lunedì 12 maggio 2014

Matres matutae















Il Museo Provinciale Campano di Capua (noto anche come Museo Campano), è uno dei più importanti della Campania e d'Italia, in esso è  conservata la più importante collezione mondiale di Matres Matutae, dette anche Madri di Capua, provenienti dall'antica Capua.

Cosa erano le Matres Matute, non altro che le figure femminili più antiche conosciute e vanno ricordate per gli ex voto in terracotta, che  sono conservati ed ammirati nel museo di Capua. Esse rappresentano uno dei culti matriarcali più antichi dell’area mediterranea. Importante testimonianza di un particolare culto indigeno preromano, dedicato alla fertilità, alla protezione della madre e della sua prole.

La collezione delle Matres Matutae, dette popolarmente Madri di Capua, conservate nelle sale V e IX del museo, provengono da ritrovamenti effettuati dapprima casualmente nel 1845, quando in occasione di lavori agricoli privati, in località Petrara (oggi nel Comune di Curti), vennero ritrovati i resti di un altare con iscrizioni in osco e statue in tufo. In seguito, tra il (1873 - 1887), vennero compiuti nel sito scavi archeologici, che restituirono i resti di un vasto santuario, testimoniati da numerosissime terrecotte architettoniche e votive e da oltre 150 statue un tufo, di varie dimensioni, che raffigurano costantemente donne sedute, che sorreggono uno o più neonati tra le braccia. Un'unica statua in tufo, che invece di avere figli, regge una melagrana (simbolo di fecondità) nella mano destra, e una colomba (simbolo di pace) nella sinistra, è stata interpretata come la rappresentazione della divinità principale venerata nel sito, identificata tradizionalmente in Mater Matuta, divinità italica dell'aurora e delle nascite. Le restati statue di madri, per contro, raffigurano offerte votive, dedicate dai fedeli per propiziare la salute della donna e dei suoi figli. Le statue, come gli altri reperti provenienti dall'area, attestano la frequentazione del santuario ininterrottamente dal VI al I secolo a.C..





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