venerdì 26 dicembre 2008

Storia di Chiaiano - 15^ Punt/ la selva-il Tesoro di Chiaiano




Capitolo Ventesimo



I tesori della Selva di CHIAIANO


 i funghi – la legna – le castagne




Entrata della selva di Chiaiano




Perché distruggere il tesoro dei suoi prodotti tipici, che rappresenta l’immenso naturale dono, “ i funghi, le castagne, le tante erbe medicinali” che si possono trovare e raccogliere nel sottobosco della Selva di Chiaiano, dove annualmente nelle sue lussureggianti colline si sviluppano spontaneamente durante tutte le stagioni dell’anno?

E’ una domanda, che, chi non conosce Chiaiano, non sa o gli fa comodo non rispondere.

 E’ forse solo uno sprovveduto, chi potrà dire è colpa della civiltà dei consumi, è il progresso con tutte le sue implicazioni: adducendo giustificazioni, perché costretti da eventi non più procrastinabili, come l’emergenza rifiuti e per questo l’unica soluzione praticabile, era requisire il terreno della Selva per farlo diventare un immondizaio.

Discarica di Chiaiano aperta  il 7/2/2009





 Distruggere questo patrimonio naturale è da criminali, ma è mia convinzione sempre più, che la natura non perdona, farà sì che questi scellerati pagheranno il loro misfatto, implorando inutilmente comprensione.

Eppure tante generazioni hanno potuto godere i benefici, provenienti dal fogliame sempre verde dei castagneti durante le stagioni estive fino all’autunno inoltrato, facendo lunghe passeggiate ossigenandosi ed ammirando la bellezza della natura, che, senza chiedere nulla, ogni anno si rinnova e dona i suoi migliori prodotti, quali : (i funghi, le castagne, la legna, frutti varipinti di bosco ed alcune erbe medicinali).

 
Porcino della Selva di Chiaiano



Alcuni funghi bianchi  (detti fungecchie, 'e peperinie)

Ovulo della selva  (amanita cesarea) detto 'o ruocele


porcino buono / detto Cerefoglie)






Manelle 'e Gesù (clavaria rosa)


I tassi (porcino che diventava bluastro)  (boletus lurido)






Iniziamo dai Funghi, come dalle nostre parti vengono meglio definiti e detti "‘e funge, ‘e fungetielle, e fungecchie, ‘e peperinie, ‘e ruocele, ‘e cerefoglie, ‘e tasse, ma i più interessanti e quelli più ricercati sono " 'e Capenire " come implorati nella filastrocca :

Madonna de’ Gesine, fammee truvà ‘nu capenire, Madonna de’ Janneste fammene truvà na bella ceste, tu ca si tante putente, famme contente, m’abbasta pure sule ‘na ‘nzerta

Grazie madunnella mia

 (la traduzione in italiano è “ Madonna della Masseria delle Cesinelle, fammi trovare un porcino, Madonna delle Ginestre fammene trovare un intero cesto, tu che sei tanto potente, accontentami, mi basta anche se me ne fai trovare uno soltanto, che infilzerò in un inserto di felce, Grazie madonnina mia.

Con questo canto ci s’inoltrava e ci s’inoltra tuttora anche se il tabernacolo della madonnina, che s’ammirava nello spiazzo sopra il ponte che portava alla Masseria delle Cesinelle, è stato derubato anche delle mattonelle, che raffiguravano l’immagine della Madonna ed è rimasto attualmente solo un monumento di pietra, che indica il posto dove si trovava.

Famigliole intere s’inoltravano per il passato nella Selva di Chiaiano, per trascorrere una giornata all’aria aperta, era una vacanza necessaria per ritemprarsi in qualsiasi periodo dell’anno, tranne quello invernale, perché l’intera boscaglia diventava una sorta di fiumiciattoli, che invadevano le straducole e le mulattiere, mentre in autunno ci si cimentava a raccogliere castagne, cadute dagli alberi nei loro scrigni acuminati, (i cardi),

'o cardo ( pagnocchia spinosa che racchiude le castagne)

   e violette profumatissime, di cui se ne facevano dei bei mazzetti di ciclamini odorosissimi, detti pure “spaccatiane”.

 

Ciclamini  ('e spaccatiane) della selva di Chiaiano

 


 


 

 La gioia più grande dell’intera escursione nel bosco rimaneva sempre quella di portarsi a casa i deliziosi doni della selva, i gustosissimi funghi porcini e dulcis in fundis anche gli ovuli. (‘e ruocele).

 
porcino detto pure capenire

 
ovuli ( ' e ruocele) amanita cesarea

 I funghi nostrani, per lo più i porcini, s’incominciano ad intravedere, quando fanno capolino tra i raggi di un tiepido sole autunnale sotto le latifoglie largamente presenti nel territorio della Selva di Chiaiano. E’ uno spettacolo sublime vedere la nascita di un prelibato porcino (‘o capenire), che appartiene alla commestibile famiglia dei funghi boleti, il cui nome scientifico ed altisonante è “Boletus aereus”.









           ‘0 CAPINIRE





Questo tipo di porcino è definito addirittura reale, per il suo cappello vellutato scuro, che somiglia ad una regale veste, poi con la sua carne bianca e soda profuma inconfondibile il sottobosco dell’intera selva. E’ un fungo di specialità termofila, perché ama svilupparsi su terreni caldi ed asciutti e per questa particolare vocazione si distingue dagli altri suoi simili, rendendone una specie eccelsa.

Si consuma fresco per preparare pietanze a base di questi prelibati funghi e sono utilizzati principalmente per condire primi o come un ricco contorno per i secondi a base di carne, od essiccato e conservato sott’olio o sott’aceto per conservarlo più a lungo e per gustarne il sapore durante tutto l’anno.

scuola nel pomeriggio, così me ne beai con i compagni della Un ricordo indelebile di una raccolta avvenuta, per puro caso capitatomi, di due magnifici esemplari di funghi porcini di dimensione enormi con l’amico compagno di scuola Ciruzzo Montesano di Polvica, era il 31 ottobre del 1953, giacché correndo su e giù per le scarpate della selva nei pressi della Cava dei Briganti, (meglio conosciuta come ‘o Monte de’ Brigante).sentiero non eccessivamente battuto dai cercatori di funghi nostrani, inciampai in una ceppa di porcini del tutto inusuali, vecchiotti, ma pieni di carne bianca con un grande cappello scuro, che quasi si confondeva con l’abbondante fogliame, sparso sull’asciutto terreno boschivo. Riuscii a farmi preparare con questa ceppa di porcini, una volta giunto a casa, un’abbondante merenda, perché me li feci friggere con cipolle ben consumate in abbondante olio d’oliva e li consumai con due fette di pane fresco. A quell’epoca, si andava a classe per il mio fiuto di cercatore di funghi, in quella memorabile avventura nei sentieri della Selva di Chiaiano.

Che dire degli altri funghi tutti per lo più commestibili, anche se non di prelibata qualità, come le fungecchie, dette anche ‘e peperinie, quelle, con gambo e cappella, bianche, nome scientifico agarici e russulelle (le russole) e manelle ‘e Gesù Criste (spugnole bianche o rosastre).

Agarico  bianco ( detta fungecchia  o peperinia)


Russula ermetica, ( 'a russulella)





Clavaria bianca ( 'e manelle 'e Gesù Criste)





Nei giorni antecedenti le festività natalizie, si andava nella selva a raccogliere erbe particolari, come le felci dette ‘a restina ed ‘a ruscata, pianticelle con foglioni sempre verdi e con fiorescenze a palline di colore rosso, nonché ‘o pellicce, muschio fresco di colore verde scuro per rappresentare viottoli e selciati per adornare il presepe nel simulare i luoghi, dove nacque Gesù

 
Felci di bosco ( 'a restina)


 
Felci di bosco ( 'a restina)



Erba pungitopo ( a ruscata)



 
Muschio per presepe ( 'o pellicce)





Il tesoro più concreto era la legna che si ricavava dal taglio degli alberi di castagno più vecchi, che erano utilizzati per fare travi, travetti, botti, tini, travicelle come ‘e chiancarelle, in italiano dette panconcelli  (chiancarelle) piú o meno sottili assi trasversali di legno di castagno, assi che poste di traverso sulle travi portanti facevano da supporto ai solai e alle pavimentazione delle stanze.

 
Tronchi di alberi per fare Chiancarelle


  
con il taglio degli alberi più giovani “ ‘e vaccelle” ridotti a sfoglie, si costruivano un’infinità di contenitori (cesti, panari, sporte, sportoni, connole, terzaroli, fescene)

fasciame di castagno per fare cesti

 
ceste varie con fasciame di castagno (le vaccelle)




 con i rami secchi, che s’intrecciavano al fine di fare degli inserti da ardere, le note fascine per alimentare il fuoco nel forno. 

Fascine di castagno della selva di Chiaiano



 

Altri prodotti che si potevano ricavare nel sottobosco della Selva erano, le Erbe e Radici per preparare medicinali, Cipolline selvatiche, Fragole. More.

salvia  (erba curativa della Selva di Chiaiano)





Erba cipollina della selva di Chiaiano


Fragole  di bosco della selva di Chiaiano)

 


Mora di bosco della selva di Chiaiano






  Continuerà con nuovi capitoli appena sarà possibile
E’ gradito un commento d’incoraggiamento a proseguire

4 commenti:

  1. Lungo excursus, interessante per chi non conosce i luoghi, a sostenere una causa che vi vede protagonisti da mesi ormai, a salvaguardia e tutela del territorio. Continua, entrambe le iniziative...
    Un caro saluto.

    Carmen

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  2. sei stata molto cara, e mi incoraggi con le tue belle parole a continuare.
    grazie grazie di cuore, possa essere l'anno nuovo pe te prodigo di tante tantissime soddisfazioni. a presto
    sasà

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  3. utente anonimo4 gennaio 2009 12:53

    Ah si questo mi è piaciuto,la prossima volta leggerò quando mi capita con più attenzione gli altri intreventi,ma ho solo dato 1 occhiata ai primi 20 righi di ogn'uno.Tutto quello che abbiamo in qst regione,ma quello che abbiamo noi napoletani dovrebbe esserci d'aiuto,ma...il bello in questi testi è la passione che ci metti e il tempo che dedichi ed è questo forse che arriva molto a chi li legge,almeno è arrivato a me!Zio io vado,continua a scrivere!

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  4. che bella passeggiata nella selva ,e quanti ricordi,papà ci portava a tutti e quattro figli e ci insegnava come e dove trovare e fung,che bello ,grazie di cuore,ciao- Maria schiattarella

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