domenica 26 agosto 2012

il quiz del 26 agosto 2012


Il quiz di Sasà del 26 Agosto 2012. già proposto la sera del 22 ,23, 24 e 25 agosto 2012 senza ancora soluzione.
Tema di Riferimento : un po’ di geometria fantasiosa disegnata.
Sapete disegnare con solo tre linee, un carretto di campagna  trainato da un asino, che si dirige al mercato vicino, carico di un barilotto pieno di vino, vari cesti di frutta matura appena raccolta dagli alberi da vendere, il contadino  seduto su l carretto, che sprona l’asino con la bacchetta in mano e che la schiocca incitando l‘asino ad andare,  più un muro.





Soluzione del quiz di Sasà del 26 Agosto 2012

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                                                        (la linea orizzontale rappresenta il muro)




La linea orizzontale, rappresenta il muro,  dietro il muro c’è  poi il carretto tirato da un asino, che guidato da un contadino va al mercato con tutte le sue derrate da vendere, cesti di frutta, un barilotto di vino e mentre prosegue dietro il muro, si vede che schiocca la bacchetta( le altre due linee, quella in diagonale l’asta della bacchetta e quella orizzantale sulla linea diagonale è il terminale della frusta in orizzontale) mentre sta per incitare l’asino e fa pure il verso  ieh ieh ieh . ah……….( Il tutto con un pizzico di fantasia).


mercoledì 15 agosto 2012

'o diavule 'e Mergelline

'0 Diavule 'e Mergellina



Finalmente ci sono riuscito ad andarlo a vedere da vicino, il famoso volto della donna raffigurante il diavolo di Mergellina, dipinto su tela del pittore Leonardo Grazia da Pistoia. 
E’ stata una calda domenica d’agosto, la città era quasi deserta e quindi si potette facilmente attraversare l’amata metropoli (la mia città Napoli) da un capo e all’altro senza ingorghi, e cosi senza fretta , perchè avevo necessità di non fare tardi per la visita prefissatami
 ( andare a vedere il famoso quadro “ ’o diavole ‘e Mergellina “), 
per il fatto che si trattava di far visita in una chiesa, che aveva un orario fisso da rispettare per la celebrazione delle messe domenicali. 
Faceva molto caldo fin dalle prime ore del mattino, era una di quelle domeniche soleggiate dell’estate napoletana, che invitano ad andare al mare od a sdraiarsi su qualche arenile ad abbronzarsi a prendere il sole. Il desiderio di osservare da vicino il bellissimo viso del diavolo di Mergellina era tanto che mi sobbarcai anche l’onere di  sopportare quel caldo torrido, che sfiorava la temperatura di 36 – 38 gradi, ma ne valse la pena.  

la chiesa di santa Maria del Parto di Mergellina

La chiesa vista dalla sottostante Via mergellina


Il quadro è esposto nella cinquecentesca chiesetta di Santa Maria del Parto, ubicata su una panoramica terrazza, nei pressi della celebre baia di Mergellina,( come punto di riferimento i famosi chioschi, divenuti poi di tipo di bar, e noti ora come gli chalet del celeberrimo borgo di Mergellina).
Non dissertiamo, andiamo al dunque, stiamo dicendo della famosa tela raffigurante
 “ ‘o Diavole ‘e Mergellina “.
Dopo aver parcheggiato con il grattino di un'ora e più nelle apposite striscie blue la macchina nell’omonima via Mergellina , senza  saperlo mi trovavo proprio  sotto la chiesetta e mediante un’ ascensore, che era posto proprio sulla  stessa strada qualche metro più avanti, al civico 9/bis, si accedeva direttamente nell’androne della famosa chiesa, che custodiva oltre alla celebre tela, anche, il magnifico sepolcro e tomba del poeta Jacopo Sannazaro, che era stato proprietario dell’immobile, aveva desiderato testamentariamente  essere sepolto nella  chiesa da lui voluta ed edificata e poi intitolata, dal suo poema , “De Partus Virginis” , (Il parto della Vergine da cui la chiesetta prende il nome).
Guardando il quadro “ il diavolo di Mergellina” si rimane estasiati dalla bellezza voluttuosa del bel viso con il quale il pittore leonardo da Pistoia , seppe raffigurare il diavolo con l’aspetto di un orribile mostro con il corpo a somiglianza di un immondo drago.

Dipinto  " 'o Diavule 'e Margellina"
Opera di Leonardo Grazia di Pistoia
originale nella chiesa di S. Maria del Parto


La storia inerente il quadro è presto narrata, e si rifà ad una leggenda napoletana relativa ad una storia veramente avvenuta, riportata e scritta dalla giornalista e scrittrice, Matilde Serao e ripresa poi dal letterato e storico, filosofo Benedetto Croce, per affermare il concetto e per definire ancor oggi  una donna che reca solo guai  è :
 “Bella come il Diavolo di Mergellina”.
La leggenda o meglio la storia, narra che: il vescovo di Ariano, Diomede Carafa, ottenne una schiacciante vittoria sulla tentazione di una nobildonna napoletana identificata in donna Isabella, Vittoria d’Avalos. Messer Diomede era follemente innamorato di donna Isabella, bellissima nobile della Corte Vicerale, per la quale scriveva infuocate lettere d’amore, ma lei cha aveva fama di donna crudele e disamorata non faceva che sorridere delle sue lettere, giocava con lui come il gatto col topo, lo illudeva, lo blandiva con le sue arti, poi d’impeto lo cacciava nel più profondo sconforto “abituata a questi sottili e malvagi godimenti, ella si compiaceva stringere quel cuore in una mano di ferro,lo soffocava a poco a poco e poi ridandogli la vita carezzandolo con mano leggiera e vellutata, si dilettava a far sussultare di dolore quell’anima, gittandola bruscamente nella disperazione……Il mondo le maledice, le disprezza, ma il mondo le ama, l’uomo le ama, così è, sempre, così, sempre, sarà” (cosi descrive la storia la Serao).
 Donna Isabella dopo un anno di schermaglie disse di amarlo e al povero Diomede sembrò di raggiungere l’estasi, ma breve fu la stagione dell’amore, poco tempo dopo lo abbandonò per altri uomini. Diomede, cieco pazzo d’amore non comprendeva, soffriva e si ubriacava di quella sofferenza. La passione lo dilaniava, giorno e notte; alla fine si decise ad ordinare un quadro al suo amico pittore Leonardo grazia da Pistoia, che avrebbe dovuto dipingere un mostro orribile con il volto  angelico della sua Isabella, insieme  ad un immondo demone tentatore,
 e così ogni volta che l’avesse guardata avrebbe  provato solo ribrezzo ed orrore, e così guarì. Sotto la tela vi fece apporre il motto ”Et fecit vittoriam halleluja” alludendo sia al trionfo di San Michele che al suo.
 Il viso della donna è dipinto  così bene da apparire bello ed  con un aspetto tanto voluttuoso che i napoletani, come riporta Benedetto Croce in “Storie e Leggende Napoletane” edito nel 1919, ne rimasero affascinati a tal punto che ancor oggi  definiscono una donna, che reca solo guai è  “Bella come il Diavolo di Mergellina”. Una copia della tavola, attribuita allo stesso Leonardo da Pistoia, è esposta presso il Museo – Convento di San Francesco dei Frati Minori Conventuali di Folloni frazione di Montella in provincia di Avellino. 
Copia del famoso dipinto " 'o diavule 'e mergellina"
Museo – Convento di San Francesco dei Frati Minori Conventuali di Folloni
 frazione di Montella in provincia di Avellino.
Diomede Carafa, era vescovo di Ariano Irpino divenne in seguito cardinale , perchè nominato da papa Paolo IV (suo zio), che  l'elevò al tale rango, (Cardinale-prete del titolo di San Martino ai Monti nel Concistoro del 20 Dicembre 1555). Morì  a Roma l'11 dicembre 1568 e lì fu sepolto nel suo titolo..

mercoledì 8 agosto 2012

Il Gronchi Rosa

Il Gronchi Rosa


Il famoso francobollo "il Gronchi Rosa"

Vuoi conoscere la storia vera del "Gronchi rosa ":
Eccola!


Il Gronchi rosa è un raro francobollo emesso dalle Poste Italiane il 3 aprile 1961 per accompagnare il viaggio in Sudamerica del presidente della Repubblica dell'epoca, Giovanni Gronchi. Il corso di validità legale sarebbe dovuto iniziare il 6 aprile 1961, data di partenza del presidente, ma la validità fu sospesa e il francobollo fu sostituito con il Gronchi grigio.
La realizzazione di questo francobollo per essere utilizzato per la posta aerea, diventò un vero e proprio incidente diplomatico, perché chi realizzò l’opera filigranata commise un errore, ( l’aereo, raffigurato, che infatti va dall’Italia al Perù vede da lontano uno Stato, quello appunto del Perù, che nel 1961 non aveva più quei confini segnati sul valore bollato. Nella raffigurazione in stampa rosa, infatti, erano indicati i vecchi confini, che erano rappresentati sulle precedenti carte geografiche prima della guerra dello stesso Perù con l’Ecuador. 
Di fatto, dopo questa guerra, il Perù si annesse un vasto territorio nel bacino del Rio delle Amazzoni e questa acquisizione è da allora rappresentata nelle carte geografiche; l'errore derivò dall'uso di un vecchio atlante geografico che fu fornito erroneamente al disegnatore, Renato Mura.
Il francobollo in questione faceva parte di un trittico di fracobolli del valore di 205 lire, proprio per il Gronchi rosa, di 170 lire per un secondo esemplare che ricordava anche del viaggio in Argentina e di 185 lire per quello dedicato all’Uruguay, fu venduto nel numero di 70.625, poi venne ritirato dalla vendita postale. Gli originali furono stampati filigranandoli di grigio, ma la frittata era bella e che fatta.
Attualmente I Gronchi rosa, nuovi senza il timbro postale in circolazione, possono raggiungere cifre, per gli amanti collezionisti, che variano dai 500 ai 1000 euro, mentre per francobolli che sono riusciti ad essere affrancati ed a viaggiare la quotazione può arrivare fino a 30.000 euro.

lunedì 6 agosto 2012

La Reggia di Caserta


La Resa di Caserta

Nel salone di palazzo Borbone, (la Reggia di Caserta), a sinistra i delegati tedeschi, di fronte l'estensore del verbale delle tre firme e l'interprete tedesco, a destra il Generale Morgan e alle sue spalle anche il Generale Kislenko (con gli stivali)


Le procedure di resa [modifica]

A Caserta il 28 aprile  del 1945, in un salone di quel palazzo che era stata la Reggia dei Borbone, il Capo di S.M. William Morgan de Rimeer con i vice Lemnitzer, americano, e Airey, britannico, e locali rappresentanti della Marina (Parker) e dell'Aeronautica (Cabel) ricevette alle ore 18:00 Schweinitz e Wenner, ai quali chiese di presentare le credenziali: il primo disse che la sua delega era condizionata al modo di intendere la resa da parte di Vietinghoff, mentre il secondo, privo di limitazioni da parte di Wolff, aggiunse che aveva anche la delega di Graziani.
I due tedeschi, in abito civile, avendo accettato nel successivo incontro delle ore 21:00 le condizioni ultimative consegnate da Morgan nel pomeriggio, l'indomani alle ore 14:00 poterono firmare l'atto di resa. Il documento, controfirmato da Morgan e redatto in inglese e in tedesco, fissava alle ore 12:00 (in italia alle ore 14:00) del 2 maggio 1945 il cessate il fuoco. All'incontro delle ore 21:00 e alla cerimonia finale, sempre nello stesso salone degli incontri del 28 aprile, assistette come osservatore il generale sovietico Aleksei Kislenko, espressamente incaricato dal Comando Militare URSS e da tempo dislocato a Roma.












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