venerdì 1 agosto 2014

le sacre reliquie di Cristo

Le sacre reliquie della Passione di  Gesù Cristo.


Le reliquie più ricercate erano indubbiamente quelle relative alla Passione ed alla Crocifissione di Gesù Cristo, intorno alle quali fiorirono numerose leggende, tra cui quella, molto diffusa, secondo la quale S. Elena , madre dell’imperatore Costantino il Grande , recatasi a Gerusalemme nel 323 d.C., rinvenne, nascoste in un anfratto roccioso nei pressi della città, la croce di Gesù e quelle di Disma e Gesta, i due ladroni che vennero crocifissi assieme al Figlio di Dio sul Golgota. 
 La reliquia venne successivamente collocata in Santa Croce di Gerusalemme, ove è attualmente custodita ed è possibile ammirarla. Nel corso dei secoli, tuttavia, il numero delle reliquie della crocifissione aumentò progressivamente e quantunque Gesù si fosse immolato su una sola croce ed i chiodi con cui gli trafissero i polsi ed i piedi fossero stati tre o al massimo quattro, già nel XII secolo, in Europa, esposte nelle varie chiese e cattedrali, era possibile ammirare una decina di croci e non meno di ventisette chiodi!!

 I principali reperti archeologici che sono giunte fino a noi, riguardano le famosissime reliquie della passione di Gesù Cristo di Nazareth e se ne possono annoverare tantissimi, ma quelli che si ritengono i più veriteri ed originali sono:

" la 1^ Reliquia"
   La sacra Sindone

 
La Sacra Sindone di Torino









La Sindone di Torino, nota anche come Sacra o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino., e si ritiene, quello usato per avvolgerne il corpo di Gesù dopo la crocifissione nel sepolcro.



Il termine "sindone" deriva dal greco σινδών (sindon), che indicava un ampio tessuto, come un lenzuolo, e ove specificato poteva essere di lino di buona qualità o tessuto d'India.



Anticamente "sindone" era legato al culto dei morti o alla loro sepoltura, ma oggi il termine è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù.
 Le esposizioni pubbliche della Sindone sono chiamate Ostensioni (dal latino ostendere, "mostrare").
La Sindone arrivò a Chambery  che la porto dal Medioriente il cavaliere della contea di Savoia, Goffredo di Charny , nel 1353 dopo varie vicissitudini Margherita di Charny, figlia di Goffredo II, , verso il 1515 venuta in possesso del lenzuolo sacro lo vendette . nel 1535 al Ducato di Savoia nella persona del duca Carlo III .Dopo diciotto anni la Sindone lasciò Chambéry ed esattamente nel 1560 Emanuele Filiberto, successore di Carlo III, dopo aver trasferito la capitale del ducato da Chambéry a Torino decide di portarvi anche la Sindone.
Un’ipotesi dopo la verifica certificata  con la tecnica radiometrica del Carbonio 14 eseguita nel 1988  si diffuse che fosse una copia fatta  da Leonardo da Vinci. 
Infatti il maestro toscano amasse comparire, nelle proprie opere, celato sotto forme diverse, ed in questo caso la somiglianza fra il volto di Leonardo e quella dell’uomo della sindone sarebbe troppo forte per non pensare che sia stato lui stesso, per la prima volta



"2 Reliquia  " 
la lancia di Longino

la lancia di Longino
la lancia di Longino




 La lancia conosciuta come Heilige Lance (Lancia Sacra) non è altro che la lancia di Longino ed esposta nella Weltliche Schatzkammer (la Stanza del Tesoro) del palazzo dell’Hofburg a Vienna. La lancia sarebbe giunta nelle mani di Maurizio, comandante di un distaccamento dell’esercito romano noto come la Legione Tebana. fatto uccidere dall’imperatore Diocleziano, perché difese i cristiani, per cui è nota pure come la lancia di san Maurizio.

. La Lancia di Longino passò a Costanzo Cloro e quindi a Costantino il Grande, il quale,  la brandì in occasione della celebre battaglia di Ponte Milvio, durante la quale, nel 312 d.C., sbaragliò le truppe di Massenzio (278 c. – 312) riportando una schiacciante vittoria

Nel medioevo,  in verità, numerose furono le reliquie identificate con la lancia di Longino.

Gli imperatori del Sacro Romano Impero, ad esempio, da Ottone I in poi, avevano fra le proprie insegne la cosiddetta Sacra Lancia (o Lancia del Destino), e presto arrivarono ad identificarla con quella. Nella punta di questa Lancia sacra fu incorporato un chiodo di ferro che sarebbe uno di quelli usati per crocifiggere Gesù.
Ancora oggi essa è custodita a Vienna.
Un’altra reliquia della punta della lancia di Longino raccolta dal re di Francia san Luigi fu conservata con altre reliquie attribuite a Gesù, come la corona di spine ed un frammento della Vera Croce, nella Sainte-Chapelle di Parigi fino alla Rivoluzione francese, quando furono disperse dai rivoluzionari. .
 La Lancia di Longino (Heilige Lance), in seguito, passò da Carlo Magno (742 – Aquisgrana 814) agli imperatori Sassoni, tra cui Ottone I il Grande (912 – Memleben 973), agli Hohenstaufen, nella persona di Federico Barbarossa (1115 c. – 1190) ed infine agli Asburgo, che la collocarono nella Stanza del Tesoro del palazzo dell’Hofburg a Vienna. 
Una volta posta all’Hofburg, venne aperta una fenditura nella lama della lancia, all’interno della quale venne introdotto un chiodo ritenuto essere uno di quelli impiegati per crocifiggere Gesù. Nel 1909 Adolf Hitler (Braunau, Alta Austria, 1889 – Berlino 1945), allora ventenne, si recò in visita al palazzo dell’Hofburg per ammirare il tesoro degli Asburgo, esposto nella Stanza del Tesoro. L’attenzione del futuro dittatore venne attirata dalla Lancia di Longino e ne rimase talmente affascinato, quasi stregato, che sostò a lungo di fronte alla teca di cristallo che la custodiva.
La scritta incisa sulla lancia di Longino è: “ lancea et clavus domini” ( lancia e chiodo del Signore) fu fatta imprimere dal Re , Carlo IV, imperatore germanico del sacro impero romano della casa di Lussemburgo ed il papa dell’epoca, Innocenzo VI,   ne certificò l’autenticità e ne decretò  la venerazione come
 “ la Lancia della Passione”.



"3 Reliquia  "
 IL Santo Graal

 
 

Il sacro Graal


La coppa reliquia è nota come  Il Graal  o Santo Graal

Il termine graal designa in francese antico una coppa o un piatto e probabilmente deriva dal latino medievale gradalis, con il significato di "piatto", o dal greco κρατήρ (kratr "vaso").

 In particolare secondo la tradizione medievale il sacro Graal è la coppa con la quale Gesù celebrò l'Ultima Cena e nella quale Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione. Proprio per aver raccolto il sangue di Gesù, tale oggetto sarebbe dotato di misteriosi poteri mistico-magici.

Gli antichi racconti sul Graal sarebbero stati imperniati sulla figura di Percival e  Secondo una recente interpretazione, il sacro Graal deriverebbe da "sang real", ovvero il sangue della discendenza di Gesù, sposato con Maria Maddalena. La Maddalena, assieme ad altre donne citate nei vangeli, dopo la crocifissione sarebbe fuggita dalla Palestina su una barca per approdare in Provenza assieme al figlio avuto da Gesù.

Da questo pargolo illustre  deriverebbe la stirpe dei Franchi, che non sarebbero stati altro che i discendenti della tribù ebraica di Beniamino nella diaspora.

I primi re dei Franchi, i Merovingi, per la loro facoltà di guarire gli infermi con il solo tocco delle mani, come il Gesù dei vangeli,  avrebbero avuto l'appellativo di re taumaturghi, ovvero guaritori,.

Tanti furono i calici che si identificano  come quello conservato da giuseppe d’arimatea, ma tra quelli sopravvissuti fino ad oggi e creduti essere il Graal, uno si trova a Genova, nella cattedrale di san Lorenzo. E’ una  coppa esagonale ed è conosciuta come il sacro catino.

Un secondo Graal, secondo una versione di una cronaca spagnola  è

Il santo Cáliz della Cattedrale di Valencia.

Questo calice identificato con il Graal è il santo cáliz, una coppa di agata conservata nella cattedrale di Valencia. Essa è posta su un supporto medievale e la base è formata da una coppa rovesciata di calcedonio. Sopra vi è incisa un'iscrizione araba. Il primo riferimento certo al calice spagnolo è del 1399, quando fu dato dal monastero di San Juan de la Peña al re Martino I di Aragona in cambio di una coppa d'oro. Secondo la leggenda il calice di Valencia sarebbe stato portato a Roma da San Pietro.



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