lunedì 8 dicembre 2008

Storia di Chiaiano - 13^ Punt/ 'a Scola




Capitolo diciottesimo


La Scuola Pubblica negli anni 50 fino ai nostri giorni


Dopo le vicissitudini della guerra, erano anni terribili per chi, come quelli della mia gerazione, desideravano andare a scuola.
Non v’era un vero e proprio edificio scolastico, erano adibite ad aule scolastiche, in quegli anni del dopoguerra, stanze ed appartamenti, reperite nell< Chiaiano di allora, in case sfitte della proprietà Marotta,

Corso Chiaiano  (ex Corso Umberto I )                    ^


sul lato sinistro  c'è Il palazzo Marotta (ora restaurato)
sul lato destro dopo il palazzo di" Di Marino" c'è il Viale Marotta








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che erano ubicate alcune nel palazzo all’ex Corso Umberto I° (ora Corso Chiaiano) e nell’omonimo viale nel palazzo al primo pianosrmpre di proprietà Marotta, che dava su Via Arco di Polvica, visto che le poche aule, che esistevano al piano terra del Municipio, non bastavano alla grande platea di fanciulli, nati in ossequio all’incentivazione alla natalità, che era stata oggetto di premiazione alle famiglie numerose, (voluta dal governo fascista, - il cosiddetto premio di natalità) che erano divenuti ragazzi e s’apprestavano ad iniziare la conoscenza del sapere. Stiamo parlando della sola Scuola Elementare, perché di quella Media, dei Licei ed Istituti Superiori nemmeno a parlarne, in qual caso, chi volesse continuare gli studi superiori, significava dover raggiungere il centro Città.
Per volere dei parroci delle due chiese principali, (la Parrocchia di San Nicola di Bari a Polvica e


 
Parrocchia di S. Nicola di Bari a Polvica-Chiaiano







C
Chiesa  di  S.Giovanni Battista  a Chiaiano






 di San Giovanni Battista nel Borgo propriamente detto Chiaiano) dietro lauto compenso derivante dal Piano Marshall – l’ERP, i parroci locali, misero a disposizione della scuola dell’istruzione primaria, alcuni locali dell’annesse sale delle congreghe e gli spazi adiacenti degli oratori ed in quei locali si teneva lezione con insegnanti non di ruolo, che utilizzavano il solo metodo convincente, quello delle punizioni corporali, senza alcun supporto didattico.
Sono uno, di quei fanciulli alunni, che iniziava il suo primo approccio all’apprendimento scolastico. Ricordo, come fosse ieri l’altro, la prima maestra, la Signorina Flora Facchini, era una giovanissima bionda diplomata dell’Istituto Magistrale, che iniziava la sua esperienza d’insegnante. Feci in quei locali improvvisati la Primina, perché, essendo nato nel mese di luglio, non compivo l’età giusta (sei anni compiti) per essere iscritto a frequentare la Prima Elementare Ufficiale. Fui, perciò, iscritto l’anno successivo subito alla Seconda, sottoponendomi però, al mio primo esame di ammissione con una commissione. L’esaminatore fu il professore Ammirati (un ex fascista), che odiava gli americani e gli aiuti, che ricevevamo, della ricostruzione degli stessi. Per mancanza di aule per assicurare un minimo d’istruzione alla mia generazione, l’orario di lezione era ridottissimo, appena due ore al giorno.
In quelle poche stanze, reperite ed adattate ad aule, si facevano almeno tre turni giornalieri d’istruzione (dalle 8,00 alle 10,00, dalle 11,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 16,00).


 
 
foto della III Elem. 1950/51 (con il Prof. Ammirati) nelle aule nel viale Marotta




foto IV elem , (nello spazio delle aule nel pal . Marotta al 1 piano)
 
 
Dalla Seconda alla terza classe imparai ben poco, data la scarsezza del maestro, Ammirati, come ho gia detto un fascista despota. Non conosceva per nulla la pedagogia, tanto che mi costrinse un giorno a lasciare l’aula e quasi quasi ad odiare la scuola ed a farmene fuggire dall’aula a casa, prima, però, lanciandogli contro una scarpa per il comportamento dispettoso ed irritante, che ebbe nei miei confronti. L’episodio fu emblematico, perché tradì il mio amor proprio ed il mio onore, in quando essendo tenutario della fiducia dei miei colleghi alunni, che mi avevano affidato la conservazione delle loro figurine dei calciatori (‘e litrattielle) e concessomi la possibilità per loro conto di comprarne e venderne per poi dividere il relativo guadagno in soldi ricavati. Colto in flagranza , mentre effettuavo lo scambio, ed il commercio delle figurine ricavandone il relativo incasso, il maledetto (maestro) mi sequestrò la cartella di cartone pressato, dove tenevo quell’insolito patrimonio e con atteggiamento punitorio e deridendomi lanciò in aria tutto il contenuto di figurine, facendole disperdere per tutta la classe (fece un grande ciuciù). La mia pressione sanguigna salì alle stelle, come suol dirsi, e mi fece accendere d’ira per la cocente delusione fino a farmi commettere quell’insulsa reazione (perché mi sentìì tradito) e gli lanciai, così, contro una mia scarpa.
L’indomani non volevo più andare a scuola, in ogni modo, accompagnato da mia madre, fui portato lo stesso, che m'indusse a chiedere scusa al maestro, il quale, bontà sua, mi perdonò e ripresi lo svolgimento dell’anno scolastico regolarmente. L’anno successivo, però, (d’accordo con mia sorella maggiore, che nel frattempo era diventata anch’ella insegnante), cambiai sezione e maestro finendo le classi, quarta e quinta elementare, con un altro docente il bravissimo Prof. Vittorio Landini.
Il direttore didattico, all’epoca, era il Professor Cavaccini, si vedeva raramente, era un omaccione e le sue occasionali visite in classe incutevano ansia e paura, mentre la Segretaria di tutto il complesso scolastico era una certa Signorina Del Giacco, una zitellaccia acida tutta truccata, pareva una megera e per motivi di denutrizione ci propinava a giorni alterni, o un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo, che era amaro e disgustoso, o uno di uno sciroppo ricostituente, di sapore dolciastro. Il Maestro elementare, che ricordo con sommo affetto e che riuscì ad insegnarmi veramente qualcosa, fu Il Professore, (cosi veniva chiamato allora da noi ragazzi), il maestro, Vittorio Landini, che spesso ci spiegava le cose utilizzando il dialetto e così mi traghettò fino alla Licenza elementare con un ottimo profitto e farmi approdare alla Prima Media, dopo che ebbi altresì superato brillantemente il propedeutico esame d’ammissione alla Scuola Media Statale "Santa Maria di Costantinopoli", ubicata nei pressi del Museo Nazionale vicino all’omonima Chiesa.




Sono ricordi indelebili, come la penna, (un astuccio di legna), dove si innestava il pennino, che era di due tipi : a cavallotto, color argento, con una punta sottile per scrivere in bella copia ed il pennino semplice, ramato, per scrivere in brutta copia; di solito il pennino a cavallotto costava 5 lire, mentre quello semplice costava 2 lire.





Pennino a cavallotto


In seguito con il pennino  semplice quello con la punta schiacciata, (detto perry 515, l’ho ritrovato poi, alle scuole superiori, quando ho imparato la calligrafia e lo utilizzavo per fare la scrittura in grassetto).






Che dire del calamaio con l’inchiostro marroncino, fatto con l’anellina (tintura che era usata per lucidare le scarpe), e la carta assorbente (per asciugare l’inchiostro, quando si scriveva, in modo da non macchiare il quaderno.
 Un ricordo particolare era il portapenne, una cassettina, di colore marroncino lunga e stretta, dove si conservavano le penne ed  pennini, era quindi un astuccio a forma di un parallelepipedo rettangolare coricato con l’apertura della parte superiore a coulisse).






 


Astuccio di penna per inestare il pennino
 a cavallotto o  semplice schiacciato














astuccio
Astuccio portapenne utilizzato negli anni !950/1951


 (un astuccio a forma di parallelepipedo rettangolare coricato con l’apertura della parte superiore a coulisse).








Come si fa a scordarsi,poi del il grembiule ('o mantesino) di color nero per non sporcarsi e che aveva il compito di renderci tutti uguali, come un’uniforme, variava solo il colore del fiocco, secondo la classe che si frequentava. Generalmente  il grembiule era nero con il fiocco azzurro. .Le classi non erano miste come accade oggi, ma i maschi andavano in una classe e le femmine in un’altra. Nelle classi elementari c’era l’abitudine, da parte dei maestri, di nominare il capoclasse, il quale aveva la responsabilità di stare attento alla pulizia dell’aula, doveva mettere in fila i compagni in ordine di altezza quando si usciva o quando si andava in bagno.


Dimenticavo il grambiule era obbligatorio, ma ognuno,  doveva provvedere a farselo, per cui le famiglie più povere vi ottemperavano, quando potevano, utilizzando grembiuli vari, dei fratelli o sorelle più grandi, o di conoscenti, che non li utilizzavano più, o li facevano confezionare con stoffe raffazzonate alla meglio, che facevano notare immediatamente la differenza del ceto familiare d’appartenenza (altro che uniformità).
Si notavano grembiuli che erano stati ricavati con i tessuti adoperati per fare le sottane, sottili come la seta o con stoffe telate ruvide scadentissime, ma tutti inconfondibilmente erano di colore nero.
Altro che uguaglianza, anche il grembiule era una discriminazione, ed indicava di quale ceto facevi parte (se figlio di possidente, di commerciante, di contadino, di impiegato, di artigiano, di semplice operaio o di una famiglia, che usava il cosiddetto libretto dei poveri per mangiare.
Per aversi un edificio scolastico, che può definirsi tale, Chiaiano dovette attendere fino al 1958, in seguito all’attuazione della Legge Speciale per Napoli n. 297 del 1953, Promossa dalla Cassa del Mezzogiorno che fu il finanziatore principale di quest’importanti opere pubbliche, come le Scuole Elementari “ Giovanni XXIII a Chiaiano 

Scuola elementare di Chiaiano " Giovanni XXIII " del 1958


e l’edificio scolastico nel borgo di Nazareth, mentre per avere la scuola Media statale unificata, dopo l’abolizione della famigerata scuola d’avviamento bisogna attendere 1971 con l’apertura della Scuola Media Statale “Aliotta “ di Via Tiglio. Fino a tutti gli anni cinquanta e sessanta frequentare gli studi "Media" ti dovevi sottoporre a prendere ogni mattina il tram o l’autobus per raggiungere la scuola, che era ubicata al centro città.
Si ebbe perfino nel 1975 per concessione di un proprietario di appartamenti sfitti di via XX settembre la possibilità di frequentare il Liceo Scientifico, utilizzando alcuni vani, che diventarono aule distaccate di Liceo scientifico Statale dei Colli Aminei. Desidero ricordare infine che nel 1974 furono emanati i cosiddetti,
"Decreti Delegati” per disciplinare meglio l’ordinamento scolastico pubblico, sembrò che tutti i mali della scuola fossero terminati e che si attuasse con una ventata democratica, la partecipazione alla vita scolastica di genitori ed alunni, così il compimento del dettato costituzionale ”la scuola uguale e gratuita per tutti”. Ahimé! Fu solo un’illusione, specie in quelle scuole dove sussistevano direttori, presidi con fare dittatoriale, proveniente dalla concezione “sono io il capo dell’istituto, dio me lo ha dato il comando, guai a chi me lo tocca”. Nei primi anni da parte, sia dei direttori sia dei docenti, fu esercitato un ostracismo senza termini, né paragoni, tanto che dovettero scendere i partiti politici in campo per far regolamentare le varie componenti dei vari consigli a tutti i livelli.
Per la cronaca, Chiaiano ha avuto sempre il suo asilo infantile pubblico, anche se negli anni dal 1950 al 1960, era solo funzione di parcheggio e trattenimento di bambini, ed era svolta in stanze d'appartamenti privati, requisiti dal comune pagandone un remunerativo compenso ai proprietari in vari punti del quartiere. Questo servizio è stato sempre svolto privatamente ed egregiamente a pagamento anche dalle suore nei conventi di Polvica “ al Poggio Finamore” e del Sacro Cuore a Piazza Margherita di Chiaiano. Si ricorda l’asilo


Via chiesa - angolo via napoli   


  Comunale situato in un appartamento al primo piano in via Chiesa angolo via napoli negli anni '50  fino agli anni '60 e trasferiti, poi negli anni '70    
uno nel palazzo al 1° piano al Corso Chiaiano n. 6 e un altro per i più piccini nella Villa Taliercio al corso Chiaiano difronte alla scuola Giovanni XXIII.

 Una battaglia, la scuola, per i ragazzi e per le loro famiglie, che pare non abbia fine.
Dopo il terremoto del 1980 e per interessamento della Giunta del Sindaco Valenzi e con gli stanziamenti del Ministro della Pubblica Istruzione, Onorevole Falcucci, fu varato il piano scolastico pubblico per Chiaiano, e cosi fu edificato durante gli anni del fine novecento, l’edificio scolastico elementare a via Giovanni Antonio Campano, l’asilo infantile a Via Spinelli e nel “2000”, lasciato, perché ormai divenuto non più funzionale, e decentrato rispetto al territorio, (l’edificio scolastico “Giovanni XXIII del Corso Chiaiano” passato al Comune ed adibito ad uffici comunali demografici) il nuovissimo complesso scolastico, ubicato nell’area delle case popolari della Via Toscanella, nota come la “25/80.
L’istruzione a Chiaiano è stato sempre un dramma, io che l’ho vissuto da alunno, da genitore, da cittadino sensibile ai problemi del quartiere, ho la sensazione, che sia come quel romanzo, che non ha un finale. Speriamo solo che non si torni al passato, quando l’istruzione era un privilegio solo per chi se lo poteva permettere e solo di chi era stato fortunato, nascendo in una famiglia agiata e nobile.



Continuerà con nuovi capitoli appena possibile
E’ gradito un commento d’incoraggiamento a proseguire.

1 commento:

  1. utente anonimo6 febbraio 2009 06:18

    potevi aggiungere che la "nocca", il fiocco che chiudeva il "colletto bianco" indicava la classe frequentata:
    rosa, celeste, rosso, verde e tricolore, ordinatamente per la 1°, 2°.3°,4° e quinta

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