domenica 25 maggio 2014

'O MANDULINE



 
Mandolino napoletano

 


                              Il Mandolino un simbolo di Napoli




Si parla del Mandolino, come lo strumento più noto e rappresentativo di Napoli, è considerato uno degli emblema della città di Partenope, conosciuto tanto all’estero, forse più della lingua napoletana e della stessa pizza. 
Sono pienamente d'accordo dell’affermazione, perché anche la celeberrima canzone napoletana ‘O Sole Mio ,  se non è accompagnata e suonata da questo inimitabile strumento, sarebbe poca cosa, perchè priva della dolcezza delle note, che esso sprigiona  e che sanno parlare al cuore, più di ogni altro strumento musicale.

Con il mandolino canta Napoli.

Nella Storia di questo strumento incontriamo tantissimi artisti virtuosi, uno su tutti,  poco noto ai napoletani, ma tanto lustro ebbe fuori della sua Napoli, Mario Di Pietro, che ebbe l’onore di intrattenere  i soldati inglesi nell’ultima guerra prima che si accingevano a partire per il fronte italiano, allietandoli con le melodie, che sapeva  far emettere dal suo mandolino.

Nelle grandi orchestre fu relegato a strumento di secondo ordine e non fu mai insegnato al Conservatorio musicale e utilizzato solo dai cosiddetti complessini , noti come la “ Pusteggia”. 
Quindi il  Mandolinista ( suonatore di Mandolino) è sinonimo di pustiggiatore, suonatore per intrattenimento nei ristoranti, o ambulante nelle osterie o per la strada.

Parliamo un po’ della sua costruzione, era un’arte nobile, la cosiddetta Liuteria, che  rimane viva ancora oggi, grazie al costruttore Raffaele Calace, che continua una vecchia tradizione di famiglia.

Nell’Ottocento ed all’inizio del Novecento  erano noti molti Liutai, come i fratelli Vinaccia, (che inventarono la cosiddetta meccanica per stringere le corde, mentre prima si accordavano con i piroli), il maestro Antonio Notorio, il maestro Vacca Vincenzo,  che ci hanno lasciato strumenti validissimi e ancora oggi apprezzati per la loro sonorità e musicalità.

E’ un’arte, che non si insegna più e quindi va scomparendo e non incontra l’interesse dei giovani, perché è sinonimo di pazienza, di precisione, di amore, di sentimento e tanto tanto lavoro, che poi non è ben remunerato. Il mandolino non è un prodotto da poter industrializzare, fa parte di quei lavori tradizionali, (come  la costruzione dei pastori per il presepe) per cui necessita un lavoro costante delle mani per saper forgiare dal legno grezzo uno strumento, quale il mandolino, che potrà far vibrare il cuore di chi lo suona e di chi ascolta le sue melodiose note.

lunedì 12 maggio 2014

Matres matutae















Il Museo Provinciale Campano di Capua (noto anche come Museo Campano), è uno dei più importanti della Campania e d'Italia, in esso è  conservata la più importante collezione mondiale di Matres Matutae, dette anche Madri di Capua, provenienti dall'antica Capua.

Cosa erano le Matres Matute, non altro che le figure femminili più antiche conosciute e vanno ricordate per gli ex voto in terracotta, che  sono conservati ed ammirati nel museo di Capua. Esse rappresentano uno dei culti matriarcali più antichi dell’area mediterranea. Importante testimonianza di un particolare culto indigeno preromano, dedicato alla fertilità, alla protezione della madre e della sua prole.

La collezione delle Matres Matutae, dette popolarmente Madri di Capua, conservate nelle sale V e IX del museo, provengono da ritrovamenti effettuati dapprima casualmente nel 1845, quando in occasione di lavori agricoli privati, in località Petrara (oggi nel Comune di Curti), vennero ritrovati i resti di un altare con iscrizioni in osco e statue in tufo. In seguito, tra il (1873 - 1887), vennero compiuti nel sito scavi archeologici, che restituirono i resti di un vasto santuario, testimoniati da numerosissime terrecotte architettoniche e votive e da oltre 150 statue un tufo, di varie dimensioni, che raffigurano costantemente donne sedute, che sorreggono uno o più neonati tra le braccia. Un'unica statua in tufo, che invece di avere figli, regge una melagrana (simbolo di fecondità) nella mano destra, e una colomba (simbolo di pace) nella sinistra, è stata interpretata come la rappresentazione della divinità principale venerata nel sito, identificata tradizionalmente in Mater Matuta, divinità italica dell'aurora e delle nascite. Le restati statue di madri, per contro, raffigurano offerte votive, dedicate dai fedeli per propiziare la salute della donna e dei suoi figli. Le statue, come gli altri reperti provenienti dall'area, attestano la frequentazione del santuario ininterrottamente dal VI al I secolo a.C..