venerdì 27 aprile 2012

il mito della sibilla Cumana


 La sibilla Cumana ( nota come Amaltea)

La Sibilla Cumana ( nota come Amaltea)





 Dopo i tanti racconti pervenuti a noi attraverso grandi scrittori sia greci, che latini, tra i quali spiccano, Omero e Virgilio, nelle loro grandi opere, come: Iliade, Odissea, ed Eneide,  necessita far chiarezza per definire chi era la “Sibilla Cumana “, un mito o una leggenda.
Si diceva nell’antichità che esistevano circa nove Sibille, credendo che ogni qual volta  che si verificasse un tragico avvenimento, era già stato predetto o vaticinato da una invasata sacerdotessa del Dio Apollo. Queste Sibille erano sparse un po’ dovunque in tutta l’area di insediamento umano,  che affacciava sul mediterraneo.  Tra le più note erano citate la Deifica, la Libica, la Samia, l’Ellespontica, la Frigia, la Persica, la Eritrea, la Tiburtina, tutte più o meno sacerdotesse  vergini consacrate ai riti sacrali al dio Apollo, che secondo gli antichi, deteneva il potere di conoscere il "Futuro" ed annunziarlo ai mortali per mezzo di queste sue predilette vestali.
La più  importante di tutte è, forse, quella  nostrana “l’italica Sibilla Cumana", originaria dell’Eritrea, nota pure come Deifobe, Erofile, Demifele o Amaltea, che visse circa 1000 anni durante 10 generazioni, per questo girovagò lungo tutta la costa mediterranea, finché non si stabilì definitivamente a Cuma in un anfratto scuro, divenendo così  la "Vergine Nera",  sacerdotessa di Apollo dove emetteva Vaticini,  su precise richieste di conoscere il futuro.
A Cuma a testimoniare la sua presenza vi è un cunicolo buio a forma piramidale, detto appunto “ l’Antro della Sibilla”, dove se interpellata  la "Vergine scura", emetteva profezie  spesso incompremsibili, che erano vergate su foglie di palma.


L'Antro della Sibilla Cumana



Il leggendario "Antro della Sibilla", fu interamente scavato nel tufo dalle popolazioni  delle prime colonie greche dei Calcidesi ed Euboiesi, con tradizioni cretesi- micenee, ed a prima vista affascina, impressiona e fa paura, per l’alone di mistero che in esso si respira.
L’intero complesso archeologico di Cuma, comprende, oltre all’Antro della Sibilla, resti del tempio d'Apollo, che era collegato ad esso attraverso un cunicolo, ed anche resti del tempio di Giove, nonché vestigia romane, come la  piazza del foro, il Capitolium, il tempio di Demetra, l’anfiteatro e resti di edifici termali risalenti a circa VIII  secolo a. C..


Cunicolo che collegava l'Antro della Sibilla con il Tempio d'Apollo





Resti del Tempio di Apollo  a Cuma





Cuma  (Parco archeologico - Tempio dedicata a Demetra)



Il Capitolium del Foro di Cuma


Arcate dei complessi termali romani di Cuma

resti del Tempio di Apollo  a Cuma




resti del Tempio di Giove a Cuma


Solo nel 1932 si arrivò ad identificare la dromos , situata nei pressi del Lago Averno , vicino Napoli ( forse il luogo più suggestivo  di tutta la zona flegrea e da questo lago Enea e Ulisse scesero negli Inferi).
Nel 1925,  A. Maiuri  credette di riconoscere erroneamente lo speco oracolare in una galleria, da lui scoperta, che attraversava il monte di Cuma (la cosiddetta Crypta romana).


il Lago d'Averno, nei pressi di Cuma
sulle sue sponde si riteneva vi fosse l'ingesso all'Ade(gl'Inferi)



la Pseudo - grotta della Sibilla sul Lavo d'Averno


 
  Il mitico “Antro”  fu scoperto, infine, lontano dal lago nella parte alta di Cuma, nei pressi del tempio del Dio Apollo, e si determinò che si trattava  realmente  della residenza, dove era vissuta Amaltea, la leggendaria Sibilla di  Cuma.

L’Antro della Sibilla di Cuma, non è altro che una grotta a forma trapezoidale, databile intorno all' IV secolo a.C. quasi un corridoio, che misura ben 131 m. , è illuminato da 6 fenditure e termina in una grande nicchia a volta, dove seduta su un arcaico trono di pietra,  la divina Amantea pronunciava le sue profezie.
Entrata attuale dell'Antrio della Sibilla Cumana


 L’ultimo ambiente dell'Antro è un vestibolo rettangolare con tre celle a croce, 
dove si vuole che la Sibilla vaticinasse i suoi oracoli.



La sala interna dell'Antro, dove la Sibilla cumana  prediceva il futuro




Tutta la zona circostante Cuma ha, un non so che di misterioso e tetra atmosfera, vuoi per i fenomeni vulcanici, che si susseguivano lì intorno, come le fumarole della solfatara, l'aria mefitica, che era impregnata nel civettuolo laghetto d'Averno, dove non passava sul suo specchio d'acqua nessun  volatile, vuoi per quel fenomeno noto, come il Bradisismo, che si assisteva in quella vulcanica terra  dei Campi Flegrei.
I più accreditati scienziati hanno precisato che le cause del Bradisismo si devono ricercare nei profondi strati sotterranei di roccia porosa.
"L'acqua che vi è intrappolata viene surriscaldato dall'attività vulcanica e genera pressioni enormi. Quando la pressione raggiunge i massimi valori, il suolo si solleva (bradisismo negativo); quando la pressione diminuisce si abbassa lentamente (bradisismo positivo). E' stato così scientificamente provato un fenomeno che per gli antichi era oggetto di culto pensando che tale fenomeno fosse causato da divinità. Tutt'oggi costatiamo gli effetti prodotti dall'attività vulcanica e' stata infatti, registrata un'ultima inversione delle oscillazioni bradisismiche nel 1840. A prova di ciò il tempio di Serapide si sta innalzando di qualche millimetro le ripercussioni di tali fenomeni si rovesciano sulla cittadina che è stata spostata verso l'entroterra di alcuni chilometri dove oggi sorge la nuova cittadina di Monteruscello. Sono stati istituiti particolari centri di ricerca dove viene esaminato attimo per attimo questo affascinante processo naturale per portare alla luce i lati ancora oscuri alla scienza "

Dopo questa breve e  doverosa digressione sulla terra che  circonda Cuma, ricca di una particolare fenomologia, ecco a raccontare della mitica leggenda che parla della Nostra Sibilla cumana, Amaltea. La sua nascita avvenne in una grotta del monte Corico, (porto turco non distante dall'attuale Silifke) e fin dalla nascita manifestò il dono della profezia, tanto che ancora adolescente si mise a vaticinare in versi. I suoi genitori , il padre Teodoro e la madre un nota ninfa,  timorosi e devoti al Dio Apollo, la consacrarono  contro la sua volontà, a Lui, facendola diventare una delle sue più celebri sacerdotesse. Una delle prime profezie che la rese subito famosa, come quella che vaticinò che sarebbe morta, uccisa da una freccia dal suo stesso Dio Apollo, a cui era stata consacrata. Visse nove generazioni di vite d'uomo, ognuna di 110 anni, quindi circa 10 secoli.
 La figura della Sibilla, pur essendone stata accertata l'esistenza in epoca storica, rimane, ancora oggi, misteriosa ed affascinante. Molto probabilmente si trattava di una donna epilettica, infatti questa malattia veniva considerata nell'antichità "morbo sacro" e coloro che ne erano affetti erano temuti e rispettati .
Il mito racconta che il Dio Apollo, invaghitosi di Lei, come dono, le offrì la possibilità di poter realizzare ogni suo desiderio. La minuta sacerdotessa accettò l’offerta e chiese di voler vivere tanti anni, quanti erano i granelli di sabbia, che poteva racchiudere nel proprio pugno della mano. La realizzazione del dono divino, infatti, si attuò, tanto che Amantea, diventò una longeva vecchina rinsecchita, che non volle più farsi vedere in pubblico, anche se nella realtà  v’erano più di una vestale, che alimentavano l’alone di mistero della longevità della  Sibilla Cumana, sostituendosi a lei spesso al suo posto nel buio Antro, ingannando così generazioni e generazioni.  
 I suoi vaticini erano incomprensibili a prima vista, perché profferiti con un linguaggio  locale, un misto greco latino del tipo Osco-Sabellico e se riportati, vergati su fogli di palma, occorreva per decifrarli una interpretazione fatta dai soli sacerdoti custodi dei templi sacri, conoscitori del credo  religioso pagano.

Il Mito della sibilla cumana, infine, come racconta la storia riportata degli storici romani,  Plinio e Marrone, fa cenno ad una vecchia profetessa, che un giorno  recatosi a Roma con nove libri oracolari, scritti di proprio pugno per offrirli  al Re Tarquinio il Superbo per farseli acquistare. Questi ritenuto troppo oneroso il prezzo richiesto, rifiutò l’offerta. La vecchia Oracolista, offesa, dopo averne distrutto tre,  rioffrì al Superbo Sovrano, richiedendo per i sei libri rimasti lo stesso prezzo. Nemmeno per i sei libri rimasti Tarquinio era propenso ad acquistarli, tanto che  la  profetessa venditrice degli oracoli, arrabbiata, ne bruciò alti tre per cui  intimò al Re di Roma, che se avesse almeno voluto gli ultimi tre libri,  con fare minaccioso  desiderava in cambio lo stesso prezzo iniziale,  come aveva richiesto per tutti i nove.  Tarquino cedette infine, convinto dai suoi sacerdoti, che erano libri importanti ritenuti sacri, scritti dalla profetessa, ma che l’erano stati dettati dallo stesso Dio Apollo, per dare istruzioni utili  per fronteggiare crisi future. Dopo averli acquistati, il sovrano li fece sistemare in un contenitore di pietra nascondendoli nei sotterranei del tempio Capitolino. Le accorte precauzioni nulla poterono, però, durante la guerra civile del ’83 a.C. e andarono distrutti. L’imperatore Augusto, ritenendoli utili al suo potere da suoi sacerdoti, inviò  ambasciatori fidati a Cuma ed ottenne una nuova  lista di un migliaio di versi profetici vergati dalla Sibilla e questa volta vennero depositati nel ricostruito "Tempio Capitolino" e servirono a sancire il suo potere divino, derivante dalla famiglia Giulia  e della sua discendenza, di cui faceva anch’egli parte.                       
La sibilla Cumana tanto era nota ai suoi contemporanei, che ebbe l’onore di essere effigiata  su alcune monete di bronzo. Sono state ritrovale alcune monete, indicate  con il nome di denari, due in particolare come vedesi nella fotosottostante:


Denari Romani con effigi della sibilla Cumana Anno 69 a.C.



 La prima moneta , specificata come soldo, pesa 3,90 gr. ed ha un diametro di 18 mm, mentre la seconda pesa 3,94 gr. ed ha un diametro di 19 mm. Sul diritto delle monete è raffigurata la testa della Sibilla, riprodotta con i capelli raccolti sulle tempie e sulla nuca, segno evidente del suo "stato di virgo". 
L'espressione del volto è serena ed è possibile intravedere un piccolo simbolo, in corrispondenza della nuca,.
Un tipico elemento sibillino, delle due monete è il ramo di alloro, che appare nel primo denaro ed  è appena visibile, mentre nella seconda è molto più evidente e rappresenta la funzione di profetessa della Sibilla. 
 Un particolare che differenzia le due monete è il cordoncino, che avvolge i capelli della profetessa, che su una, sta sulla fronte e ricade sul collo dividendosi in due nastri accompagnati da una ciocca di capelli. Sul rovescio delle monete è raffigurato il tripode, con sopra un'anfora tra due stelle, simbolo del dio Apollo, che sta ad indicare il rapporto tra la divinità e la Sibilla.
Un pittura parietale scoperta, durante gli scavi di Ercolano è quella che ritrae Apollo e la Sibilla, (conservata attualmente nel Museo Nazionale di Napoli), è dominata da atteggiamenti antitetici come quello manifestato  dall’umiltà della Sibilla rispetto alla divinità


 Raffigurazione parietale trovata negli scavi di Ercolano
Della Sibilla Cumana e del Dio Apollo 


Guardando poi le monete e la raffigurazione della pittura si notano caratteristiche comuni, delle quali la principale è l’aspetto giovanile della Sibilla Cumana. 
La data di composizione dell’opera di Ercolano, sta a rappresentare un’importante testimonianza della Sibilla nella cultura del mondo antico e della sua effettiva esistenza. Guardando attentamente, infine, il quadro  si nota la figura di Amantea separata dal dio da una colonna posta al centro, emblema questa della diversa natura, mortale della Sibilla  e divina quella  del Dio


La Sibilla Cumana è uno dei più curiosi e misteriosi personaggi raccontati in versi dalla letteratura antica e rinascimentale,  quale semimitica figura legata per lo più al  culto del Dio Apollo e dalle sue origini arcaiche legate all'antica dea madre, come si evince dal suo nome greco, la mitica Amaltea . 

La Sibilla Cumana, come lei stessa aveva profetizzato, morì uccisa toccando il pezzetto di argilla che fermava una missiva ricevuta dai suoi conterranei di Eritrea, che la invitavano a ritornare  nella sua città natia, in questo modo l’incantesimo della sua longevità fini.
 Negli ultimi tempi era divenuta piccola e rinsecchita tanto da apparire come una cicala e per questo fu rinchiusa in una gabbietta e fu appesa nel tempio di Apollo a Cuma. Visse con quelle sembianze ancora per tre secoli, dove come dice lo scrittore Petronio, era schernita dai fanciulli, che l’andavano a visitare, ed ella invocava la morte, cosa che non le era ancora concessa, tanto che Plutarco dirà di lei, che le restò solo la voce, che neanche dopo la morte smetterà di vaticinare.
E’ inquietante avventurarsi nella dimora di questa donna “ il famoso Antro della Sibilla", che le leggende narrano ancora viva, ancora nell'attesa della sua fine.



Dipinto di Michelangelo della sibilla Cumana




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