lunedì 22 luglio 2013

Un posteggiatore bizzarro e poeta degli anni recenti



Esisteva negli anni che vanno dal dopoguerra fino agli anni settanta un cantastorie d’altri tempi “ GEGE’  ‘E  GIUGLIANE”  al secolo  Eugenio Pragliola, nativo di Giugliano, che, senza saperlo, componeva e cantava “Monorimi “ ( ossia componimenti di tipo giullaresco di carattere satirico, che erano composti da versi eterometrici, con i quali si ripeteva una  medesima rima) accompagnato dalla fisarmonica, che portava sempre con sé, che, emettendo una musichetta a mo di sfottò, per dire che era sempre la stessa musica, anche se i tempi (i suonatori) cambiavano, faceva da preludio e da stacco alle varie strofe.

Non era un mendicante, non era un suonatore ambulante, che asceva p’ ‘a campata, era come diceva Lui, ( uno  che era l’elemosina che lo cercava) e  a chi gli chiedeva  del suo saper suonare la fisarmonica,  sorridendo rispondeva ,( io non la suono , la straviso)
Spesso veniva richiesta una sua esibizione a qualche matrimonio o per allietare festicciole private, ricevendo un piccolo compenso ed una magnata.  Questo era il suo lavoro, il suo impiego e non se ne doleva, perché tutto sommato era contento, aveva un suo pubblico che lo appezzava, lo amava e lo definiva “ Eugè! Si ‘nu buchè ‘e  cunfiette! – Si ‘na cascia ‘e brillante “..
 Ma come erano questi Monorimi di Eugenio ‘e Giugliano, vi domanderete sono andati perduti, no grazie ad un esimio giornalista( Roberto De Simone ) che li ha riportati in un articolo giornalistico eccoli a ripropoverli. Sieti pronti, eccoveli.

Un Posteggiatore, sui generis, che uscì dal circuito tradizionale di trattorie e ristoranti, ed a questo genere si rifaceva per tramandare la canzone la poesia napoletana ai contemporanei ed  ai posteri con arguta ed amara consapevolezza accompagnato dal suo emblematico strumento, un piccola fisarmonica che suonava e che accompagnava  con ritmo le sue filastrocche improvvisate con versi quasi sempre ironici.
Questo era, "Eugenio cu' 'e lente", o meglio Gegè 'e Giugliane"detto anche " Cucciariello "; al secolo  Eugenio Pragliola di Giugliano,.(Eugenio Pragliola (nato a Rio 1907 da emigranti giuglianesi, morto a Giugliano prov. di Napoli il 1989): posteggiatore (oggi si direbbe "artista di strada").

Negli anni del dopoguerra fino agli anni settanta 
;  ‘Nu Pustiggiatore speciale, bizzarro ; o meglio un cantastorie d’altri tempi fu “GEGE’ ‘E GIUGLIANE” al secolo Eugenio Pragliola, nativo di Giugliano, che, senza saperlo, componeva e cantava “Monorimi “ (ossia componimenti di tipo giullaresco di carattere satirico, che erano composti da versi eterometrici
 con i quali era ripetetuta una medesima rima,) che accompagnava con il ritmo della fisarmonica, che portava sempre con sé, che, emettendo una musichetta a mo' di sfottò, (per dire che era sempre la stessa musica), anche se i tempi (i suonatori) cambiavano, faceva da preludio e da stacco alle varie strofe.
Viveva del ricavato abbastanza copioso della questua, che faceva dopo la sua esibizione con il cappello, che il pubblico gli donava senza esitazione per il ringraziamento per i momenti, di distrazione e d’ilarità, ricevuti.
Il suo pubblico era fatto per lo più di lavoratori, studenti, massaie, gente, che dalla periferia dell’entroterra dei Comuni limitrofi a Napoli ogni giorno si recava in città o da essa se ne ritornava, prendendo posto su un tram, su un pulman o sul tram provinciale (‘o Vapuncielle) che collegava Napoli (piazzale antistante la Pretura a Porta Capuana) con Melito, Giugliano, Mugnano, Marano, Villaricca.
A prima vista ed al primo sentore le sue filastrocche 
('e gliuommere) potevano sembrare quasi tutte uguale ma, poi, ci si accorgeva che non era così, perché Eugenie era un’artista, sapeva fare la rima con tutto ciò, che vedeva o che gli capitava all’improvviso davanti, nonché sapeva fare della satira con rima degli ultimissimi avvenimenti politici o spettacolari.
Fortunatamente sono stato un suo esterrefatto ascoltatore o meglio un suo fans, tanto che ricordo con tanto amore quei versi, che mi sono rimasti impressi nella mente e, che quando mi è capitato per quel che ricordavo, li ho ripetuti ad amici per fargli omaggio come ad un gran mattatore o meglio ad un Aedo della sua epoca e forse della mia gioventù.
 

1 commento:

  1. EUGENIO CU' E LENT....COSI' IMPROVVISAVA MENTRE IL PULMAN DELLA TPN PARTIVA DA VIA BELLINI PER PROSEGUIRE VERSO MARANO-CALVIZZANO E GIUGLIANO:.....quann saglieno e sturiente io nunn accocchio o riest 'e niente!
    crape...zimpari e crapetti...io facci tutt' una bulletta;..s'accettano sord m'picc, spicc e pure mezzun e siccarett!!

    (io che viaggiavo in tale pulman per studiare a Napoli c'è l'ho davati agli occhi ad Eugenio cu è Lente, e quando saliva era una vera emozione ed un piacere ascoltare le sue rime improvvisate al momento e mai ripetitive! Per la cronace va detto che è stato lo scrittore di Trapenarella.
    AA

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