venerdì 13 settembre 2013

Chiese e cappelle di piazza dante a Napoli



Piazza Dante  a Napoli
Sulla sinistra si intravede la parte superiore di port'Alba,
 accanto vi domina la facciata del Foro Carolino ,
 al centro vi è il monumento scultoreo a Dante.





Piazza Dante è una delle piu' antiche piazze di Napoli.
Nel Cinquecento e nel Seicento era nota  come 
" 'O Mercatello ", perché vi si tenevano i mercati 'periferici', ma nel 1757 e al 1765 fu completamente ricostruita sotto Carlo III dal grande Luigi Vanvitelli, che edificò l'emiciclo sulla cui sommità eresse ventisei statue raffiguranti le virtù del sovrano.
Il Foro Carolino, sovrastante dalle statue delle virtù di Carlo III Borbone


 Statua equestre di Catrlo III di Borbone
in origine da collocarsi a piazza Dante,
(attualmente si trova a piazza Del Plebiscito)




Durante la rivoluzione francese per festeggiare l'abolizione della tirannide ed il ritorno della libertà
i repubblicani piantavano l'"Albero della libertà"
A Napoli fu  piantato a Piazza Dante



Statua di Napoleone Bonaparte
Scolpita da Antonio Canova e poi 
Restaurata come Fedinando I 
alla caduta  di Gioacchino Murat















Al centro della piazza la statua equestre di Carlo non fu mai posta, poiché venne occupata dall'albero della libertà durante la Repubblica napoletana e poi dalla statua di Napoleone Bonaparte durante il regno di Gioacchino Murat. 
L'attuale statua di Dante Alighieri che dà il nome alla piazza fu posta dopo l'unità d'Italia.
L'emiciclo carolino, ha da un lato Port'Alba e dall'altro la Chiesa di San Michele grazioso esempio di rococo'' napoletano.

Port'Alba vista da piazza Dante







 
La chiesa di San Michele Arcangelo  a Port'Alba

              La facciata rococò

Presso la piazza sono presenti cinque monumentali chiese: in senso antiorario da nord :

 L'esterno della chiesa dell'Immacolata 
degli operatori Sanitari, nota anche
 Chiesa della Santa Vergine;


Chiesa dell'Immacolata degli Operatori Sanitari


L'edificio di epoca barocca, ha un interno modesto, di forma rettangolare e con altare maggiore. La facciata si svolge secondo due ordini: il primo è caratterizzato dal portale affiancato da una coppia di lesene composite di ordine corinzio, mentre il secondo presenta una finestra a tutto sesto sovrastata da un timpano triangolare.
 La chiesa appartiene all'Associazione cattolica degli Operatori Sanitari. La chiesa è quasi sempre chiusa.


Facciata della chiesa
 Santa Maria di Caravaggio
 in piazza Dante a Napoli



               Chiesa di Santa Maria di Caravaggio

Sul marciapiede difronte c'è il complesso di Santa Maria di Caravaggio (un paesino lombardo dove era avvenuta unapparizione della Madonna) in piazza Dante 94. La chiesa fu fondata nel 1627 dai padri Scolopi che vi aprirono una scuola; ospitò dal 1874 lIstituto Principe di Napoli per giovani ciechi. Chiesa e convento furono rifatti dal Nauclerio nel 700. La chiesa è a pianta ellittica e conserva molti quadri tra i quali uno del Solimena, la morte di San Giuseppe.


Palazzo Ruffo di Bagnara
con annessa a sinistra
Cappella del palazzo
            Cappella privata dei Ruffo di Bagnara.

Continuando sullo stesso marciapiede si incontra 
il palazzo Ruffo di Bagnara (piazza Dante, 89) è originario del XVI secolo, di cui conserva la struttura. Bruciato per ordine di Masaniello, fu acquistato nel 1660 da Fabrizio Ruffo, duca di Bagnara Calabra e capitano dell'Armata Navale dei Cavalieri di Malta, grazie ai proventi di un bottino accumulato dopo scontri navali con i saraceni. Egli affidò la ristrutturazione a Carlo Fontana, cui si deve il bel balcone della facciata. Nell'800 vi abitò il letterato Basilio Puoti che istituì in casa propria un circolo culturale di puristi della lingua italiana, e vi mise mano larchitetto Vincenzo Salomone cui si devono le decorazioni in stile pompeiano. 
Nel cortile vediamo quella che fu la cappella privata dei Ruffo di Bagnara.


Facciata della chiesa
 San Domenico Soriano
 in piazza Dante a Napoli





Sullo stesso marciapiede c'è il complesso di San Domenico Soriano (piazza Dante 82) fronteggia il Foro Carolino. Si tratta di una ricca chiesa barocca iniziata ai primi del '600 grazie a una donazione ricevuta dai Domenicani e terminata nel 1660, mentre il convento annesso fu ampliato anche nel secolo successivo. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, nel 1808 il complesso fu adibito a caserma e oggi ospita gli uffici dell'anagrafe del Comune di Napoli. L'impianto primitivo della chiesa è di Fra' Nuvolo, ma ha subito numerose alterazioni e restauri fino ai primi del 900. Sono da notare l'altare prezioso in marmi policromi del Fanzago (1639), il sepolcro di Alessio Falcone del Sammartino (1758) e una Madonna del Rosario di Luca Giordano (1690).
Con grave scandalo della popolazione, nel 1633 penetrarono delle truppe spagnole nel convento per arrestare un frate, Tommaso Pignatelli. Era accusato di complotti per abbattere il dominio spagnolo a Napoli, e non valsero a nulla le proteste del nunzio apostolico presso il viceré, che lo fece strangolare in Castel dellOvo.




Chiude  la piazza  l'ultimo Chiesa monumentale,
la chiesa di San Michele Arcangelo o San Michele a Port'Alba è una delle quattro chiese monumentali che si affacciano su piazza Dante. 
La chiesa, in origine, era chiamata Santa Maria della Provvidenza. La sua costruzione è databile circa 1620, ma fu rifatta nella prima metà del XVIII secolo da Domenico Antonio Vaccaro e espansa da Giuseppe Astarita; l'interno dell'edificio rappresenta uno dei maggiori capolavori dell'artista del primo Settecento.
Di notevole interesse è la facciata in stile rococò. L'interno, a pianta allungata, conserva dipinti di Giuseppe Marullo (San Michele) e dello stesso Vaccaro (Sant'Irene). Nella sagrestia settecentesca sono conservati, oltre agli arredi dell'epoca, anche un lavabo marmoreo di Nicola Tagliacozzi Canale e due inginocchiatoi risalenti al 1772.


Infine che dire de monumento noto come "Port'Alba",
che fu aperta dal viceré spagnolo Antonio Alvarez de Toledo duca d'Alba nel 1625. 

Port'Alba vista da piazza Dante




Siccome la zona era ormai molto popolata da entrambi i lati delle mura, spesso gli abitanti praticavano varchi abusivi per evitare un lungo giro fino alla porta più vicina. Ciò costrinse le autorità ad intervenire erigendo questa porta. Essa fu teatro di violenti scontri durante i moti di Masaniello: fortificata con cannoni, fu espugnata ugualmente dal popolo inferocito. Fu affrescata da Mattia Preti nel 1656 (con affreschi ora distrutti) e vi si aggiunse in cima la statua di San Gaetano nel 1781. Port'Alba fu rifatta nel 1797. È decorata con tre stemmi: di Spagna, del viceré e della città di Napoli.
































lunedì 9 settembre 2013

LETTERA DI GREGORIO MAGNO A SCOLASTICO / DUCA DI nAPOLI)

la lettera tratta dall'epistolario di papa Gregorio Magno all'epca dell'esarcato di Ravenna, in cui è menzionato Severo Scolastico, duca di Napoli , al quale il papa chiese aiuto per riunire i notabili della città per nominare un suo rappresentante per la città di Napoli

domenica 1 settembre 2013

il mito di Masada

Roccaforte di  " Masada "






Masada (o Massada, o in ebraico Metzada) era un'antica fortezza, situata su una rocca a 400 m di altitudine rispetto al Mar Morto, nella Giudea sud-orientale, in territorio israeliano a circa 100km a sud-est di Gerusalemme. ma fu Erode il Grande – quello che perseguitò a morte Gesù alla sua nascita – a fare di Masada una fortezza militare di prim’ordine.
La fortezza divenne nota per l'assedio dell'esercito romano durante la prima guerra giudaica e per la sua tragica conclusione.

 La vicenda più drammatica di Masada ci è nota dagli scritti di uno storico giudaico di nome Giuseppe che, giunto a Roma con i romani vincitori, fu storico di corte del primo principe della famiglia Flavia, l’imperatore Vespasiano, assumendo di lui anche il nome di famiglia, per cui è conosciuto per la storia come “Giuseppe Flavio”. 
Ebbene, egli narrò la caduta di Masada nell’opera intitolata “Guerra giudaica”, ed in particolare come il generale romano Flavio Silva, ponendo l’assedio a Masada, circondò alla base la roccaforte con un muro di circonvallazione (di circa 3,6 km) e con 8 accampamenti per i circa 7.000 legionari di cui era al comando. Per avere ragione dei ribelli senza attendere di prenderli per fame, Silva dovette poi erigere una rampa d’assedio che portò gli assedianti a combattere alla stessa elevazione degli assediati. Soprattutto poi Giuseppe Flavio dice che, nella notte precedente l’assalto decisivo, i ribelli di Masada, per non cadere nella vergogna della schiavitù, furono trascinati da un appassionato discorso del loro comandante Eleazar ad incendiare le loro postazioni e a suicidarsi in massa. Era il 16 aprile del 73 d.C. (o 74). Giuseppe Flavio dice che a raccontare il tutto sopravvissero solo due donne e cinque bambini, che avevano trovato rifugio nelle condutture scavate nella roccia per la raccolta delle acque piovane.
Essendo stato l’ultimo focolaio di resistenza contro i Romani, nel secolo ventesimo Masada è divenuta un simbolo e addirittura un mito del patriottismo
    La comunità ebraica che resistette a Masada erano i Sicarii che aveva resistito potendo contare su una ricca abbondanza di acqua che avevano accumulato in grosse cisterne di acqua  piovana scavata nelle roccia  e viveri in quantità giustificabile per sopravvivere per molto tempo.

MASADA